Incontro col fotografo e blogger… Nana Kofi Acquah

Il blog Africaisacountry ha pubblicato oggi la sua rubrica settimanale sui fotografi africani. Questa settimana ci ripresenta i lavori del fotografo ghanese Nana Kofi Acquah.

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La nostra rubrica settimanale sui blog fotografici africani e/o tumblrs, continua. Per  informazioni e vedere di chi abbiamo parlato in precedenza, vai qui [in inglese]. Questa settimana parliamo del fotografo ghanese Nana Kofi Acquah. Se leggi abitualmente AIAC, saprai che questa non è la prima volta che parliamo di Nana o del suo lavoro. Sean si è accorto del suo lavoro per la prima volta nell’ Ottobre 2011 e lo scorso settembre Tom gli ha chiesto quali sono le sue 5 foto preferite, quindi non è uno straniero in questo blog. Questa volta, nell’ambito della nostra iniziativa, Tamerra Griffin, una studentessa di Africana Studies and journalism alla New York University, ha chiesto a Nana di raccontarci il suo passato, le sue influenze e i lavori del suo famoso blog, sottotitolato “Una finestra sul Ghana e sull’Africa.”

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Cosa ti ha spinto ad aprirti una pagina su blogspot?

Ho avviato il blog in un momento in cui era molto costoso commissionare un sito internet per se stessi e io non me lo potevo permettere. Anche se il motivo iniziale che mi ha spinto ad aprire il blog è stato quello di poter mettere le mie foto e sperare che ciò mi aiutasse col mio business, notai subito che il blog mi dava l’opportunità di condividere molto di più che non solo le mie foto.

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Come decidi di scrivere un post/racconto?

Non ho nessuna regola d’oro. Anche se ho fatto dei post sul mio blog con foto scattate al di fuori dell’Africa, un mio post standard sarebbe su un racconto africano.

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Quali sono le pagine che visiti regolarmente per il loro contenuto e perché ti ispirano?

Mi piace visitare photojournalismlinks.com perché è un grande contenitore per tutto ciò che è buon fotogiornalismo attualmente nel mondo.  aphotoeditor.com è un altro dei miei siti preferiti. Leggo molte cose a casaccio, non necessariamente connesse con la fotografia. C’è molto di più nella mia vita oltre a scattare foto.

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Chi è il tuo fotografo preferito o il tuo movimento fotografico preferito attualmente nel continente e non solo?

Quando ho iniziato a scattare foto, avevo fatto pochi studi sulla fotografia africana. Non c’era molto che si potesse trovare facilmente, anzi la situazione non è cambiata molto da allora. Ho scoperto il lavoro di alcuni grandi fotografi africani nel tempo ma la mia ispirazione iniziale proviene dalle legende come Henri Cartier Bresson, Richard Avedon e tutti quei fotografi di Life e Magnum.

Come fai a far notare le tue pagine rispetto alle altre che parlano di fotografia africana?

Penso che la differenza tra il mio blog e gli altri stia nel come vediamo l’Africa. Non penso che l’Africa sia un caso senza speranza, la vedo come un work in progress. C’è anche il fatto che la maggior parte delle persone che bloggano sull’Africa non necessariamente hanno la stessa competenza in fotografia e scrittura che ho io. Prima di diventare fotografo, infatti, lavoravo come scrittore a tempo pieno.

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Il titolo del tuo blog è Una finestra sul Ghana e sull’Africa. Senti che le tue pagine aggiungano o cambino la percezione delle persone sul Ghana e sull’Africa?

Cambiare le percezioni è dura. Voglio credere che in una certa misura sto contribuendo ma non lo considero un mio obiettivo.

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Voglio conoscere le tue esperienze con i soggetti, visto che i tuoi saggi fotografici sembrano emulare i profili delle persone. Cosa vuol dire fotografare qualcuno che ha l’HIV? Fai uno sforzo per rimanere obiettivo o sei deliberatamente soggettivo?

Genuinamente sono interessato nelle persone e nei racconti delle loro vite; penso che la maggior parte delle persone siano capaci di distinguere la differenza tra un fotografo che vuole scattare loro delle foto e scappare, e un altro che è veramente interessato a loro. Si dice che “il pregiudizio è il lucchetto sulla porta della saggezza”, e io sono completamente d’accordo che è anche un ostacolo per realizzare degli ottimi ritratti delle persone. Il lavoro di un fotografo non è quello di giudicare. Io sono un racconta storie. Voglio sentire dove sono state le persone, dove sono e dove stanno andando. E’ un grave ingiustizia fotografare le persone ma non ascoltarle.

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Voglio anche sapere del tuo approccio allo scatto fotografico in paesi al di fuori del Ghana. Sembra che tu sia molto consapevole della tuo essere “ghanese”, soprattutto quando si parla di politica. Come entra in gioca il tuo fattore “ghanese” negli altri spazi? Influisce sul livello di accesso che puoi avere lì?

Ricordo un ufficiale della dogana nigeriana che fissò il mio passaporto e mi chiese in Pidgin [English, NdT]: “Dove hai preso questo passaporto del Ghana?” Pensava che fossi un nigeriano che si voleva far passare per un ghanese. Sono stato scambiato per uno del posto in Gambia, per ivoriano in Costa d’Avorio, un keniano in Kenya, per un ugandese in Uganda. Il mio essere “ghanese” è molto visibile solo nel mio blog. In base alla mia esperienza, le persone non ti discriminano mai perché sei ghanese, di solito lo fanno perché sei un fotografo e non ci si può fidare di un fotografo.

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Infine, se non ti dispiace, di solito chiediamo agli intervistati altre cose oltre alle loro foto o ai loro blog. Cosa ne pensi degli ultimi sviluppi in Mali?

Il Mali è un paese bellissimo con persone bellissime. Solo un anno fa, sembrava così stabile e calmo e poi è successo tutto ciò. Tutti sanno che hanno avuto un problema di leadership ma quel colpo di stato non era giustificato. E’ stata la perfetta opportunità di cui avevano bisogno gli islamisti. Spero che tutto ciò finisca presto e che le persone ritornino alle loro vite normali.

E che mi dici del calcio? Cosa prevedevi per la Coppa d’Africa 2013

Credevo che il Burkina Faso prendesse la coppa e che i miei fratelli e le mie sorelle nigeriane piangessero con noi. Ovviamente non posso guadagnarmi da vivere come indovino.

* Tamerra Griffin è nata in California ed ha ottenuto un master degree in giornalismo e studi africani presso la New York University. I suoi interessi, sia personali che accademici, comprendono il femminismo, la cultura pop, e le collaborazioni musicali transatlantiche. 

 

Fonte: Africaisacountry.com

 

 

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