Obama: la realizzazione del sogno di M.L. King?

L’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d’America ha sollevato nel mondo una sconfinata speranza e una grande emozione. L’arrivo di un nero alla Casa Bianca è l’omaggio più significativo che si potrebbe fare a Martin Luther King.

Quarant’anni fa, il leader del movimento per i diritti civili aveva fatto un discorso ai piedi del monumento ad Abramo Lincoln. Si tratta del suo discorso più famoso: “I have a dream”(ho un sogno). Un discorso nel quale rivendicava una società più umana, più fraterna, in cui il colore della pelle non sia un fattore discriminante: “Io sogno che i miei quattro figli vivranno un giorno in un paese dove non li si giudicherà per il colore della loro pelle, ma per il loro carattere”.

La sera dell’elezione di Barack Obama, quel sogno si è in parte realizzato. Notevole è stato il riunirsi gioioso di milioni di americani bianchi, neri, latini, ricchi e poveri al Grant Park di Chicago.

Avete probabilmente notato l’emozione di Jesse Jackson, stretto collaboratore del Rev. Luther King, che era con lui al Lorraine Motel il giorno prima del suo assassinio.

Jesse Jackson è apparso come un simbolo vivente per il movimento dei diritti civili. Ha condotto con successo l’operazione “paniere à disposizione” che consisteva nel facilitare l’impiego delle persone più povere di Chicago presso i commercianti bianchi. Risultato: 900 nuovi posti di lavoro sono stati assegnati ai neri.

In un’intervista sul magazine francese Paris Match, Jesse Jackson ha detto che gli sarebbe piaciuto vedere Martin Luther King assistere a questo storico risultato elettorale. Lo stesso King che poco prima di essere assassinato, in un discorso che a tanti è apparso profetico, ha detto: “sono salito sulla cima della montagna e ho visto la terra promessa. Forse non ci arriverò. Ma noi come popolo ci arriveremo”.

Questa sera mi fermo nella vostra città dopo una serie di conferenze che ho avuto il privilegio di condurre
in diverse città della Francia. Ho cercato di evidenziare la continuità tra l’azione del predicatore nero di Atlanta e l’impegno politico di Barack Obama. E’ doveroso constatare che gli Stati Uniti d’America hanno dato al mondo una lezione di democrazia, di tolleranza e di apertura. Il nuovo presidente degli Stati Uniti è il simbolo della  nuova America. E’ il trionfo e la continuità del sogno americano.

Nel primo discorso da presidente eletto, ha fatto riferimento all’esempio di questa donna, Ann Nixon Cooper, di 106 anni, che ha sentito il pastore di Atlanta dire: yes we can (sì noi possiamo).

Il 4 novembre 2008 gli americani hanno scritto una bella pagina della loro storia.

Tutto il mondo ha manifestato segni di giubilo all’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali statunitensi.

Abbiamo visto immagini commoventi di bianchi e neri che si abbracciavano e si davano la mano. Abbiamo assistito alla realizzazione del sogno dell’agosto 1963: “Sogno che un giorno, sulle rosse colline della Georgia, i figli degli ex schiavi e i figli degli ex proprietari di schiavi si possano sedere insieme alla tavola della fratellanza”.

Robert Kennedy, che aveva trovato le parole giuste per annunciare l’assassinio di Martin Luter King, aveva anche fatto la promessa che entro quarant’anni un nero sarebbe stato eletto presidente degli Usa. E’ possibile quindi misurare il cammino storico percorso fin qui.

Queste osservazioni mi portano a parlarvi più specificatamente di Martin Luther King.

Grazie
Mamadou Vieux Diop (BG)

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