APPELLO: diritti degli immigrati, rinnovo rapido dei permessi di soggiorno

Convinti della sua validità pubblichiamo quest’appello pubblicato su Facebook per i diritti degli immigrati, già firmato tra gli altri da Jean-Léonard Touadi e Rossana Rossanda.

Questi i punti fondamentali:

  • Chiediamo al governo e al ministro Maroni di rispettare il termine di venti giorni fissato nel decreto legislativo n. 286/1998 (Testo unico dell’immigrazione come modificato e integrato dalla Legge Bossi-Fini n. 189/2002) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati;
  • Stigmatizziamo che, oggi, siano necessari dai sette ai quindici mesi e che la procedura preveda che l’immigrato, nell’attesa, disponga solo di un cedolino che non ha le caratteristiche per essere riconosciuto come documento sostitutivo del permesso di soggiorno; 
  • Segnaliamo che il possesso di quel cedolino è motivo di abusi contro gli immigrati che si vedono ridotti, di fatto, i pur limitati diritti di cui godono in Italia; 
  • Sollecitiamo affinché venga modificata la procedura e l’immigrato possa disporre del permesso di soggiorno, durante il periodo del rinnovo, mediante un timbro che lo convalidi oltre la scadenza legale e sino alla sostituzione con il documento nuovo; 
  • Invitiamo al più celere smaltimento dell’arretrato di circa un milione pratiche attualmente nelle mani dello Stato.

Questo APPELLO è stato sostenuto, in particolare, da Oliviero Beha, Rossana Rossanda, Maura Cossutta, Jean Leonard Touadì, Pino Di Maula, Massimo Orsini, Furio Colombo, Antonio Padellaro, Massimo Bordin, Concita De Gregorio, Cesare Buquicchio, Dino Greco, Gian Antonio Stella e le testate Terra, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano, L’Unità, Radio Radicale, Liberazione.

APPELLO.

Diventando membro del presente gruppo su Facebook sottoscrivo la mia adesione personale all’appello in difesa dei diritti degli immigrati, in particolare per il rinnovo rapido dei permessi di soggiorno.

Anche dopo decenni di permanenza in Italia si finisce clandestini. La legge Bossi-Fini prevede venti giorni… e invece lo Stato impiega dai 7 ai 15 mesi. E’ lo Stato che non rispetta la sua legge trasformando gli immigrati in clandestini di cui diffidano tanto i datori di lavoro che i proprietari di case da affittare. Nell’attesa, inoltre, non si può lasciare l’Italia. Di fatto avviene una sospensione della vita quotidiana e dei diritti.

Nessun segnale, da parte del Governo, del ministro Maroni o di altre istituzioni per risolvere la grave illegalità nel mancato rispetto del termine di venti giorni, previsto espressamente dalla Legge Bossi-Fini, per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati ai quali un documento così determinante per la serenità della loro permanenza sul suolo italiano viene dato tra i sette e i quindici mesi, mentre dagli stessi immigrati si esige uno scrupoloso rispetto delle leggi.

Confermo la mia adesione personale all’appello, promosso con lo sciopero della fame iniziato il 13 dicembre da Gaoussou Ouattarà, membro della Giunta dei Radicali italiani con altri 300 immigrati e proseguito da Shukri Said dal 1° gennaio sino al giorno 20, al termine del suo ricovero in clinica avvenuto il precedente 16 gennaio, e ancora attualmente proseguito, con adesione sino a 503 immigrati tra cui Kurosh Danesh, dirigente nazionale della Cgil e Piero Soldini, responsabile immigrazione Cgil e che continua fino ad oggi con le adesioni di numerosi immigrati e cittadini italiani.

Lo sciopero della fame rischia di cadere nell’oblio, nonostante l’appassionato impegno civile di alcune testate indipendenti italiane e generosi esponenti della società civile, dell’informazione e della cultura. Le nuove, ulteriori adesioni allo sciopero della fame manifestano l’attualità del problema senza che nessuno voglia farsene carico. Si tratta di una contraddizione che nuoce all’Italia sul piano dell’immagine internazionale, della giustizia e dei diritti civili.

Per concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo problema di legalità, preghiamo tutti voi di aderire alla sottoscrizione della petizione promossa da Shukri Said e dall’associazione Migrare.

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