“Dove li porti questi sporchi negri?”

L’aggressione che ho subito ieri da alcuni italiani conferma quello che molti in Calabria sanno: lo stato italiano a Rosarno era quasi assente 20 anni fa, oggi non esiste più.

Questa la cronaca.

Partito da Reggio Calabria per Rosarno alle 8 del mattino (venerdì 8 gennaio) per seguire la manifestazione di protesta dei cittadini africani contro le aggressioni a colpi di arma da fuoco, apparentemente senza motivo, del giorno precedente, verso mezzogiorno la tensione sembrava andare scemando. Mi sarei accorto presto che mi sbagliavo.

Così, salutando alcuni cittadini africani alla stazione, decido di dare loro un passaggio al campo dove sopravvivono, chiamato “ex opera sila”. Dopo neanche un minuto di cammino incrocio un gruppo di automobili dei carabinieri e alcuni cittadini, probabilmente rosarnesi.

Quest’ultimi, vedendomi con africani a bordo iniziano subito a puntarmi. “Dove li porti questi sporchi negri?” (in lingua locale: “Aundi i porti sti niri cosi lordi?”). Uno riesce ad aprire la portiera lato guidatore quando un carabiniere velocissimo riesce a spingerlo a terra permettendomi di chiudere tutte le porte della mia auto.

Nasce una colluttazione tra agenti e italiani che durerà per circa un minuto. Un tempo sufficiente per permettere agli esasperati di colpire ripetutamente con calci e pugni l’auto ai fianchi e ai vetri. Per fortuna non sono riusciti a romperli.

Dopo aver cercato un paio di volte di ingranare la retromarcia e andarmene, finalmente ci riuscivo e mi dirigevo verso l’altro campo che negli ultimi tre anni è stato abitato per lo più da africani francofoni.  Si trova anche questo sulla strada nazionale e si chiama “La Rognetta”. Anche questo è un’ex fabbrica.

Lì c’erano già le forze dell’ordine che proteggevano gli immigrati africani. Ho passato lì tutto il pomeriggio.

Credo che da adesso in poi, passata l’ondata di attenzione mediatica, gli abitanti di Rosarno resteranno in pace così come chi è impegnato in attività criminali che potrà ritornare al suo “business as usual”.

Secondo alcune testimonianze di cittadini di Rosarno, gli africani sarebbero razzisti perché, nonostante la generosità dei rosarnesi, in un momento di difficoltà hanno marciato per le strade del comune calabrese rompendo i vetri delle macchine con persone, mamme e figli a bordo alcuni dei quali sono stati visti scendere sanguinanti e terrorizzati.

Sempre secondo gli stessi, da anni ormai esisterebbe un caporalato interno ai cittadini africani che stagionalmente cercano lavoro nella zona, togliendo posti di lavoro agli abitanti del posto perché gli africani accettano condizioni di lavoro impossibili per gli italiani. “Ci sono africani – dice un uomo sulla cinquantina d’anni che ha chiesto di restare anonimo – che chiedono ad altri africani 5 euro al giorno per lavorare. Secondo lei quanto fa per tutte le migliaia di africani che ci sono qui?”

di
Piervincenzo Canale

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