Naufragio a Lampedusa: 250 i dispersi

Ancora morti sulle coste siciliane. Ancora migranti che volevano raggiungere la “terra promessa” e sono stati respinti, non dai governi, ma dal mare e dalla precarietà delle carrette caricate fino all’inverosimile dai mercanti di morte senza scrupoli.

Un barcone carico di immigrati ha preso fuoco all’alba e si è ribaltato davanti alla costa di Lampedusa nella zona naturalistica dell’Isola dei Conigli. E i morti già recuperati sono oltre novanta, ma le vittime potrebbero essere centinaia, perchè mancano all’appello oltre 250 profughi. Lo temono i soccorritori, che hanno recuperato finora 94 cadaveri, tra i quali quelli di quattro bambini, un maschio e una femmina di meno di tre anni, e di una donna incinta. Mentre molti altri corpi galleggiano in mare, i superstiti tratti in salvo sono 158 e hanno concordemente raccontato che a bordo c’erano circa 500 profughi.

I migranti sarebbero somali, eritrei e del Ghana. Il natante affondato è un peschereccio di circa venti metri. Si cerca di capire quali siano state le cause dell’incendio. Si parla di un fuoco ad una coperta che i migranti avrebbero acceso per far notare la presenza del barcone in mare. Incendio che è presto divampato distruggendo il natante. All’appello mancherebbero almeno trecento persone, come ha ipotizzato Antonino Candela, commissario straordinario dell’Asp di Palermo giunto a Lampedusa per coordinare l’assistenza sanitaria ai superstiti.

Le operazioni continuano e impegnano Guardia costiera, Guardia di finanza e carabinieri. In mare ci sono motovedette e in cielo elicotteri delle varie forze dell’ordine. I soccorsi sono scattati immediatamente e il tentativo è adesso di portare in salvo il maggior numero di persone. Intanto, le vittime recuperate sono state trasportate in un angar dell’aeroporto.

“E’ un orrore infinito. Non finiscono mai di portare cadaveri. Cosa aspettiamo dopo questo? Ora basta! E’ un orrore continuo”, ha detto il sindaco Giusi Nicolini, in lacrime tra i corpi allineati sulla banchina del porto.

Fonte: resapubblica.it

 

 

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