Etiopia: testimonianza di un volontario in viaggio

Quest’estate, al posto della classica vacanza al mare, un gruppo di dieci giovani di cui facevo parte, ha trascorso un mese in Etiopia. La voglia di vivere un’esperienza con NADIA Onlus è maturata quando siamo venuti a sapere dei viaggi consapevoli che l’associazione propone nei paesi in cui è impegnata da anni con progetti di solidarietà e di cooperazione allo sviluppo a favore dei bambini.Gruppo-sul-muro 300 Dopo due settimane di volontariato ad Addis Abeba, che ci hanno aperto gli occhi su tutto un mondo nuovo, siamo partiti a bordo di un pulmino alla volta dell’Etiopia del Nord, dove abbiamo visitato luoghi ricchi di storia, incontrato gente meravigliosa e ammirato paesaggi mozzafiato mai visti fin d’ora.

Nella prima parte del viaggio, siamo stati ospitati nel centro di NADIA Onlus ad Addis Abeba, una struttura in cui sono presenti una casa famiglia ed alcuni laboratori artigianali, che danno lavoro a donne che altrimenti non avrebbero nessun’altra possibilità occupazionale.

Il volontariato si è svolto attraverso varie attività, che hanno permesso ad ognuno di sfruttare al meglio le proprie capacità. C’è chi ha insegnato inglese ai bambini orfani della casa famiglia, chi matematica, e chi invece li ha intrattenuti giocando. Poi tutti insieme, abbiamo ristrutturato un orfanotrofio nelle vicinanze, gestito da NADIA Onlus. Le cose da sistemare sono state molte: abbiamo dovuto pitturare le pareti, stuccare i buchi nei muri e fare manutenzione di tutti i tipi, la casa era ridotta veramente male. Nello svolgere tutti questi lavori siamo stati sempre affiancati dai ragazzi orfani, in questo modo abbiamo potuto insegnare loro a lavorare in maniera funzionale e metodica ( per esempio verniciare un soffitto mettendo dei giornali sotto per non sporcare la moquette gli è sembrata una cosa strana).

Donare un po’ del proprio tempo per aiutare e fare amicizia con questi ragazzi e bambini, che provengono da situazioni veramente disagiate, ci ha dato grande felicità. Più che dare, ciò che abbiamo fatto è ricevere. Il valore umano di un’esperienza del genere è stato enorme. I sorrisi di questi bambini, che hanno visto nel nostro arrivo una novità e un’occasione di scambio e divertimento, sono ricordi che non ci dimenticheremo mai. La vita sociale nella struttura di NADIA Onlus è stata ricca di emozioni e relazioni. Abbiamo stretto ottimi rapporti, oltre che con i bambini, con le cuoche e le signore nei laboratori. Ci volevano un gran bene, a tal punto che quando siamo andati via avevano tutte gli occhi lucidi.

Dopo due settimane di attività solidali nella capitale, il nostro compito umanitario si è in parte concluso, e siamo partiti con un referente di NADIA, nostra guida e insostituibile compagno di viaggio, verso il nord del paese, sede di grandi meraviglie non solo paesaggistiche ma anche architettoniche. La prima tappa è stato il mercato del lunedì di Bati, un minuscolo villaggio che ospita un immenso mercato all’aperto, in cui affluiscono decine di migliaia di persone da tutto il paese. Addentrarsi nelle vie, tra cammelli e merci di tutti i tipi, è stato sensazionale.

Da Bati ci siamo diretti verso Lalibela, un luogo dove mille anni fa è stata costruita la Gerusalemme d’Africa (gli etiopi sono in maggioranza cristiani ortodossi), con quasi venti chiese scavate nella roccia, e non frontalmente come ci si aspetterebbe, ma verso il basso. Ci siamo trovati quindi a guardare in giù e a vedere sotto di noi un’enorme scultura monolitica, che era però un monastero.

In seguito abbiamo visitato Gondar, la Camelot d’Africa. Ci sembrava impossibile che in Africa potesse esserci una città del genere, piena di castelli e mura medievali, eppure questo continente ti stupisce sempre. L’Etiopia inoltre è stata per alcuni anni colonia italiana, e il retaggio coloniale è ancora fortemente visibile. Prendere un espresso su una terrazza con vista sulla Piazza (il nome non è cambiato da quando gli italiani hanno costruito questa zona centrale della città) in un locale in stile art déco è una cosa possibile solo a Gondar.

Da un sito Patrimonio dell’Umanità ne siamo passati ad un altro, le montagne del Simien, con vette che raggiungono anche i 4000 metri. Durante il nostro trekking, oltre agli incredibili panorami, siamo riusciti a vedere centinaia di babbuini gelada, una specie endemica della zona, e ci siamo avvicinati fino a poterli quasi toccare. Pranzare nell’hotel più alto d’Africa ha poi completato la giornata.

L’ultima tappa è stata l’esotica città di Bahir Dar, sulle sponde del Lago Tana (grande quattro volte il Lago di Garda!). Qui passeggiando tra i lunghi viali alberati con le palme, in un luogo denominato la Riviera degli Etiopi, abbiamo potuto veramente rilassarci. Abbiamo visitato le enormi cascate del Nilo Azzurro e un giorno abbiamo noleggiato una barca per visitare le isole del lago, ognuna con il suo monastero vecchio di molti secoli. Indimenticabile è stato l’aver potuto pagaiare su una delle tradizionali canoe del lago, fatta di papiro e con i piedi immersi nell’acqua, soprattutto perché a pochi metri da me c’era un ippopotamo che continuava a spalancare la bocca , decine di pellicani che mi fissavano e il martin pescatore che si fiondava in acqua alla velocità della luce.

Cosa che ha caratterizzato e reso avventuroso il viaggio è stato sicuramente il mezzo di trasporto, il nostro mitico pulmino Toyota. Abbiamo bucato varie volte, ci siamo bloccati nel fango, ma ce l’abbiamo sempre fatta. Viaggiare per strada, ci ha permesso di vivere il paese in maniera diversa. Quando ci fermavamo per una pausa, e tiravamo fuori il frisbee per giocare, decine di bambini ci si avvicinavano immediatamente, ed erano felicissimi quando donavamo loro penne, che avevamo portato apposta per loro. Un viaggio itinerante è duro da fare, soprattutto se in un continente come quello africano, dove le strade spesso non sono asfaltate e il traffico non è costituito dalle auto, ma dagli asini e i cammelli. Ma guardando indietro, penso che ogni fatica sia stata ripagata dai sorrisi dei bambini che ci salutavano mentre noi li sorpassavamo, a bordo del nostro pulmino.

Inoltre con il nostro mezzo siamo riusciti perfino ad arrivare al Presidio Slow Food del Miele di Wenchi, arroccato su un vulcano raggiungibile soltanto dopo trenta chilometri di strada, che definire sterrata è un eufemismo. Ci siamo sorpresi quando abbiamo visto che in un posto così sperduto era presente quest’organizzazione che promuove il cibo buono, ma eticamente giusto, a prova del fatto che Slow Food e il suo progetto Terra Madre non sono soltanto buone parole ma anche fatti.

Gli ultimi giorni, ritornati ad Addis Abeba, li abbiamo passati visitando questa enorme e caotica città, trascorrendo per esempio una mattinata al Merkato (il nome è rimasto quello italiano sin da quando fu edificato dai fascisti), il più grande mercato d’Africa.

Guardando i significativi progressi che l’economia di questo paese ha fatto registrare negli ultimi anni con tassi di crescita media del 9%, ti rendi conto di quanto l’Africa sia il continente della speranza ed il vero futuro del globo. India e Cina costituiscono il presente, paesi emergenti che ormai sono emersi come mercati sviluppati. L’Africa invece è un continente ancora tutto da costruire. Speriamo soltanto che questo grande potenziale non venga solamente sfruttato come sta ancora accadendo, ma venga distribuito equamente.

Noi, partendo con NADIA Onlus, che ci ha assistito durante tutto il corso del nostro viaggio, abbiamo voluto stare dalla parte della gente. Forse ciò che abbiamo fatto è una goccia in mezzo ad un oceano, ma donare un po’ del proprio tempo a chi ha bisogno ci ha fatto capire che bisognosi siamo anche noi, con la sola differenza che le nostre mancanze non sono di natura economica, ma umana.

Carlos Marchesini

 

Fonte: Nadia Onlus

 

 

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One thought on “Etiopia: testimonianza di un volontario in viaggio

  1. L’articolo trasmette partecipazione da parte dell’autore, sensibilità e solidarietà concreta, fatta di gesti e non di parole. Infine, fa venire voglia di andare e conoscere l’Etiopia.

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