La Nigeria diventa la prima economia africana

Secondo le ultime notizie rilasciate ad inizio aprile da Yemi Kale, referente delle autorità nigeriane, il paese con capitale Abuja avrebbe sorpassato il Sud Africa per quantità di Prodotto Interno Lordo (PIL) che si aggirerebbe intorno ai 510 miliardi di dollari registrati nel 2013 secondo le stime dell’Ufficio Nazionale di Statistica.


La Nigeria, che in realtà aveva già registrato un grande passo avanti nella propria competizione economica nel continente nel 2012 arrivando ad un PIL di circa 453 miliardi di dollari, oggi è diventato il paese più ricco di tutta l’Africa.

Il sorpasso su Pretoria è arrivato in realtà grazie al così detto fenomeno chiamato “rebaising”, cioè l’aggiornamento del metodo e dei dati utili per calcolare il PIL, mai variati nel paese dal 1990 nonostante i molteplici richiami degli esperti statistici dell’ONU.

Nel calcolo precedente, infatti, oltre alla vendita all’estero di petrolio (estremamente importante per la situazione economica del paese) non venivano inseriti nel conteggio settori oggi determinanti per la situazione nigeriana come i servizi, la telecomunicazione, internet e la più grande industria cinematografica del paese “Nollywood” che da sola produce più di 3,7 miliardi di euro annuali.

I dati stimati per il futuro che comprendono tutte le nuove opportunità economiche implementate dal paese negli ultimi anni vengono confrontati dal National Bureau of Statistics con quelli del 2010, registrando quindi una previsione di crescita di circa il 60%.

Ma per gli esperti e non solo il confronto con il Sud Africa sembra improponibile.

Secondo i dati forniti dalle istituzioni nigeriani, infatti, dopo gli ultimi aggiornamenti, il PIL pro-capite per ogni nigeriano si aggira intorno ai 2688 dollari (1555 nel 2012 calcolati senza rebasing) estremamente lontani dai 7500 del Sud Africa, senza considerare che gli ultimi dati disponibili in materia dimostravano come nel 2010, circa il 61% dei 170 nigeriani viveva con meno di un dollaro al giorno, dimostrando una forte diseguaglianza della distribuzione del reddito al proprio interno.

La Nigeria è ancora oggi uno dei paesi africani con una forte instabilità politica e una forte corruzione capillarmente diffusa in tutti i settori (secondo l’associazione Transparency International la Nigeria è al 144esimo post su 177 su cui viene calcolato l’indice per livello di corruzione) ed i livelli di mancanza di innovazione per quanto riguarda infrastrutture ed investimenti nell’istruzione rende la realtà nigeriana ancora molto difficile per gli investimenti esteri non riguardanti la realtà petrolifera nel paese.

Ci sono anche però studiosi meno pessimisti che riconoscono in Abuja una nuova opportunità, non solo per lo stesso territorio nigeriano.

John O’Neil, economista coniatore del termine BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) per Goldman e Sachs riguardante le economie emergenti ha in realtà di recente coniato una nuova sigla MINT (Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia) per riferirsi alle nuovissime economie emergenti inserendo appunto anche proprio la Nigeria che con il suo tasso di crescita annuale che si gira intorno al 7% secondo lo studioso, sarà uno dei paesi dove investire sfruttando anche la mancanza di barriere linguistiche del paese dal momento la lingua ufficiale è l’inglese.

Per mantenere questa situazione e sfruttarla al meglio, la Nigeria dovrà dimostrare, a livello internazionale, di voler combattere realmente la diffusa corruzione e di investire a livello internazionale per rilanciare l’immagine e la sicurezza del paese.

di Jonathan Mastellari

 

 

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