Intervista a Keba, cittadino del Senegal a Rosarno

“I cittadini di Rosarno devono provarlo concretamente dopo essersi alzati per dire di non essere razzisti”. Lo ha detto Kema intervistato da Africanews al termine del dibattito seguito alla presentazione del film “Il sangue verde” di Andrea Segre, lo scorso 2 ottobre al liceo “Piria”.

Mi chiamo Kema, vengo dal Senegal.

Hai detto che bisogna ritornare a Rosarno. Perché?

Sì dico che a Rosarno c’è sempre da lavorare perché c’è un lavoro intensivo che si fa per quattro mesi. Dopo questi quattro mesi c’è comunque da lavorare. Quindi ce n’è per quasi tutto l’anno. C’è da coltivare la terra, mettere i teli per le olive, fare i canali d’irrigazione sotto le piante. Quindi è un lavoro costante.

Qui c’è stata una rivolta. Chi ha ragione, chi ha sbagliato. Il problema non è più a questo livello. Razzismo o no dobbiamo superare questa discussione. Adesso dobbiamo andare avanti. Come fare? Bisogna dimenticare, bisogna voltare pagina e aiutare gli immigrati a inserirsi nel tessuto economico e anche sociale per coloro che hanno il permesso di soggiorno e che abitano in città e poi migliorare i servizi civili e sanitari. Già abbiamo “Medici senza frontiere” ma sono necessari servizi civili e sanitari che diano dei consigli agli africani che abitano in città, che dicano cosa fare e cosa non fare onde evitare ulteriori problemi. Questo è il mio punto di vista. Attualmente quelli che non abitano in città sono quelli che non hanno il permesso di soggiorno oppure sono a metà percorso e hanno un permesso di sei mesi, 1 anno. Bisogna aiutare queste persone a integrarsi perché abitare nella campagna è molto difficile. C’è molta umidità e poi cercano sempre legna per riscaldarsi e trovare l’acqua è difficile. Mangiano raramente e non hanno il tempo di riposarsi. Ci sono molti problemi.

Ho passato un anno qui. Ho fatto esperienza. So come funziona e so che c’è lavoro qui. Non solo a Rosarno. La periferia di Rosarno è molto grande.

Chiedo anche ai giovani d’impegnarsi nell’amministrazione perché è al livello dei giovani che ci sono dei problemi.

Ah ok. Che tipo di problemi?

No è che quando c’era qualcuno che causava un problema la gente diceva che quella persona doveva risolverlo. Erano loro che si battevano per strada con gli africani. Quindi spetta anche a loro fare la loro parte e ai genitori di parlare con i giovani.

Qual’è il tuo punto di vista su questa giornata, questo film e questo dibattito di oggi?

E’ una discussione che ha portato i suoi frutti. Gli argomenti sono veri, sono falsi. Non m’interessa e non darò il mio punto di vista su questo. Tuttavia i cittadini di Rosarno si sono alzati per gridare che non è vero. Lo devono provare concretamente che non è vero. E quelli che hanno fatto il film devono aprire un ufficio qui per dimostrare che loro si sono sbagliati e che i rosarnesi hanno ragione. Molti cittadini collaboreranno per meglio integrare gli immigrati e cancellare l’immagine negativa di cui abbiamo parlato qui oggi.

Spiegami quest’idea di ufficio.

Quando il giornalista ha fatto un film su una città e gli abitanti di questa città hanno detto che la pellicola racconta il falso, che è un attentato all’onore e alla dignità degli abitanti di questa città. Il film è fatto. Il mondo l’ha visto. Bisognerebbe che i giornalisti facciano un altro film ma sulla base della realtà e dei progressi che i cittadini di Rosarno faranno sull’immigrazione sotto tutti i punti di vista: igienico, d’inquadramento lavorativo e tutte le condizioni necessarie.

Così un giorno si potrà dire che è successo qualcosa negli anni passati ma ora Rosarno è il faro dell’accoglienza e dell’ospitalità. Ecco che cosa volevo dire. Non bisognerebbe aspettare un problema a Napoli o a Roma per fare un film. E’ necessario che aprano un ufficio qui con un rappresentante locale che potrà informarli in qualsiasi momento.

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