Punti di vista africani sull’elezione di Obama

Copiamo e incolliamo un commento che ci ha colpito molto. E’ stato pubblicato sul sito southafricanproject.org/blog col titolo “looking beyond our borders”, “guardando oltre i nostri confini”.

on possiamo più permetterci di restare indifferenti a ciò che succede oltre i nostri confini.

Le parole del presidente Obama hanno colpito tutta la nazione oggi. Ci siamo ritrovati al punto in cui il nostro “fallimento collettivo” nel prendere decisioni in piena coscienza ci ha portati all’attuale clima nel nostro paese. Non solo la nostra economia è crollata, ma il sistema sociale non può più sostenere i cittadini della nazione più potente e tecnologicamente avanzata.

Se c’è una cosa che quedta globalizzazione mi ha insegnato è che siamo tutti legati gli agli altri nella nostra umanità. Internet e le piattaforme digitali chiamate social media ci permettono di restare uniti. Quanto gli aerei si sono schiantati sulle Torri gemelle l’undici settembre 2001, il mondo si è unito nella tristezza. Quando la borsa di New York è crollata, la caduta è stata sentita da tutto il mondo. E oggi mentre inauguriamo il primo presidente Afro Americano, altre nazioni si uniscono a noi con gioia e orgoglio nei loro cuori.

E’ giunto il momento di guardare oltre i nostri confini, a migliaia di miglia di distanza, a un piccolo villaggio del Sudafrica e di sentire il dolore di un orfano che ha appena perso entrambi i genitori a causa dell’AIDS. Non ci possiamo più permettere di restare indifferenti davanti alle nostre sorelle brutalmente stuprate e picchiate con violenza inaudita da persone amate. Non possiamo restare in silenzio di fronte all’ombra di disperazione collettiva che porta un uomo a violentare un bambino per non essere più colpito dall’HIV.

Se non siamo compassionevoli con altri, se non difendiamo il diritto all’educazione e non difendiamo la libertà e la giustizia per tutti, saremo sempre minacciati da una paura maggiore. Il mondo è piccolo e molti non riconoscono i confini di una nazione. Ma se guardiamo oltre i nostri limiti e porgiamo una mano a qualcuno che ne ha bisogno, forse possiamo lasciare un’impronta.

Sia che si tratti della guerra a Gaza vecchia di 2000 anni, dei Talebani in Afghanistan o dei villaggi in Africa, ci dobbiamo occupare di una causa che vada al di là dei nostri confini. Il prezzo dell’ignoranza è troppo alto, un prezzo che le generazioni future dovranno pagare.

 

Fonte: southafricanproject.org/blog

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