Colalife: usare CocaCola per medicine in Africa

Usare le casse di bottiglie Coca Cola per distribuire le medicine e i beni necessari in molti stati africani. E’ questa l’idea che sta dietro Colalife.org.

L’intervista a Simon Berry di Colalife.org è di Jonathan Marks.

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Il problema di fondo è che, in molti paesi, il 20% dei neonati muore prima di arrivare all’età di 5 anni. Ovviamente questa non è una notizia. E’ qualcosa che si sa da un paio di decenni. E’ un’informazione che non cambia e mentre tutto ciò continua a verificarsi, chiunque può trovare una CocaCola ovunque vada. Qualsiasi persona che abbia viaggiato l’avrà notato. Così abbiamo cercato di unire le due cose e abbiamo cercato di portare CocaCola ad aprire i  canali di distribuzione in modo da rendere possibile l’accesso ai prodotti di utilità sociale, come li chiamiamo noi. Possono essere pillole anti-malaria, zanzariere o anche materiale illustrativo che spieghi come usare questi prodotti.

Come avviene tutto ciò?

Abbiamo creato un contenitore, un triangolo, ma alcuni lo chiamano “Aid-pod”, che riempie lo spazio vuoto tra i colli di bottiglia. Tutto ciò che chiediamo a CocaCola è di permettere l’inserimento di questi contenitori che verranno poi riempiti dai centri sanitari locali. Che cosa andrà dentro gli “Aid-pod” verrà deciso dagli esperti e dalle persone che hanno questo compito a livello locale. Un altro aspetto simpatico è che  in questo modo il prodotto CocaCola viene associato con prodotti di utilità sociale che possiamo definire salvavita. Un altro aspetto importante degli “Aid-pod” è che sono duplicabili. CocaCola si è impegnata a fare delle prove con gli “Aid-pod”. Se questi test avranno successo, il passo successivo sarà tutta una serie di procedure che potranno essere copiate in tutto il mondo. Così ovviamente lo stesso modello non si applicherà solo a CocaCola ma anche ad altri prodotti e ad altre società. Altre compagnie potranno prendere esempio e applicare il modello alle loro reti distributive.

Che cosa è cambiato dal punto di vista tecnologico?

20 anni fa stavo lavorando nel nord dello Zambia e lì potevo comprare una CocaCola ovunque andassi mentre intorno a me milioni di bambini stavano morendo. A quel tempo lavoravo col telex. Tu probabilmente non sai neanche di cosa sto parlando. Era il periodo pre-internet, pre-email. Lì non c’era neanche il telefono. Così questa era rimasta soltanto un’idea che avevo fatto circolare con un po’ di passaparola ma nulla di più.  L’anno scorso, dopo il “call for action” di Gordon Brown, ho pensato “wow, adesso ho un blog, tutta la tecnologia delle reti sociali, posso chiedere alle persone di mettere alla prova un’idea, di riunirle intorno a questa soluzione per migliorarla, di riunirle per fare pressione su una multinazionale come CocaCola che non ascolterebbe un Simon Berry qualunque o chiunque altro.

Quindi adesso c’è un gruppo di fans?

Sì adesso ci sono circa 8600 fans sulla nostra pagina Facebook. Sono tutti potenziali consumatori di CocaCola. Tutto ciò ha fatto la differenza tra non fare nessun passo avanti e il fare tantissimi progressi.

In che misura?

Ok. La settimana scorsa CocaCola ci ha fatto sapere che avrebbe fatto dei test su una serie di prodotti. Questa è una conquista enorme . Contemporaneamente però il lavoro è appena iniziato. Prima della settimana scorsa avevamo un’ottima idea che è stata testata con tantissime persone. Ora abbiamo un lavoro da portare a termine.  Adesso i prossimi passi saranno di produrre gli “Aid-pod”, di lavorare sulle procedure a livello locale. Inizieremo con la Tanzania e poi, se supereremo tutte le prove, il sistema verrà applicato anche ad altri paesi.

A quale misura di bottiglie si applica questa soluzione? In Africa la CocaCola ha gli stessi format di bottiglie del resto del mondo?

In Africa l’80% della produzione di CocaCola è imbottigliata. Esistono due grandezze. Anzi no veramente ne hanno tre: 250ml, 350ml e 1 litro. L’80% delle bottiglie vendute sono quelle da 350ml. Quindi ecco è su quel format là che ci concentreremo. Ovviamente sarà possibile inserire gli “Aid-pod” in altri format ma al momento non dobbiamo cercare di correre prima di imparare a camminare.

Video di Jonathan Marks su Vimeo

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