La crisi in Siria vista da un giovane africano

COME INTERPRETARE LA REAZIONE DELLA CINA NELLE CRISI IN LIBIA ED IN SIRIA?

di Djia JudeLe questioni della Costa d’Avorio, della Libia e ora della Siria mettono in evidenza diverse realtà di cui due hanno attratto maggiormente la mia attenzione.

In tempi di guerra, si ricorda sempre il numero (talvolta approssimativo) dei morti e il nome degli istigatori. Si e’ parlato per lo più del ruolo della Francia in Costa d’Avorio, della Nato in Libia e oggi della Cina e della Russia in Siria. Ma se la Libia e’ stata bombardata perché la Cina e la Russia sono rimaste indifferenti al momento del voto sulla zona d’esclusione aerea del cielo libico, oggi devo constatare che la Siria rimane nell’impasse senza risolvere il suo problema di ribellione solo perché i russi e i cinesi oppongono il loro veto a ogni intervento militare contro il regime siriano. Se da una parte si capisce l’interesse militare dei russi per quel paese, dall’altra mi domando se e’ lo spettro libico che spinge i cinesi a seguire i russi oppure si tratta semplicemente d’una nuova guerra ideologico-strategica tra i diversi membri del consiglio di sicurezza. Ciò che si mette in evidenza in queste contrapposizioni ideologiche, e’ la tesi secondo cui coloro che dominano il mondo economicamente (e anche militarmente) scelgono al posto dei più deboli. Questo mi conduce a constatare oggi la potenza commerciale della Cina nella nostra Africa.

Le cifre moltiplicate per venti dal 1997

La recente tournée del segretario di stato americano Hilary Clinton in Africa ha attirato l’attenzione sui giochi delle potenze nel continente. La Cina ha preso il posto permanente del rappresentante di Taiwan al consiglio di sicurezza dell’ONU nel 1971 dopo aver sottolineato con forza il suo interesse per l’Africa durante la conferenza di Bandoeng nel 1950, concretizzandosi nel sostegno ai movimenti anticolonialisti in Algeria e in Angola.

Tuttavia, quell’interesse cinese per l’Africa era più ideologico che economico.

E’ solo negli anni 2000 che la Cina si sveglia da quello che possiamo chiamare il suo sonno, un risveglio che si materializza con l’organizzazione nel 2006 a Pechino del primo summit cinese-africano. Secondo le cifre pubblicate da François Lafargue nel 2009, i rapporti commerciali tra la Cina e l’Africa si sono moltiplicati per venti dal 1997, posizionando cosi’ la Cina al rango di secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti. Partendo da questa corsa cinese in Africa, non si può capire perché quel paese fa in Siria esattamente ciò che ci si sarebbe aspettato che facesse in Costa d’Avorio e in Libia. Tuttavia, se « la Cina non ha interessi in Siria », come ha detto lo stesso Wen-Jiabao, possiamo concludere che i grandi sono corsi in aiuto del più debole?

« Chiediamo a tutte le parti in Siria di porre fine alle violenze, di evitare le perdite di civili innocenti, di ristabilire l’ordine il più presto possibile, e di rispettare le ragionevoli aspirazioni del popolo siriano per le riforme e la salvaguardia dei loro interessi », ha sottolineato Liu Weimin (portavoce del ministero cinese degli affari esteri). « Ciò serve agli interessi fondamentali della Siria e del suo popolo » ha aggiunto.

L’assenza d’interessi cinesi in Siria e la posizione sostenuta da quella che e’ ormai la 2a potenza economica mondiale, sono quanto meno sorprendenti in una logica puramente mercatista, quale quella che si crea normalmente nelle relazioni internazionali.

Tuttavia permane un problema. Alla luce degli ultimi avvenimenti, possiamo dire che i cinesi hanno capito solo ora che gli altri membri del consiglio di sicurezza fanno molto spesso il doppio gioco? Se la risposta e’ affermativa, possiamo affermare allora che oramai tutti i paesi potranno contare sul loro protettore? E se la risposta e’ negativa, che cosa nasconde la posizione cinese sulla Siria?

Il gioco cinese e gli insegnamenti da ricordare

Mi sembra che la risposta alla precedente domanda sia negativa per la semplice ragione che non si può restare con delle persone per quanto queste siano state esperte della politica degli altri, con le crisi succedutesi dal 1971, vedere come queste sono state gestite, e poi comportarsi come se questo modo d’agire ci sia estraneo.

L’indifferenza cinese (per quanto si può capire dal suo astenersi al momento del voto), secondo me attesta semplicemente il fatto che, al di fuori dei suoi interessi economici ancora limitati sul continente africano, il protettore dell’Africa ancora non esiste; ciò vuol dire che gli africani devono contare ancora su loro stessi, non dimenticando che la cooperazione non si basa mai sulla pietà ma solo su ciò che si apporta strategicamente nella giungla mondiale.

Quindi e’ urgente per gli africani tirare le conclusioni. La giungla ha le sue regole che anche il più debole deve conoscere. Avendo preso conoscenza di queste regole, al debole non resta che una sola cosa da fare: diventare forte oppure rendersi indispensabile per il forte. Così dobbiamo capire che l’uso della cooperazione tra il forte e noi non potrà essere utile a meno che il forte non capisce che la nostra scomparsa significa la sua scomparsa. La Russia ha ben capito che un regime pro-occidentale in Siria significa la distruzione della sua posizione centrale nella regione. Ad oggi, quale stato africano si e’ reso indispensabile per la Cina?

 

Djia Jude
Jude.djia@gmail.com

 

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