Lavoro nero, e se lo si facesse diventare bianco?

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La Guardia di Finanza di Arzignano (Vicenza) ha individuato 14 lavoratori irregolari dopo un controllo delle fabbriche e di altri luoghi di lavoro. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano ‘nella Citta’.

Secondo il giornale, i lavoratori irregolari originari dell’India, dei quali quattro erano illegali in Italia, lavoravano dalle 10 alle 12 ore al giorno per 4 euro l’ora. Secondo la legge provinciale del lavoro, questa è una violazione e il proprietario della fabbrica dovrà risponderne.

Il punto di vista dei poveri immigrati, tuttavia, dev’essere ancora raccontato.

Con circa 4 milioni di stranieri, in un paese dominato da una popolazione che sta invecchiando velocemente, non sorprende il fatto che alcuni siano seriamente preoccupati per il proprio futuro.

Nel bel mezzo della crisi finanziaria mondiale, anche se l’Italia non è il paese più colpito, come ha confermato recentemente un’analisi economica pubblicata sul sito web della BBC, alcuni politici vogliono far credere alla gente che il vero problema sono gli immigrati.

Coloro che sono autorizzati a vivere in Italia sono oberati dalla burocrazia mentre quelli senza documenti vengono descritti continuamente con aggettivi terribili, come se fossero meno umani.

Una settimana fa nell’isola di Lampedusa, alcuni agenti della sicurezza hanno scambiato un italiano per uno dei numerosi immigrati e lo hanno picchiato dentro una cabina telefonica.

Un migrante africano, al quale ho raccontato la notizia, ha reagito chiedendo: “Ma perché gli agenti dovrebbero iniziare a picchiare una persona ancor prima di accertare la sua identità? Non è strano?”

Con lo sguardo nel vuoto, ha continuato: “E’ molto triste che l’Italia non abbia ancora esplorato le ampie risorse costituite dall’immigrazione. Avrebbe dovuto capire che l’atteggiamento ostile di alcuni politici non incoraggia gli immigrati a dare un contributo forte in questa società. Gli immigrati non possono essere messi sulla difensiva, devono servire per migliorare questo paese. Con una buona conoscenza e un pò d’incoraggiamento da parte dello Stato, alcuni migranti potrebbero anche ricevere soldi da qualche parte e investirli in quest’economia. Si potrebbe anche chiedere perché il governo italiano non permette alle decine di migliaia di immigrati clandestini in Italia di contribuire positivamente alla società italiana? Il fatto che sono immigrati clandestini non significa che siano spazzatura.

Dopo tutto, nessuno è mai nato illegale, anche se a volte qui è successo!”

Può sembrare superfluo, ma questa è proprio una cosa che ha molte ripercussioni nella politica di ogni paese, a seconda di ciò che uno stato vuole davvero ottenere a lungo termine.

Come dice Fortuna, uno studente congolese dell’Università degli Studi di Verona: “Niente è più giusto del fatto che un bambino possa nascere libero e possa essere liberamente accolto nella società in cui è nato. Il diritto della cittadinanza per nascita dovrebbe essere considerato come il diritto di ogni bambino”.

Una donna italiana, che ha chiesto di restare anonima, mi ha detto: “Il rifiuto dello stato italiano di concedere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati qui è una grande perdita. Lo Stato spende un sacco di risorse nella formazione dei bambini e probabilmente non ci sarà un ritorno in servizi quando questi cresceranno”.

Come’è possibile? “A mano a mano che le leggi per limitare l’immigrazione diventeranno troppo restrittive, molti migranti scapperanno dall’Italia e i loro figli andranno via con loro. Poiché l’Italia non conta questi bambini come i propri, costoro naturalmente non avranno nessun motivo per tornare e contribuire all’economia che li ha cresciuti. Tuttavia anche quelli che non ritorneranno, avranno l’obbligo di combattere per gli interessi dell’Italia perché ne fanno parte”.

Forse ha ragione, dopo tutto, le persone tendono a migliorare un sistema quando sentono di farne parte. In un modo o nell’altro, siamo toccati dall’immigrazione. Perciò è nostra responsabilità migliorare il sistema.

 

Ewanfoh Obehi Peter

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