TUTTO QUELLO CHE EXPO NON VI HA DETTO

TUTTO QUELLO CHE EXPO NON VI HA DETTO
Le risposte alternative a quelle date da EXPO per la malnutrizione e l’insicurezza alimentare

 

22 ottobre 2015 – Dalle negoziazioni alla FAO a piccole esperienze concrete sul suolo romano: la conferenza che si è tenuta il 20 ottobre scorso all’Università di Roma Tre, “Tutto quello che EXPO non vi ha detto. Mercati, democrazia e diritti, per un cibo sano e sostenibile per tutti”, ha toccato ogni sfaccettatura di quella che viene definita “agricoltura contadina” e del valore sociale, culturale, spirituale oltre che economico, dello scambiare il cibo sui mercati locali.  La sovranità alimentare, di cui ben poco (e male) si è parlato durante EXPO, è tornata insomma prepotentemente sulla tavola.

Come riportato dal prof. De Muro (Università Roma Tre), non un semplice NO ad EXPO, ma un “dissenso costruttivo, che è il sale della democrazia”. In un momento storico come quello attuale, in cui finalmente è stata inserita nel calendario della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati l’esame della proposta di legge Zaccagnini sull’agricoltura contadina, e in cui a Ginevra si discute la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e delle persone che lavorano nelle aree rurali, parlare di “nutrire il pianeta” per far fronte all’aumento demografico previsto per il 2050, attraverso un aumento della produttività, è totalmente fuorviante rispetto alla realtà.
Come ha affermato Nora McKeon di Terra Nuova, “nel Sud del mondo, c’è una forte predominanza dell’agricoltura familiare, che produce l’80% del cibo consumato in Africa, e il 70% a livello globale, ma ha un sostegno minimo dal settore pubblico. Il problema non è la scarsità di cibo, ma l’accesso ad esso. La soluzione richiede un intervento politico e non un intervento tecnico sulla produttività!”, al contrario della tesi portata avanti proprio nell’ambito di EXPO. “Le trasformazioni in agricoltura sono il risultato di scelte politiche, e le buone scelte richiedono processi politici trasparenti in cui sono implicati i piccoli produttori. La questione è chi decide e su quale base”.
E come ha sottolineato Benoist Veillerette (FAO), la questione non è solo relativa alle politiche, ma anche agli investimenti, in particolare quelli pubblici, che “orientano il modo in cui lo sviluppo prende piede a livello locale. Gli investimenti dovrebbero essere più inclusivi possibile”. Su questa questione, ha risposto Sylvia Kay del Transnational Institute (TNI), sottolineando che quando si tratta di investimenti per lo sviluppo, l’approccio che mette al centro le corporations mostra moltissimi limiti, in termini di crescita non inclusiva e di modello di governance. Gli investimenti e le strategie devono dare priorità ai produttori alimentari di piccola scala, in un’ottica basata sui diritti umani.
Sul tema dei diritti umani, Ana Maria Suarez Franco (FIAN International) ha parlato di strumenti internazionali per la loro difesa, che restano uno strumento essenziale per la dignità umana, messa a repentaglio dall’attuale sistema economico. I diritti delle persone che vivono nelle zone rurali, sono tra i più violati al mondo, il diritto a seminare e scambiare i semi, il diritto a produrre, il diritto al cibo.
In apertura del secondo panel, dedicato più nello specifico ad EXPO e ai mercati, Mamadou Goita di IRPAD Afrique ha ripreso il discorso iniziato da Nora McKeon: “Non esiste un unico Mercato, ma tanti mercati diversi, inclusi quelli che decentralizzano l’incontro tra domanda e offerta di cibo e che rispondono a più fattori chiave, non solo quello del profitto. In poche parole, un mercato non è solo un posto in cui vendere e comprare merci, ma anche un luogo dove avvengono relazioni e scambi sociali, un’arena politica a volte, e uno spazio culturale, d’interazione”.
Dei mercati locali si è fortemente parlato quest’anno durante il Forum sull’Agroecologia organizzato a Nyéléni da La Via Campesina, raccontato da Livia Ortolani di FIRAB. “L’autonomia dal mercato globale è uno dei principi dell’agroecologia emersi dal Forum, insieme a scambi di conoscenze tra saperi tradizionali, la costruzione di sistemi alimentari locali, l’equilibrio fra uomo e natura, la riduzione degli input esterni acquistati dall’industria, l’approccio territoriale: il tutto basato su un’azione politica per mantenere il controllo di semi, biodiversità, terra, territori, acqua, saperi, cultura e Bene comune nelle mani dei popoli che alimentano il mondo.” Tonino Mancino (ass. Michele Mancino) ha riportato le parole fuori dagli slogan che rappresentano la sovranità alimentare come cambio paradigmatico, una rivoluzione del sistema produttivo che rimetta al centro i contadini. Il dovere della memoria, la storia della riforma agraria in Italia, segnata dal sangue  di chi ha lottato per le terre..
Il prof. De Muro, tirando le fila degli interventi precedenti, ha mostrato come la “logica del produttivismo”, fortemente legata al mercato globale, “domina le politiche alimentari, a causa del prevalere degli interessi delle lobby agroindustriali e agricole. I risultati sono politiche incentrate sul sostegno alla produzione agricola, un declino troppo lento della fame, un aumento della malnutrizione e delle disuguaglianze alimentari, un depauperamento delle risorse naturali e della biodiversità”. Secondo De Muro “EXPO poteva essere molto più di una disneyland agrotecnogastronomica. È stata persa l’occasione di mettere il dito sulla piaga e di mandare un messaggio importante ai visitatori. Ha prevalso una logica mercantile e abbiamo dato il messaggio sbagliato: la ‘nostra’ tecnologia può nutrire il pianeta”.
E a dimostrarlo, le numerose testimonianze che hanno chiuso la conferenza, dove progetti concreti di piccola scala, territoriali, slegati dalle logiche del mercato globale e basati invece su quelle solidali e sostenibili, portano ogni giorno risultati reali verso la sovranità alimentare.
Fonte: comunicato stampa

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