Aiuti: “Nuovi modelli di cooperazione” – CoLomba

Qui sotto il comunica stampa della Ong CoLomba, Cooperazione Lombardia, su un convegno che si è tenuto a Milano su “Nuovi modelli di cooperazione: più responsabilita o meno risorse?”

Fare sistema, aumentare l’impatto positivo dell’Aiuto allo Sviluppo, attraverso coordinamento e sinergie tra le diverse forme d’intervento nei paesi più vulnerabili: solo slogan o nuove strategie?

La domanda resta ancora aperta a molte interpretazioni ma una risposta, anche se parziale, è attesa (e necessaria) in tempi brevi. Si tratta infatti di tradurre in azioni concrete non solo le dichiarazioni del G8 dell’Aquila in materia di aiuti ai paesi più poveri ma anche le strategie dichiarate dai principali donatori (Commissione Europea tra tutti) per garantire un flusso di aiuti verso quei paesi nonostante la crisi economica e le difficoltà dei paesi più industrializzati.

Non più solo l’Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), che comunque – garantisce il Ministro degli Esteri, Franco Frattini – deve restare tra gli strumenti principali della cooperazione allo sviluppo ma l’Aiuto nel suo insieme, responsabilizzando gli attori economici e il privato (banche, fondazioni, mondo del lavoro, imprese) perché partecipino consapevolmente allo sviluppo sostenibile dei paesi oggi più vulnerabili.

A quali condizioni e con quali aspettative? Questo è il vero problema.

Il seminario: “Donatori istituzionali, organizzazioni non governative senza fini di lucro, imprese impegnate in iniziative di responsabilità sociale: quali possibili alleanze in vista di una sempre maggiore efficacia della cooperazione internazionale”, organizzato martedì 15 settembre da CoLomba – Cooperazione Lombardia (l’associazione che riunisce circa 100 organizzazioni, ong e onlus, della Lombardia) e Regione Lombardia ha avuto il merito di avviare un primo confronto tra il mondo delle imprese lombarde, le ONG e i soggetti statutariamente impegnati nella cooperazione allo sviluppo.

Hanno partecipato al seminario, oltre a rappresentanti di Regione Lombardia: la Commissione Europea, il Ministero degli Affari Esteri italiano, esponenti della realtà imprenditoriale lombarda – tra gli altri i rappresentanti di Expo 2015, Assolombarda, Apilombarda, Coldiretti, Confartigianato, Confcooperative, Fiera Milano, Legacoop, oltre a Assifero, Sodalitas, Fondazione Cariplo, Fondazione Umanamente e la Fondazione Milano per l’Expo 2015 e a rappresentanti delle associazioni di cooperazione internazionale della Lombardia.

Molti gli spunti di discussione e gli stimoli raccolti tra i partecipanti, a dimostrazione del fatto che l’applicazione di nuove strategie di aiuto allo sviluppo non può ridursi alla dichiarazione d’intenti (in questo caso le sinergie tra attori e la valorizzazione di un “sistema paese” – sia esso l’Europa o l’Italia – che coordina gli sforzi per promuovere uno sviluppo duraturo nei paesi più vulnerabili), ma deve passare attraverso fasi di chiarimento, coinvolgimento, motivazione dei diversi soggetti e di sperimentazione e valutazione di programmi multistakeholder.

Nel suo intervento di apertura, Robi Ronza, delegato agli Affari Internazionali di Regione Lombardia, ha sottolineato l’obiettivo del seminario realizzato proprio per avviare il confronto tra i diversi attori del territorio, a confronto con i principali donatori: Commissione Europea e Ministero degli Affari Esteri.

Roberto Ridolfi, Capo Unità dei Programmi Tematici presso l’ufficio di Cooperazione della CE, presentando le opportunità studiate a livello comunitario per promuovere la collaborazione tra mondo economico e ONG ha proposto come modelli la compartecipazione e la sponsorizzazione (delle imprese) dei progetti promossi dalle ONG.

“Riusciamo a finanziare solo una parte dei progetti, presentati dalle organizzazioni non governative, che superano i vari gradi di valutazione della Commissione; sarebbe significativo se il mondo delle imprese – nell’ambito di quella che chiamiamo responsabilità sociale – si facesse a sua volta promotore di sviluppo contribuendo alla realizzazione di quei progetti che non possono accedere al contributo – non sarebbe solo filantropia, ma un modo per affacciarsi con un’immagine positiva sui nuovi mercati.”

“Si tratterebbe di avviare delle sperimentazioni – ha proseguito Ridolfi – rispettando approcci e modalità diverse per i diversi operatori economici. Esiste un “come” che distingue gli interessi e la disponibilità delle fondazioni, piuttosto che delle PMI o delle grandi imprese”.

Secondo la Commissione Europea, è importante che i donatori privati si coordino con quelli pubblici che possono offrire un marchio di qualità dei progetti da finanziare.

Per la rappresentante del MAE – Mariagrazia Rando – “la strada da percorrere è quella dell’integrazione e del coordinamento degli aiuti, anche attraverso emendamenti alla legge 49 sulla cooperazione internazionale, per aggiornarla, in attesa di riforme più ampie”.

In conclusione, dopo le molte dichiarazioni di disponibilità e interesse da parte dei rappresentanti delle categorie economiche, Lele Pinardi (CoLomba) ha fatto presente la preoccupazione delle ONG per la situazione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo italiano e l’urgenza di una traduzione pratica delle proposte che non ne svilisca gli obiettivi fondamentali e che sia coerente con le nuove strategie, ma anche – e soprattutto – con gli impegni assunti nei confronti della lotta alla povertà da parte dei governi che hanno promosso il G8 dell’Aquila.

“Da parte nostra, abbiamo proposto di partire da una dimensione regionale proprio per proporre un tavolo concreto di confronto e verifica della fattibilità e per capire come lavorare insieme agli altri attori: con quali aspettative, conseguenze, ricadute, non tanto sulle nostre attività quanto sui risultati per i nostri partner del Sud”.

Proprio per approfondire la fattibilità e avvicinare i vari punti di vista dei partecipanti, CoLomba e Regione Lombardia hanno proposto la creazione di un gruppo di lavoro multistakeholder che valorizzi e sostenga la disponibilità dei diversi soggetti (ONG, imprese, fondazioni, enti locali), nei confronti di modelli di cooperazione più integrati.

Proposta accolta con grande interesse dai rappresentanti del mondo imprenditoriale. Per le organizzazioni non governative, un ulteriore passo per contribuire alla definizione di strategie meno distanti dai bisogni e dalla realtà dei paesi in via di sviluppo. Un percorso di confronto che già prevede una nuova tappa, il prossimo 6 Ottobre, a Roma, nell’ambito del Convegno promosso da LINK 2007 “Pubblico e privato, una partnership (im)praticabile?”

Ultimo aggiornamento ( 18 Set, 2009 at 03:00 PM )

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