Eritrei in Libia: ancora pericoli

Riprendiamo dal blog di Daniele Barbieri, giornalista e scrittore.

“Tripoli ha già riaperto le carceri-lager per migranti e profughi” è il titolo de “L’unità” di oggi. La mossa liberale di Gheddafi era una bufala, come molti temevano: “Alcuni tra gli eritrei scarcerati sono ancora là, a Sebah (…) tra 90 giorni saranno di nuivo clandestini. L’appello: l’Italia li accolga” scrive il quotidiano.

Questo appello – da appoggiare, rilanciare – arriva da don Mussie Zerai, il sacerdote eritreo responsabile dell’associazione Habeshia che si occupa dei migranti africani in Italia. “Chiediamo un programma di reinserimento dei rifugiati e dei bisognosi di protezione internazionale in Europa (…) Torniamo a chiedere all’Italia di fare il primo passo offrendo a queste persone un’accoglienza nel suo territorio, almeno a quelle cui è stato negato l’ingresso in Italia (…) 250 persone riconsegnate dai militari italiani a quelli libici (…) Il Mediterraneo è già un cimitero a cielo aperto per centinaia di migranti, ricordiamo quanto accaduto un ano fa quando 73 eritrei morirono nell’indifferenza totale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (…) Aprite una porta. Chi è disperato, chi fugge da persecuzioni, guerre, catastrofi naturali possa entrare e trovare rifugio”.

Così il sacerdote e “L’unità” aggiunge che “fa suo questo appello”.

Facciamolo girare, raccogliamo adesioni, chiediamo che l’Italia segua l’esempio di Lula, il presidente del Brasile, che nei giorni scorsi ha offerto ospitalità a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana che è stata condannata alla morte per lapidazione in quanto colpevole di adulterio.

Il tentativo di nascondere questa vicenda non è riuscito anche se l’avvocato della donna (Mohammad Mostafai) è stato arrestato e, dopo il rilascio, a fine luglio è fuggito dall’Iran ottenendo asilo politico in Svezia.

Contro le persecuzioni in Iran qualcosa – con fatica e in maniera insufficiente – si sta muovendo in Europa. Ma anche gli eritrei in Libia rischiano la morte o la riduzione in schiavitù: su di loro invece sta di nuovo calando il silenzio.

Almeno quelli che avevano cercato asilo politico in Italia e sono stati illegalmente respinti devono essere ospitati. Se le pressioni su Italia e Libia continuano e crescono diventa possibile farcela: non lasciamo nulla di intentato.

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