“L’Europa non ci lasci soli” – Stefania Craxi

Riprendiamo l’intervista a Stefania Craxi, a cura di Nicola Maranesi, pubblicata su ‘La Discussione‘ (www.ladiscussione.com).

Polemiche a parte, serve un’iniziativa politica e legislativa forte per affrontare l’emergenza perenne dovuta ai flussi migratori.

E’ questo il messaggio che Stefania Craxi (Pdl), sottosegretario agli Esteri, rivolge alle istituzioni europee e alle organizzazioni internazionali. Basta lanciarsi accuse reciproche, magari velata da inutili pregiudizi politici. Bisogna rimboccarsi le maniche.

«Siamo di fronte a una questione, quella dell’immigrazione, che è complessa e che va affrontata con spirito lungimirante. Dobbiamo essere consapevoli spiega Craxi – che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non è transitorio, ma epocale. É del tutto evidente che l’Italia non lo può affrontare da sola: si deve prefigurare una responsabilità generale di tutta l’Unione europea, perché essendo un fenomeno complesso come tale va approcciato».

In quale direzione bisogna intervenire?
«Esiste un’immigrazione positiva, che contribuisce in maniera positiva allo sviluppo economico del nostro Paese. Per questa occorre lavorare favorendo ingressi legali, concentrandosi in particolar modo sulla formazione del personale. Poi sappiamo che esiste una immigrazione illegale, clandestina, che prefigura un esodo che è finito ormai nelle mani di veri e propri mercanti di schiavi. E di fronte a questo bisogna dare dei segnali precisi».

E qui ci si inizia a scontrare con temi quali l’accoglienza, il diritto d’asilo…
«L’Italia non può accogliere tutti. Esistono i diritti degli immigrati, che scappano sempre da posizioni difficili, ma ci sono anche i diritti degli italiani, dei cittadini che vivono nel nostro Paese e che vanno tutelati. Dopo di che le polemiche scoppiate in questi giorni mi sembrano strumentali. Non capisco gli attacchi sui respingimenti. Stiamo parlando di barconi che non sono neanche entrati nelle acque territoriali italiane. Esiste certamente un diritto d’asilo, tanto è vero che l’Italia ancora l’anno scorso ha accolto 20.000 richiedenti su 31.000. Ma visto che esiste un Alto commissariato dell’Onu, perché non aprire delle sedi nei Paesi d’origine dove si possano espletare le verifiche sulle richieste di asilo? Ne hanno i mezzi e ne hanno le possibilità».

Questa soluzione toglierebbe l’Italia da ogni difficoltà?
«Direi proprio di sì. Ad ogni modo tengo a precisare che la nostra Guardia costiera, che è fra le migliori al mondo, non ha mai lasciato vite umane in balia delle onde. E credo che siamo l’unico Paese europeo a comportarsi così. Diversamente fa la Spagna, così come Malta e la Grecia».
A dispetto di questi Paesi l’Italia è sempre stata più morbida nei confronti del problema dell’immigrazione. Eppure subisce degli attacchi dagli organismi internazionali che ai nostri vicini vengono sempre risparmiati. Perché?
«Diciamo che in questi organismi c’è sempre un po’ di terzomondismo. Queste figure di rappresentanza appartengono spesso a un circuito mediatico ben identificabile».

Quale circuito?
«Sono quei giornalisti italiani che da Repubblica rimbalzano sulle pagine dei Financial Times, e via dicendo. E’ un circo autoreferenziale. Ma la realtà è ben diversa da quella che descrivono loro. Quando vado in giro le persone mi chiedono come faccia il nostro Paese ad accogliere tanta gente. Siamo il Paese europeo che ha assorbito il maggior numero di manodopera negli ultimi anni. E quest’anno c’è stato il 175 per cento di immigrati illegali in più rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso».

L’Italia sta spingendo per ottenere un super vertice europeo sugli immigrati, ma il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, ha fatto sapere che il tema non è all’ordine del giorno.
«Questo è un problema che l’Italia non può affrontare da sola, anche perché appartiene a tutta l’Ue e non solo ai Paesi costieri. Bene hanno fatto i colleghi Scotti e Cossiga, nei giorni scorsi, a chiedere un vertice e a portare all’attenzione dell’Ue un tema così delicato».

Sembra che abbiano fatto proseliti. Crede che serva una nuova normativa europea in materia?
«Sì, soprattutto perché non esiste una disciplina comunitaria. Serve una legge unica per tutti i Paesi Ue, che favorisca la cooperazione e la comune responsabilità tra i Paesi membri e quelli africani».

Per quanto riguarda il diritto d’asilo, si parla anche di creare un Ente unico per tutto il continente. E d’accordo?
«Assolutamente sì».

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