Everyone group lancia appello per eritrei in Sinai

Appello per la liberazione degli eritrei nel Sinai e per il loro reinsediamento nell’Ue

Le Istituzioni internazionali cominciano a rispondere ai nostri appelli, a partire dall’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, fino al Rapporteur Ue sul reinsediamento dei migranti in Europa.

Anche il governo dell’Egitto inizia a dare segni di vita in questa vicenda.

Questi interventi, anche se a volte rallentati da diplomazia e burocrazia, sono la sola via per combattere il traffico di esseri umani e il mercato nero degli organi. Non tutti sanno che i migranti che non pagano il riscatto finiscono proprio sul mercato degli organi, mentre le giovani donne finiscono in quello della prostituzione.

Fonti locali ci riferiscono che oltre ai 250 migranti, ve ne sono attualmente altri 2000 circa, prigionieri in edifici o container sotterranei di città del Sinai, in Egitto e nei Territori.

Dietro questo traffico che frutta milioni di euro ogni mese, vi sono le grandi organizzazioni mafiose e terroristiche: la Muslim Brotherhood e Al Qaeda.

Ecco il perché dei timori che le autorità egiziane hanno riguardo all’intervento delle forze dell’ordine. Ma il solo modo di sconfiggere questa terribile piaga che causa lutti, situazioni di schiavitù e la perdita di tutti i diritti da parte dei migranti è quello di parlarne, di chiedere giustizia, di denunciare le violazioni.

I media e l’opinione pubblica possono essere fondamentali in questa grande istanza di civiltà e umanità.

Roberto Malini

Azione urgente: chiediamo la liberazione dei profughi africani prigionieri dei trafficanti nel Sinai e il loro reinsediamento nell’Unione europea

Milano, 22 dicembre 2010

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon

All’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navanethem Pillay

All’Alto Commissario ONU Per i Rifugiati António Guterres

Allo Special Rapporteur ONU per il Traffico di Esseri Umani Junko Tadaki

Al Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buziek

Al Rapporteur sul Programma di Reinsediamento nell’Ue Rui Tavares

Al Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso

Al Presidente del Consiglio dell’Unione europea Yves Leterme

Al Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy

Al Presidente della repubblica Araba d’Egitto Hosni Mubarak

Alla Signora Suzanne Mubarak

Al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas

Ai governi e alle Istituzioni democratici

Da oltre un mese, circa 250 profughi eritrei sono nelle mani dei trafficanti del Nord del Sinai. Otto ragazzi sono stati assassinati, quattro sono scomparsi verso il mercato nero degli organi. Cento eritrei sono stati trasferiti in un campo di concentramento sconosciuto, forse nei Territori Palestinesi.

Decine di giovani donne e bambini hanno subito stupri e violenze. Tutti i profughi hanno subito torture e percosse. Le donne incinte hanno perso i bambini e molti prigionieri sono in fin di vita. Hanno pagato 2000 dollari ai trafficanti di Hamas per raggiungere il confine israeliano, ma i loro aguzzini vogliono 10.000 dollari a persona. Mangiano cibo scarso e scadente e sono costretti a bere la propria urina. La maggior parte dei migranti pensano al suicidio.

Nonostante l’intervento delle Nazioni Unite. Nonostante una risoluzione urgente del parlamento europeo. Nonostante lo sdegno di tutto il mondo civile. Nonostante il supporto e la documentazione offerti dall’Agenzia Habeshia, dal Gruppo EveryOne e da una rete di ong per i diritti umani.

Nonostante tutto ciò, fino a oggi le autorità non hanno compiuto alcun sopralluogo nelle località che sono state loro segnalate (nella città di Rafah), non hanno ascoltato i testimoni che sono stati loro indicati, non hanno attuato alcun tentativo per salvare i profughi. Il motivo è chiaro: dietro il traffico e i tunnel che collegano Egitto e Territori Palestinesi; dietro le estorsioni e le torture, gli stupri e gli omicidi; dietro l’immondo traffico di esseri umani e di organi; dietro i crimini che servono a finanziare il terrorismo e ad arricchire persone senza scrupoli si nascondono organizzazioni criminali così potenti da poter sfidare persino il governo: la Muslim Brotherhood (cui fa capo anche Hamas) e Al Qaeda.

Si tratta tuttavia proprio per questo di una sfida epocale per le civiltà, che il governo egiziano è tenuto ad affrontare con urgenza, non solo per liberare 250 esseri umani caduti in un orrore che ci ricorda Auschwitz, ma anche per recuperare la forza e l’indipendenza che sono alla base dei valori democratici e repubblicani. A fianco del governo della Repubblica d’Egitto devono però schierarsi in questa azione per la civiltà e la vita, offrendo tutto il loro sostegno, l’Autorità Nazionale Palestinese, le Nazioni Unite, l’Unione europea e tutte le Istituzioni democratiche.

Ecco perché chiediamo al Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Hosni Mubarak e a sua moglie Suzanne (una donna che da tempo si impegna contro il traffico di esseri umani) di assicurasi che governo e autorità stiano svolgendo indagini efficaci e abbiano una reale intenzione di liberare i prigionieri e punire i loro aguzzini.

Ecco perché chiediamo al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas di collaborare alle operazioni di salvataggio dei profughi, identificando i loro sequestratori palestinesi, il cui capo è il famigerato Abu Khaled, che appartiene all’organizzazione Hamas. Gli chiediamo inoltre di combattere l’orrendo traffico di esseri umani e organi che passa attraverso i tunnel fra Rafah e la Palestina, gestiti da Hamas.

Ecco perché chiediamo alle Nazioni Unite e in particolar modo all’Alto Commissario per i Diritti Umani, all’Alto Commissario per i Profughi e allo Special Rapporteur sul Traffico di Esseri Umani di esercitare la massima pressione sui governi che possono ancora salvare i profughi ridotti in schiavitù e combattere l’odioso traffico di esseri umani.

Ecco perché chiediamo al Parlamento dell’Unione europea e in particolar modo al Rapporteur sul Programma di Reinsediamento nell’Ue di continuare ad esigere dai governi di Egitto e dei Territori Palestinesi un’azione efficace mirata alla liberazione degli ostaggi e alla cattura dei trafficanti assassini. Chiediamo loro inoltre di garantire un piano di accoglienza e reinsediamento per i 250 migranti africani all’interno dell’Unione europea.

Ecco perché chiediamo a tutte le Istituzioni civili e democratiche di vigilare e chiedere a gran voce giustizia per i migranti nel Sinai, prima che sia troppo tardi.

Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
Per l’Agenzia Habeshia, don Mussiè Zerai

EveryOne Group
+39 3934010237: +39 331 3585406
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