Kenya referendum: risultati provvisori – si 67%, no 33%

Meno di dodici ore dopo la chiusura dei seggi elettorali mercoledì 4 agosto, giorno del referendum costituzionale in Kenya, i risultati provvisori mostravano che la maggior parte dei kenioti aveva deciso di accettare la nuova carta costituzionale.

I risultati dell’Interim Independent Electoral Commission (IIEC) mostrano una vittoria dei SI con 4.141.521 voti (67 percento) sui NO che hanno raccolto 2.054.946 (33 percento).

Con una maggioranza di due milioni di voti, e in attesa dei risultati di due seggi noti per essere roccaforti dei sostenitori del SI, sembra che neanche un miracolo potrebbe far vincere il referendum ai contrari a questa costituzione del Kenya. Al contrario, all’avvicinarsi dell’alba, molti avevano l’impressione che i SI avrebbero potuto raggiungere quota 70%.

La legge impone che, affinché la nuova costituzione entri in vigore, siano necessari più della metà dei voti favorevoli.

La campagna per il SI, guidata dal presidente Kibaki, 79 anni, e dal primo ministro Raila Odinga, 65 anni, ha avuto un avvio disorganizzato anche se nei sondaggi sono stati visti  sempre in testa.

Il gruppo del NO, guidato da diverse chiese, e da alcuni ministri dissidenti, tra cui il ministro per l’educazione superiore William Ruto, e dall’ex presidente Daniel arap Moi, 86 anni, sembrava in buona forma.

(…) Nonostante tutti gli articoli controversi, la nuova carta è stata riempita di tanti articoli troppo attraenti per essere rigettata. Innanzitutto il suo bill of rights è il più ambizioso di tutta l’Africa. Riduce tantissimo i poteri del presidente, amplia i controlli del parlamento sull’esecutivo, e fornisce una doppia cittadinanza.

In un paese in cui quasi ogni famiglia della classe media ha un figlio o una figlia che vive o lavora all’estero, soprattutto in occidente, difficilmente si sarebbe potuto negare la bontà di quel comma.

Per Kibaki, la vittoria gli permette di rinvigorire il suo curriculum di riformista e di lasciare un’eredità di un certo valore quando andrà in pensione nel 2012. La carriera politica del presidente è stata offuscata durante le elezioni del 2007 che, secondo molte persone, ha vinto grazie a brogli. La lotta sui risultati elettorali ha provocato le più gravi violenze politiche che il Kenya abbia conosciuto sin dalla sua indipendenza dalla Gran Bretagna ottenuta nel 1964.

1.133 persone sono morte a causa degli scontri mentre 650.000 sono i dispersi.

Il Kenya ha fatto un passo indietro dal baratro solo dopo l’intervento dell’allora segretario-generale dell’ONU, Kofi Annan, che ha promosso un negoziato per un governo equamente condiviso, 50-50, tra Kibaki e il suo principale rivale, Raila Odinga, che oggi è primo ministro del governo di coalizione formato a seguito di quelle elezioni.

Per Odinga, il successo dei SI, che ha guidato da solo prima che si unisse anche Kibaki, è una rampa di lancio per le sue speranze presidenziali nel 2012.

I voti giunti dalle sue regioni, Nyanza e Western, sono stati molto favorevoli, pesando rispettivamente il 92 e l’80 percento.

Grandi nomi, tanti soldi e la macchina dello stato hanno sostenuto la campagna del SI ma sono stati anche graziati dal fatto che un nome di alto profilo come Moi ha sostenuto i contrari alla costituzione. Moi è largamente impopolare e i kenioti lo trattano come il vecchio zio pazzo confinato nella sua soffitta. Lo lasciano stare così com’è fin tanto che non interviene troppo nell’arena politica.

Al culmine delle campagne dei favorevoli e dei contrari, ha avuto uno scontro verbale con un insolitamente animoso Kibaki. Quel momento sembra che abbia convinto gli indecisi a sostenere il SI. Gli analisti politici hanno notato che ogni volta che Moi ha aperto bocca per criticare la proposta di nuova costituzione, riusciva a raccogliere 1000 voti per il SI.

Per il Kenya, il SI è in qualche modo una forma di redenzione nazionale. Nel 2002, il Kenya è stato il primo paese in cui un’opposizione ha battuto il partito di governo democraticamente attraverso il voto.

Tuttavia l’euforia iniziale è scomparsa dal momento in cui il gruppo dell’opposizione si è frantumato a causa della stessa corruzione che ha portato tanto discredito al regime di Moi. Le violenze post-elettorali del dicembre 2007 hanno avvolto il Kenya, la più importante economia dell’Africa orientale, in una nube di disperazione e d’incertezza.

Con questo referendum, il comitato elettorale ha organizzato le consultazioni più efficienti e trasparenti dell’Africa. Inoltre, al contrario della volta precedente in cui dormiva durante le ore di lavoro, questa volta i servizi di sicurezza non hanno lasciato niente al caso.

Le forze di sicurezza sono state dispiegate in grandi numeri nella regione della Rift Valley, dove si sono svolte la maggior parte delle violenze durante le scorse elezioni.

Fonte: Nation.co.ke

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