Calabria: due associazioni aiutano gli africani

“All’inizio non si aprono mai, prevale la diffidenza”. Queste sono le parole che ci hanno colpito di più quando, abbiamo visitato la realtà in cui vivono, o forse dovremmo dire sopravvivono, le africane e gli africani nella piana di Sibari in Calabria, provincia di Cosenza.

Sono diverse migliaia gli immigrati africani che lavorano tra Corigliano Calabro e Sibari, nel nord-est della Calabria.

In questa zona opera “Rossano solidale“, un’associazione formata al 99 per cento da donne.

“Siamo cinque donne più l’autista”, dice la presidente di quest’associazione che ci ha chiesto di restare anonima per ragioni di sicurezza.

“Il lavoro della cooperativa sociale ‘Rossano solidale’ – dice la signora che, come tutte, è una volontaria – è iniziato con una mappatura della zona più frequentata dalle prostitute: la statale 106″.
 
Si tratta della superstrada che collega tutto il lato jonico della Calabria da sud a nord fino a Taranto e oltre. Praticamente la principale arteria di collegamento stradale per la parte orientale della Calabria. E’ in questa strada, che è stata spesso teatro di violentissimi incidenti mortali, che si trovano le prostitute.

“La maggior parte delle ragazze sono africane – continua la presidente – ma ci sono anche ragazze dell’est e di altre aree”.

Quando è partito questo progetto di assistenza alle prostitute, nell’agosto del 2008, la prima cosa che è stata fatta è stata quella di coordinarsi con le forze dell’ordine. “Tutte le forze di sicurezza, Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza si sono dimostrate disponibili e ci hanno indicato i posti più frequentati, oltre ovviamente a evidenziare il numero di targa del nostro veicolo per evitare di essere scambiati con altre persone”, aggiunge la stessa signora.

Il lavoro di ‘Rossano solidale’ consiste nell’avvicinare le ragazze costrette a prostituirsi dicendo di essere dei volontari, “altrimenti non si lasciano avvicinare” ha detto la presidente. “Una delle prime cose che facciamo – ha aggiunto – è chiedere loro cosa hanno bisogno”.

“Non dicono mai che età hanno né da dove vengono. Inizialmente mentono. Poi dopo un po’ si aprono”. Una volta ottenuta un pò di fiducia, iniziano a raccontare qualcosa in più. “Alcune si mettono a piangere – aggiunge la signora –  altre, invece, non mostrano disagio. Tutte, però, dicono che hanno bisogno”.

Oltre all’assistenza psicologica, emotiva e amicale, l’associazione offre loro “cibo, vestiti, attenzioni e qualche volta consigli”.

Altri aspetti per certi versi sorprendenti riguardano la provenienza e la lingua: “anche se all’inizio è stato difficile capire di quale paese fossero, quale fosse la loro madre lingua e che età avessero in realtà, adesso abbiamo una discreta esperienza e riusciamo ad ottenere la loro fiducia più facilmente e grazie a questa possiamo dire con maggiore precisione chi sono queste ragazze. Per quanto riguarda la lingua, sono tutte in Italia da tanto tempo e parlano molto bene l’italiano”.

Il nordest della Calabria ospita anche un’altra importante associazione: si chiama “associazione Torre del Cupo” e fornisce servizi burocratici agli immigrati.

Saltuariamente organizza anche corsi d’italiano per immigrati. L’associazione inoltre è impegnata in tanti servizi come per esempio la raccolta della posta per gli immigrati che non hanno un domicilio dove poter ricevere le lettere, fornisce informazioni su opportunità di lavoro e assistenza su tanti altri documenti.

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