I migranti si preparano a farsi sentire

Descrivere gli immigrati come portatori di tutte le negatività possibili non è più qualcosa di nuovo e originale in Italia.

Tuttavia la storia si sta riequilibrando grazie al fatto che molti migranti si stanno rifiutando di stare in disparte nei loro ghetti e stanno anche chiamando altri a fare lo stesso.

Faustin Akafack è un cittadino del Camerun che vive a Bologna. Parlando a Firenze durante l’incontro Terrafutura, un forum per il multiculturalismo sociale e culturale frequentato da migliaia di visitatori giunti da posti molto diversi, ha parlato della sua esperienza con la webradio che ha fondato, www.Asteriscoradio.com,  e la sua voglia di informare altri migranti.

Innanzitutto perché hai voluto fondare questa radio?

Mi sono sempre occupato di radiofonia sin da quando ero un ragazzo. E con tutte le negatività che vengono fuori dalle cronache sugli immigrati, ho deciso di velocizzare i tempi rispetto a quanto avevo previsto. Ho iniziato nel 2003 preparando dei programmi radiofonici e inviandoli agli studi che erano interessati e disponibili a mandarli in onda. Il problema però era il poco tempo a disposizione che non mi permetteva di trasmettere le informazioni che volevo. Nel 2005 è stata finalmente fondata Asteriscoradio ed il suo successo è stato più che un incoraggiamento ad andare avanti per tutti questi anni.

Non sembri una voce nuova alla radio!

No, infatti ero un presentatore nel mio paese, il Camerun, e ho realizzato cose simili anche in Francia. Per quanto riguarda il business della radio e altre attività editoriali so come cavarmela.

Pubblichi anche un piccolo giornale (Il Taburi), che cosa lo rende diverso dagli altri?

Al contrario di quanto fanno altre agenzie di informazione, noi ci concentriamo su quelle che riguardano i migranti riducendo le complessità grammaticali per facilitarne la comprensione. In fondo l’informazione ha più valore quanto più può essere capita.

Un progetto come il tuo richiede molti fondi, come riesci ad andare avanti?

La cosa più importante è che io ci creda così come ci credono tutte le persone che mi sostengono moralmente e che mi incoraggiano.
I soldi per le attività sono tutti ricavati internamente. Ovviamente sono i soldi che dovrebbero essere usati per altri progetti in Africa. Comunque sia, visto che stiamo cercando di rafforzarci qui, ogni altro progetto può aspettare.

Com’è stato il primo approccio nel coinvolgere i migranti africani, specialmente quelli che stanno a Bologna dove vivi?

E’ stato difficile all’inizio, ma con il passare del tempo hanno capito a poco a poco che si trattava di un progetto serio e sostenibile. Il nostro target era infatti la comunità di migranti. Dopo abbiamo scoperto che anche gli italiani erano interessati in ciò che facevamo. Oggi è un punto di contatto per entrambe le comunità per raccontare la propria versione di ogni storia.

Ewanfoh Obehi Peter

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