Festival cinema africano: perché?

 

Mentre la 32esima edizione del Festival di Cinema Africano si avvia verso la serata conclusiva di domani [25 novembre 2012], in cui finalmente si sapranno i nomi dei vincitori delle sezioni in concorso, quale film avranno scelto il pubblico in sala, la giuria Viaggiatori e Migranti, quella speciale del carcere di Montorio, Cinema al di là del muro, e quelle (altrettanto speciali) dell’Associazione degli studenti africani di Verona e delle Scuole, si voleva dare il senso di questi 32 anni di un impegno, oramai divenuto storico, dando voce ai tre promotori del Festival: il Centro Missionario Diocesano di Verona, la Fondazione Nigrizia onlus e ProgettoMondo Mlal.

Don Giuseppe Pizzoli, direttore del Centro Missionario Diocesano di Verona, parte dalla storia dei veronesi, dalle comunità locali che per anni, quando gli immigrati eravamo noi, «si sono trovate provocate ad allargare i loro orizzonti, oltre gli oceani, con sguardi nuovi su popoli, culture e tradizioni molto lontane, che sono divenute un po’ più familiari attraverso le lettere e i racconti di tanti figli della nostra terra.».

«Questa apertura al mondo e alle diverse culture trova oggi nuovi canali e nuove modalità di espressione. E la presenza sul nostro stesso territorio di tanti immigrati ci costringe a confrontarci in maniera sempre più frequente, ma anche sempre più profonda con le loro culture e tradizioni. Il Festival di Cinema Africano si inserisce in questa storia ed è diventato ormai patrimonio della cultura e tradizione veronese». Ecco perché per il Centro Missionario Diocesano «continuare a organizzare, promuovere e sostenere il Festival non è solo un grande onore, ma anche un dovere di fedeltà alla vocazione missionaria e universale della nostra Chiesa e del nostro territorio».

Spiegare il legame che intercorre tra i missionari comboniani della Fondazione Nigrizia e l’Africa è fin troppo facile, visto il motto del loro fondatore, Daniele Comboni: salvare l’Africa con l’Africa che, spiega Fabrizio Colombo, missionario comboniano e co-direttore artistico del Festival «non è semplice umanitarismo, o peggio ancora “colonialismo spirituale”, ma la fiducia e la certezza che questo continente è ricco di bellezza umana e spirituale, ed è attraverso la cultura che può esprimersi e trovare un posto nel mondo».

« È in quest’ottica che si situano i 32 anni di impegno dei comboniani per il cinema africano. Non si parla dell’Africa, delle sue sfide e delle sue speranze, da “esperti” esterni, che hanno la presunzione di sapere già tutto: il Festival è occasione di incontri, scambi e condivisioni con l’africano stesso che è artista, scrittore, attore o solo pensatore libero. Il cinema, per il suo impatto popolare, è uno strumento importante per aiutare il pubblico italiano a ridimensionare la propria idea dell’Africa, ad averne una visione reale, a evitare la riduzione ad uno stereotipo infelice, per innescare un’empatia tra popoli lontani».

E il neo vicepresidente di Fondazione Nigrizia, Venanzio Milani è felice di raccogliere un’eredità storica divenuta importante per la città scaligera.

La sfida che il Festival offre è quindi innanzitutto di tipo culturale e deve iniziare sin dalle scuole, un contesto da sempre seguito da ProgettoMondo Mlal, una ong di cooperazione internazionale che guarda lontano partendo dal vicino, dal locale, per formare piccoli cittadini del mondo. «In una società che spinge a risolvere con un “gesto caritatevole” il problema della giustizia e della solidarietà, è difficile capire le culture e le sensibilità che vi stanno dietro. Noi come ProgettoMondo Mlal – spiega il presidente Mario Lonardi – siamo impegnati nell’accompagnare da vicino lo sviluppo nei Paesi del Sud del mondo, ma siamo altresì convinti che i problemi e le sfide che si presentano alla nostra società locale si possano e si debbano affrontare con la consapevolezza e la conoscenza che deriva dal confronto e dal dialogo tra culture, storie e religioni. In questa prospettiva il Festival rappresenta per la società veronese un’opportunità importante, specialmente per le giovani generazioni che attraverso la produzione creativa di un film possono acquisire una “confidenza” nuova e consapevole nell’incontro con “l’altro”. E a dimostrarlo c’è l’esponenziale aumento delle adesioni al Festival che ci arrivano dal mondo della scuola».

 

Fonte: comunicato stampa

 

 

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