Ostaggi in Sinai, 2 gruppi liberati vicino Israele

Rafah, 2 maggio 2011. Il traffico di esseri umani nel governatorato del nord del Sinai prosegue, anche se, grazie all’opera di informazione rivolta ai migranti in Eritrea, Etiopia e Sudan – condotta da una rete di ong, fra cui il Gruppo EveryOne, l’Agenzia Habeshia e il Partito Popolare Democratico Eritreo – il flusso di profughi verso Israele e dunque gli affari loschi dei predoni sono stati ridotti del 90%.

Soldati egiziani pattugliano il confine

Secondo informazioni raccolte dai difensori dei diritti umani di EveryOne, attualmente la tratta di esseri umani è gestita da bande armate facenti parte di quasi tutte le tribù beduine (soprattutto Rashaida, Sawarqa e al-Tarabin), controllate dalla Fratellanza Musulmana e da Al Qaeda.

Anche il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) è ormai presente in forze nel nord del Sinai e si avvale dei traffici di esseri umani quale fonte di finanziamento delle proprie attività.

Nelle giornate di ieri e di oggi alcuni gruppi di ostaggi eritrei, etiopi e sudanesi detenuti nei campi di concentramento del governatorato del Nord del Sinai sono stati liberati dai trafficanti, dopo il pagamento del riscatto richiesto di circa 10 mila dollari pro capite: denaro che viene raccolto grazie alle famiglie dei prigionieri, ad alcune associazioni religiose e organizzazioni umanitarie nonché alla generosità di privati.

Il contingente che ha varcato il confine con lo stato di Israele domenica sta ricevendo assistenza umanitaria ed è in attesa di permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Si sono invece perse le tracce del gruppo di profughi liberato oggi.

Durante l’operazione al confine fra Egitto e Israele, infatti, si è verificato uno scontro a fuoco fra i trafficanti e le forze militari egiziane dislocate alla frontiera.

Il giovane soldato egiziano Mustafa Hossam, 22 anni, è rimasto ferito alla testa nel conflitto, nella zona a sud di Kerem Shalom, dopo aver intimato l’alt ai predoni e al loro carico umano. Secondo fonti locali, il soldato si troverebbe, in condizioni critiche, presso l’ospedale di Rafah, mentre i migranti sarebbero stati costretti a fuggire in territorio egiziano.

 

Fonte: EveryOne Group
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