La sconfitta dell’occidente in Libia – 1a parte

SCONFITTA DELL’OCCIDENTE IN LIBIA E IL SUO DECLINO IDEOLIGICO

di Jean-Paul Pougala

Traduzione Italiana di Pievincenzo Canale

Quando, il 19/03/2011, la Francia ha lanciato su Tripoli le sue prime bombe, molti elementi concordavano per affermare che si trattava di un vero e proprio suicidio politico dell’occidente.

Innanzitutto perché la menzogna che è servita da pretesto per dichiarare la guerra è grossa come un elefante. E poi perché l’Occidente non ha i mezzi finanziari per dichiarare la guerra al mondo intero e ciò che è peggio è che i suoi dirigenti ancora lo ignorano.

Si passa così molto facilmente dalla perdita di credibilità dell’Occidente al ridicolo agli occhi dei nuovi paesi emergenti che hanno già raccolto la staffetta per la leadership mondiale. Nel momento in cui si ammassano queste bugie a Parigi, a Londra e a Washington sulla guerra in Libia, ci si domanda per un solo istante qual’è l’impatto devastante di queste contro-verità dell’Occidente, a Mosca, a Pechino o a Brasilia?

Quando, il 28/07/2011, più di quattro mesi dopo il mancato “furto” ai danni della Libia, Parigi e Londra hanno ripetuto un’operazione già sperimentata durante la crisi ivoriana, recuperando le ambasciate della Libia per farle occupare dai pretesi “Rappresentanti della Ribellione libica”, non hanno già dato prova dello smarrimento di una classe politica senza ritegno?

Una navigazione a vista di tutta una generazione di leader politici senza ideali e senza idee nuove. Una generazione occupata a moltiplicare le manovre di diversione per nascondere la propria profonda incapacità di anticipare e di fornire elementi di risposta all’angoscia e alla miseria di tutta una popolazione. Si tratta di leader politici inadatti che mettono in pratica ricette superate, da Varsavia a Washington passando per Londra, Roma e Parigi.

L’occupazione dell’ambasciata di Libia a Parigi e a Londra è un atto irragionevole di violenza diplomatica che mette a nudo l’improvviso smarrimento di coloro che portano la responsabilità di questa guerra inutile e ci conduce a porci una domanda che certamente si stanno ponendo a Parigi e a Londra: c’è un modo di perdere una guerra senza perdere la faccia? La risposta è NO. Il dr. Moussa Ibrahim, portavoce del governo libico, ha un’abitudine durante le sue conferenze stampa. E su questo punto gli si può dare ragione che in Libia, l’Occidente fa la guerra in base al calendario, in base al tempo, all’agenda delle autorità libiche e non il contrario. Il dr. Moussa ha sempre detto, sin dalla sua prima conferenza del mese di marzo 2011, che la guerra sarebbe durata perché la Libia si aspettava un giorno o l’altro di essere invasa e perciò, aveva organizzato il sistema di difesa del paese non sulla base di un esercito di tipo classico, ma clanico.

Il meno che si possa dire è che, tra tutti gli attori presenti nella famosa caverna di Platone, è l’Occidente che, entrato in guerra senza preparazione e sulla base d’informazioni errate, ha moltiplicato gli sbagli come i massacri di bambini libici, pescando nelle acque territoriali libiche nel bel mezzo della guerra, pirateggiando una petroliera libica il 04/08/2011 in mare aperto e riconducendola al porto di Bengasi, esattamente come i pirati somali; l’Occidente è quel prigioniero che è rimasto nella caverna, che non ha mai visto la luce del sole e che presta alla sua stessa ombra proiettata sul muro grazie alla luce di un mondo più globale, una realtà che quelle ombre non possiedono. E ciò non si verifica in nessun alto momento se non quando a fare la politica in un paese o in un continente, non è più il sapiente nel vero senso platonico del termine.

I libici, al contrario, finanche sotto le piogge di bombe dell’Occidente, sono riusciti, nella loro ascensione dialettica, ad uscire fuori da quella stessa caverna, soffrendo nel momento in cui sono stati abbagliati da quel sole che hanno avuto il coraggio di guardare in faccia per uscire da queste tenebre. E i risultati non si sono fatti attendere: mentre nel campo avversario vige il si salvi chi può, ad oggi, 6 agosto 2011, a Bengasi la maggioranza dei membri del CNT ha abbandonato la città per andare in Turchia, dopo aver massacrato 120 civili che volevano dissociarsi da loro per ritornare con Gheddafi. Al contrario nell’altro campo, a Tripoli, abbiamo visto per esempio 10.000 volontari riunirsi nei ranghi dell’esercito libico in tre giorni, dopo che l’Occidente aveva annunciato l’imminente conquista di Tripoli da parte dei ribelli. Un’intossicazione, ovviamente, ma che è stata un boomerang e al posto delle previste diserzioni dei militari, alcuni civili si sono presentati nelle caserme dell’esercito come istinto di resistenza dei popoli contro l’aggressione straniera.

Viste le esperienze afgane e irachene e visto il contenuto della risoluzione 1973 dell’ONU che vieta l’occupazione del suolo e tenuto conto della situazione tribale libica, come ha fatto l’Occidente a pensare di uscirne senza ridicolizzarsi di fronte a tutto il pianeta Terra annunciando a tutti che il loro successo o la loro sconfitta dipende dalla vita o dalla morte del leader libico?

E il peggio in tutto ciò, e che ci prova che l’aereo dell’Occidente (preso in un tourbillon di crisi finanziaria enorme senza una vera via d’uscita) non ha alcun pilota a bordo, è questo unanime sostegno dei media e dei politici europei, dall’estrema destra all’estrema sinistra, per una guerra di cui finanche i bambini della scuola materna possono prevedere che non hanno alcuna possibilità di vittoria perché l’uomo di cui si vuole la morte è amato ed è sostenuto da tutto il suo popolo.

Se la democrazia avesse un senso, allora l’Occidente non se la dovrebbe prendere con Gheddafi e col popolo libico.

Come su un videogioco, un aereo da guerra lascia l’Europa, percorre 1000 km per andare a sganciare una bomba che costa 300.000 € su un obiettivo dove alcuni indicatori americani credono di aver visto la silhouette che rassomiglierebbe a quella del leader libico. Mancato!

Era un ospedale per bambini. E questa piccola parte del videogioco è costata la vita a 38 bambini libici. Il pilota può ritornare nella sua base, fiero di avere portato a termine la sua missione. Bravo!

Bravo per il parlamento francese che all’unanimità applaude questa forma di barbarie poiché quando si tratta della torta Africa, in Francia, così come in Gran Bretagna, non esiste più destra o sinistra, non esiste né l’UMP, né il PS, esiste l’APU, l’Associazione dei Predatori Uniti; tuttavia nel 21° secolo ci si è dimenticati di risvegliarli dal lungo sonno coloniale per spiegare loro che il mondo è cambiato e che la gioventù africana, molto politicizzata e immunizzata contro il sonno dogmatico della religione, non si farà fregare come i loro genitori.

Nel doppio attentato di Oslo e Utoya in Norvegia, con la morte di 70 adolescenti innocenti che militavano solo per un mondo migliore, un mondo di comprensione e rispetto reciproco, l’Euro-deputato italiano Mario Borghezio, esprimeva la sua solidarietà all’assassino Anders Breivik senza che ciò abbia suscitato la benché minima indignazione in seno all’Unione Europea.

Un’unione molto attiva quando si tratta di individuare i cattivi africani nel momento in cui quest’ultimi dimostrano il rifiuto alla sottomissione dei loro paesi.

Oggi un eurodeputato può rallegrarsi della morte di decine di bambini europei (norvegesi) senza che ciò turbi l’Unione Europea che, ufficialmente, si preoccupa moltissimo per la sorte dei cittadini libici.

Per capire il grado d’evoluzione del declino dell’occidente, per avere un paragone, nel 2000 Vienna subiva delle sanzioni diplomatiche per protesta contro l’alleanza tra i conservatori austriaci di Wolfgang Schüssel e il FPO, partito di estrema destra diretto allora da Jörg Haider. Nel 2000, su 15 paesi dell’Unione Europea di allora, 13 erano governati da partiti di sinistra. Oggi, i 27 paesi sono quasi tutti diretti da partiti di destra e estrema destra che hanno fatto dell’odio nei confronti dei non bianchi, il punto centrale del loro programma politico e il tema principale delle loro campagne elettorali.

Infine, oggi, l’Unione Europea è la personalizzazione delle idee di Anders Breivik, cioè dell’odio verso coloro che non sono bianchi, tutti coloro che non sono di origine europea.

Lo sdegno e il disprezzo con il quale si sono comportati ieri in Costa d’Avorio umiliando un presidente democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un uomo ritenuto docile e in Libia, oggi, decretando che un presidente debba lasciare il suo paese con tutta la sua famiglia, ci dimostra quanto ci detestano, quanto detestano noi africani.

Perché non provano lo stesso sentimento contro la Siria, contro Myanmar dove una candidata che ha vinto le elezioni è stata arrestata, dove dei monaci sono stati uccisi senza che il TPI [Tribunale Penale Internazionale, NdT] se ne preoccupi più di tanto.

Quanto ci detestano!

L’Europa intera è entrata in crisi a causa dell’arrivo di qualche centinaio di rifugiati tunisini sul loro suolo mentre la stessa Tunisia accoglieva in silenzio 1 milione di rifugiati venuti dalla Libia a causa di una guerra creata da quegli stessi europei contro la Libia.

Ecco ciò che è ancor più sorprendente in tutto ciò: come spiegare che dei leaders politici europei, che chiamo SUPER-BUGIARDI, decidano impunemente di venire e bombardarci, di fare degli incontri al di fuori dell’Africa per decidere del nostro futuro, per decidere del nostro destino senza che ci sia un’onda di proteste da parte dei Capi di Stato africani i quali ancora non hanno capito che non devono più avere paura perché l’occidente furioso non ha più i mezzi per condurre
la benché minima pressione su una qualsiasi cosa in Africa.

Perché l’affare coloniale dell’Occidente in Africa è finito. Come aveva previsto Adam Smith, quando per troppo tempo ci si è abituati a dei vantaggi non dovuti, ci si crea una normalità artificiale. E il giorno in cui coloro che, per ignoranza o ingenuità, rinunceranno ai loro diritti e ai loro vantaggi che mantengono questa situazione artificiale, dovranno affrontare momenti molto duri.

E non sarà la guerra contro la Libia che cambierà la rapidità di questo declino, di questa dolce discesa verso l’inferno economico.

 

La 2a e ultima parte sarà pubblicata domani

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