Migranti nel Sinai, ultime notizie

Migranti subsahariani nel Sinai.

Negli ultimi mesi il Gruppo EveryOne ha ricevuto notizia di numerose operazioni effettuate dalle autorità egiziane nei confronti dei trafficanti, operazioni che hanno condotto a molti arresti e a una riduzione del traffico di esseri umani, tanto che oggi si ha conoscenza di piccoli gruppi di prigionieri eritrei, etiopi, sudanesi e di altre nazioni subsaharinae ancora nella mani dei predoni.

Non si hanno più segnalazioni, invece, dei grossi contingenti che venivano rilevati nel passato, specie prima della rivoluzione che ha portato alla caduta del regime di Mubarak, ognuno dei quali comprendeva anche 250/300 individui.

Le autorità di al-Arish, dove ha sede il governatorato del nord del Sinai, confermano di aver potenziato le forze di sicurezza addette a combattere il traffico di migranti e la difesa delle stazioni di polizia e delle carceri, dove in passato bande di trafficanti sono riuscite spesso a liberare i loro complici tratti in arresto attraverso veri e propri raid, approfittando di una superiorità di armamenti e mezzi di trasporto, superiorità che attualmente sembra ridimensionata.

Resta il problema dei “boss” del traffico di esseri umani, organi, armi, droga, che – contando su potenti coperture – si muovono indisturbati fra il Sinai egiziano e i Territori. I loro nomi sono ormai noti alle autorità egiziane e internazionali: Abu Khaled, Abu Ahmed, Abu Hitler, la famiglia Sawarka, Aba Abdellah (trafficante palestinese conosciuto con questo titolo onorifico, che significa “Servo di Allah per l’umanità), Yesuf Bahlul.

Il Gruppo EveryOne ha documentato il collegamento fra questi trafficanti, il fondamentalismo jihadistico e il terrorismo arabo e ha chiesto più volte all’Autorità Palestinese e al movimento Hamas – sollecitando alla stessa azione anche le Nazioni Unite, l’Unione europea e gli altri stati del Medio Oriente – di perseguire i responsabili della tratta dei migranti. Numerosi gruppi di profughi subsahariani sono stati liberati nelle ultime settimane dai predoni.

Fra questi, il gruppo di eritrei, etiopi e sudanesi riscattati grazie a un network internazionale la cui azione nel Sinai è stata promossa proprio da EveryOne. Scene successive a questa straordinaria azione di liberazione, che mostrano l’accoglienza dei migranti in Israele, sono state testimoniate e riprese dal presidente di Radio Azzurra Antonio Di Rosario.

96 profughi sono stati fermati ieri dalle forze di sicurezza israeliane vicino ad Eilat, dopo che avevano vagato per 4 giorni nel sud del Sinai, senza cadere per fortuna nelle mani dei trafficanti. Ha dato la notizia il sindaco di Eilat, Meir Yitzhak Halevy, il quale ha riassunto i dati delle migrazioni in questo 2011: “Finora 2600 migranti, in gran parte subsahariani, sono riusciti a raggiungere Israele, inclusi i 500 che hanno attraversato il confine in questo mese di maggio”.

Ricordiamo che lo stato ebraico ha iniziato la costruzione di una barriera lunga 250 chilometri, al confine con l’Egitto, per arginare i flussi.

Il Gruppo EveryOne, in rete con alcune ong locali, ha espresso al governo di Israele grande preoccupazione riguardo a tale progetto, chiedendo che si studi e metta in atto contemporaneamente un sistema di accoglienza aperto a coloro che fuggono da persecuzioni e cercano asilo.

Contemporaneamente Israele ha approvato il progetto per la costruzione di un campo di accoglienza temporanea destinato ai migranti illegali senza diritto all’asilo politico né alla protezione internazionale. Abbiamo chiesto, anche riguardo a questo progetto, che sia consentito alle ong e all’Alto Commissario Onu per i Rifugiati da avere sempre la possibilità di incontrare i migranti per verificare i loro diritti.

 

Fonte: comunicato Gruppo EveryOne

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