FANGA: la forza di convincimento dell’Africa urbana

Negli ultimi dieci anni il collettivo ‘Fanga’ non ha mai smesso di perfezionare la propria miscela di afrobeat, jazz e funk suonando una musica che è essenzialmente spirituale.

Fanga in Dioula significa ‘Forza di convincimento‘ e l’impegno del gruppo è emblematico già dal nome. Alleanza di personalità complementari ed energie cosmopolite, Fanga prese forma nel 1998.

Di ritorno dall’Africa, Serge Amiano riportò un paio di vinili di artisti come Fela, CS Crew e CK Mann e li fece ascoltare al rapper burkinabe Korbo. Essendo un produttore hip-hop, Amiano assunse naturalmente il ruolo di direttore artistico del gruppo sin dall’inizio.

La scoperta di questa musica urbana africana degli anni ‘70 formò rapidamente la base di una passione condivisa. Fanga realizza le sue prime sei tracce nel 2001 con una sezione ritmica minimale.

Solo quando si uniranno al gruppo anche il bassista Rajaneesh Dwivedi e il batterista Samuel Devauchelle, arriverà il debutto sulla lunga distanza, “Afrokalyptik” del 2003.

L’album seguente “Natural Juice” (qui sotto in video) esce nel 2007, accolto con calore e successo da critica e pubblico.

Grazie al disco, Fanga ricevono grandi attenzioni da un’icona come Gilles Peterson, ma anche dalla prestigiosa rivista newyorkese Wax Poetics. Dopo aver suonato con Antibalas, Seun Kuti e Kokolo, sviluppano solidi rapporti all’interno della comunità internazionale afrobeat. In studio, il percorso del gruppo incrocia quello di Tony Allen e del compianto Segun Demisa, entrambi pilastri degli Afrika 70 di Fela Kuti, così come quello del rapper iconoclasta Mike Ladd.

È a quel punto che Fanga porta il suo progetto live anche sui palchi d’Inghilterra, Olanda, Spagna e Italia.

Nonostante sia saldamente radicato in alcune tradizioni musicali nigeriane e ghanesi (quelle dell’afrobeat e l’highlife ‘70) lo stile Fanga è comunque sempre a suo agio nell’ambito delle contaminazioni, come dimostrano i campioni hip-hop, l’uso dell’elettronica, e la scelta multilinguistica del cantato, che utilizza indifferentemente dioula, inglese e francese.

La solida sezione fiati e le tastiere analogiche rappresentano senz’altro il tratto distintivo del gruppo, ma sempre in un contesto retro-nuevo dove il cantante Korbo non esita ad abbracciare le proprie radici mandinghe.

Un flusso mistico privo di argini, Fanga trasuda al contempo spiritualità e forza. È come un pugno di ferro, nel solco della più fiera e organica musica nera. Melodiosi e ipnotici, i pezzi del gruppo non solo tendono verso un groove da stato di trance, ma risultano seducenti anche per la mente.

Pur evitando la verbosa retorica rivoluzionaria e la pretesa di offrire risposte ai problemi del mondo, il vocalist Korbo pone seri temi di riflessione, come il diritto alla diversità, o la necessità di coltivare un’armonia profonda fra l’uomo e la natura. Egli denuncia le ingiustizie sociali derivanti dalle strutture piramidali dell’economia globale, ormai votate solo a logiche di profitto e sfruttamento fuori controllo.

Sospinto dall’energia della cultura hip-hop, il gruppo coltiva in egual misura anche alcuni valori che ancora oggi si trovano solo in Africa: una sorta di candore e istintivo senso del ritmo che davvero li rendono un’esperienza musicale unica.

Questa necessità di confrontarsi in maniera creativa con le emozioni, ha governato la loro crescita musicale dall’inizio del cammino. Passionale e appassionata, la loro musica contiene premesse irresistibili.

Fanga tuttavia assume una dimensione compiuta soprattutto sul palco. Chi ha avuto la possibilità di vedere il gruppo dal vivo del resto, non può che essere d’accordo.

Sotto la direzione artistica di Serge Amiano, Fanga ha registrato il suo terzo album nella primavera del 2009 a Montpellier, intitolato “Sira Ba” (The Long Road). All’interno di nove pezzi, il collettivo rivolge uno sguardo al passato con gli occhi del presente e del futuro. Il cantante giamaicano Winston McAnuff infonde un accento reggae in I Go On Without You, mentre la Togo All Stars Orchestra risplende come mille fuochi in Dounya, uno dei pezzi più forti e gioiosi dell’album, in risonanza agli echi afro-funk portati in dote da Moussa Doumbia e Ballaké Amadou.

Alternando estenuanti climax lirici, fiati esplosivi, riff micidiali e gangi melodici, “Sira Ba” mette in bella mostra un congegno potentissimo, che riflette una complicità musicale senza compromessi e un flusso impressionante di energia. Il lavoro di chitarra Julien Raulet dialoga perfettamente con le tastiere di David Rekkab e le percussioni di Eric Durand. Il baritono di Martial Reverdy corrobora ulteriormente l’energia che trasuda dai Fanga che, anche grazie alla forza militante delle liriche, ci riporta direttamente alla gloriosa età dell’oro afrobeat, unitamente alle influenze della grande musica nera.

Una volta caduti sotto l’incantesimo di questa ‘Forza di convincimento’, non vi resta che ballare.

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