Proteggere i civili o cacciare Gheddafi?-Forum Ispi

Proteggere la popolazione o cacciare Gheddafi:
qual è il vero obiettivo dell’intervento?

Mentre la coalizione sta faticosamente cercando una posizione comune sul futuro dell’intervento in Libia, hanno suscitato polemiche le dichiarazioni del ministro della Difesa francese Gerard Longuet, poi parzialmente corrette, sulla possibilità di un intervento armato via terra.

“La Risoluzione 1973 dell’Onu” ha dichiarato il ministro in una conferenza stampa “fornisce una base giuridica estremamente ampia che consente “forme di intervento con apertura del fuoco a terra”. Longuet ha successivamente spiegato che si riferiva agli attacchi compiuti da aerei “sul territorio” e “su obiettivi a terra” .

Sarkozy ha poi specificato che un’azione militare via terra non sarà realizzata “nè ora nè successivamente”, ma sembra evidente che questa opzione sia strettamente legata all’obiettivo della missione: quello formale e palese è proteggere la popolazione libica, quello implicito pare invece la caduta di Gheddafi e il regime change in Libia.

Questo secondo però appare un obiettivo difficilmente perseguibile con la sola imposizione della no-fly zone e l’utilizzo di bombardamenti selettivi dal cielo. Le attuali divergenze di posizioni e le ambigue interpretazioni della risoluzione appaiono quindi conseguenza della scarsa chiarezza degli obiettivi della missione stessa.

Mosca, per esempio, ha sostenuto oggi – nelle parole del ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov – che “l’intervento della coalizione in quella che è essenzialmente una guerra civile interna non è stato autorizzato dalla risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu”, riportando la questione sui mezzi autorizzati ma anche sui veri obiettivi dell’intervento.

Qual è il vero obiettivo della missione: proteggere la popolazione o cacciare Gheddafi?

  • Karim Mezran (docente Johns Hopkins University, Bologna): “Il vero obiettivo è quello di abbattere Gheddafi. Fin dall’inizio l’operazione è stata una missione gestita dall’asse franco-britannico, a cui successivamente si è data una copertura internazionale. Basta ricordare le parole di Sarkozy all’inizio della crisi “noi andremo anche da soli”. Che si creda o meno in un coinvolgimento diretto della Francia nell’insurrezione in Cirenaica si è notato un sospetto attivismo del Presidente francese che fa pensare che lo scopo sia chiaramente il cambio di regime, sostenendone uno nuovo più favorevole ai francesi. Inizialmente speravano che i rivoltosi ce la facessero con le loro forze, poi si è reso necessario un intervento militare sotto il cappello internazionale. Se il regime di Gheddafi reggerà e sarà compatto nelle prossime settimane sarà però difficile ottenere il risultato sperato, se invece il regime comincerà a implodere non è detto che non si creino le condizioni per l’invio di una task force per dare una spallata definitiva”.
  • Fabio Mini (già comandante della missione Nato in Kosovo – KFOR): “Sono convinto che le ragioni non siano né umanitarie o né di rimozione del regime di Gheddafi. […]In Libia si starebbero decidendo i nuovi equilibri energetici dell’area nordafricana e degli Stati che la controllano. […]Il fatto sta però che non ci sono state operazioni di questo tipo che poi non abbiano portato fatalmente a un impegno di forze di terra. Successe così in Kosovo e anche in Kurdistan e in Iraq. Credo che così finirà anche questa volta. Magari senza le truppe americane visto che Obama ha escluso fermamente questa possibilità. Questa risoluzione non prevede un’ipotesi simile ma resto convinto che una formula la troveranno, ci sarà la necessità di una forza di interposizione o qualche altra diavoleria…” (QN, 23 marzo 2011).
  • Max Boot (CFR Senior Fellow): “L’unica possibilità che questo conflitto finisca – l’unico modo in cui noi e i nostri alleati possiamo centrare i nostri obiettivi in Libia – è rimuovere Gheddafi dalla posizione in cui si trova. Il contenimento non è abbastanza. Dobbiamo fare in modo che “costringere il nemico alla resa” faccia parte della strategia internazionale, diventi l’esplicito obiettivo della missione. […] Eliminando quell’uomo tutta l’architettura dovrebbe crollare. […] Dovremmo inoltre dispiegare le forze speciali e gli uomini della CIA perché possano incontrare gli insorti e assecondare i loro bisogni. C’è un palese interesse nel contribuire all’addestramento dei ribelli e nel coordinare ogni offensiva che intraprenderanno insieme alle forze alleate” (Qaddafi must go, Council on Foreign Relations, 28 marzo 2011).

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