Togliamo i nomi dei colonizzatori dalle nostre strade

Ho ricevuto questo commento meraviglioso ad una mia riflessione di ieri sui nomi delle nostre strade, delle nostre città, dei nostri paesi in Africa per la gloria di coloro che ci hanno deportato, colonizzato, violentato, ucciso ed è con piacere che lo voglio condividere con voi nella sua integralità. Buona lettura.

Jean-Paul Pougala, www.pougala.org

“Grazie ancora signor Pougala per il formidabile lavoro di risveglio delle coscienze che lei sta facendo nei nostri confronti, per i nostri fratelli e le nostre sorelle africane, ma anche nei confronti dei colonialisti di ieri e di oggi.

Attraverso il ricco lavoro di analisi che lei fa, seguito dalla pubblicazione dei risultati di questi lavori, e poi ancora dagli articoli di altri autori che lei ci fa conoscere, lei ci sta veramente schiarendo le idee sui problemi che frenano lo sviluppo del continente.

Inoltre sono importanti le soluzioni che lei propone, poiché lei non si limita a criticare, a prendere atto delle situazioni di fatto, lei propone delle soluzioni, voglio sperare che i nostri dirigenti ci leggeranno o ci ascolteranno.

Lei sa che per quanto riguarda la cancellazione dei segnali esteriori della colonizzazione, mi ero dedicato a un gioco a DAKAR (NDAKAARU), contando le strade che portano i nomi dei coloni. Arrivata a 20 nomi, mi sono fermato e non ho contato più. Da molto tempo ne parlo con degli amici della necessità di cambiare i nomi di queste strade ed edifici, attribuendo loro dei nomi di africani che hanno dato la vita per difendere l’Africa dalla schiavitù, dal colonialismo e dal neo-colonialismo.

E se cercassimo bene, ce ne sarebbe una folla: Lumumba e i suoi compagni, sciolti nell’acido, Félix Moumié, Um Nyobé, Amilcar Cabral, Aimé Césaire, Nasser, Ken Saro ViWA, Kwamé Nkrumah, Ben Barka, Chaka Zulu, Samory Touré, Ahmed Sékou Touré, Ndjeumbeutt Mbodj, e Sitoé DIATTA (due resistenti senegalesi). Ci sono veramente molti eroi ed eroine africane.

Per quanto riguarda il Senegal, e ovviamente altri paesi africani, i nomi di alcuni sono stati cambiati, diciamo “francesizzati”. Per esempio: Ndakaaru (dakar), Ndar (saint-louis), Ndjaareem (Diourbel) Teungeethie (rufisque)……ecc.

In Camerun, come in altre zone dell’Africa nera, non capisco come si possa dedicare una strada proprio a De Gaulle che ha massacrato i camerunesi per limitarci solo al periodo tra il 1960 e il 1972. A mio avviso, per fare veramente bene, si dovrebbe sostituire tutto cio che è dedicato a “de gaulle” in Camerun, con Moumié, Um, e i loro compagni di lotta, e un altro grande combattente: Mongo BETI.

Cio che è valido per il Camerun, lo è anche per tutte le colonie, poiché io credo che noi siamo sempre colonizzati: le nostre strade hanno ancora i nomi dei nostri carnefici nonostante il fatto che le indipendenze risalgano agli anni ’60 (Viva il Sudafrica), la moneta coloniale è sempre valida, non esiste una politica estera veramente africana, con i nostri servizi d’informazione, non esiste un esercito africano, una vera forza armata per difenderci e proteggere gli africani (al posto di questi ribelli africani che uccidono altri africani), non esiste una politica agricola comune per porre fine alla fame cronica, non esiste una politica sanitaria comune per prendersi cura dei nostri malati, e mettere su delle vere politiche di prevenzione (poiché ci è stato fatto credere che noi siamo poveri pur abitando il continente più ricco del mondo), dobbiamo agire come poveri aspettando di diventare ricchi, cioè: prevenire le malattie, che costerebbe di meno che curarle, poiché noi produciamo le medicine e non abbiamo i mezzi per comprarle (basta pensare all’aids, al cancro, alla tubercolosi, al colera ….ecc), senza dimenticare l’educazione, che è base di qualsiasi sviluppo, e una politica ambientale comune.

La cosa più importante, tuttavia, è la decolonizzazione delle nostre menti. Per esempio: quando vedo oggi una donna nera, che fa la depigmentazione, che si mette in testa una pentola (per avere i capelli come le bianche) spendendo anche più di 300.000,00 franchi CFA, e tutto ciò solo per rassomigliare alle bianche, io mi sento male e triste, senza contare gli uomini e le donne che pagano uno stage di desafricanizzazione del loro accento, per parlare come i toubabs, gesti e sibili compresi. Al contrario in Francia, i cinesi, inglesi, americani che parlano francese col loro accento, sono considerati attraenti. Lei capisce il lavoro che ci aspetta.

Mi scusi per la lunghezza di questo commento ma ancora non ho finito il mio pensiero sulla necessità di cancellare i segni esterni della colonizzazione. So che lei ha molto lavoro.

Spero che negli altri paesi del continente, la decisione dei nostri fratelli e sorelle sudafricane, farà degli emuli.

Grazie ancora signor Pougala, voglia accettare i miei saluti più sinceri e fraterni.

A presto

Signora Awa THIAM
(di Dakar in Senegal)

22/11/2011
Email : awa.yayame@hotmail.com

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