Crisi ivoriana o anticipo guerra Cina-occidente?

La Cina accetterà di finanziare l’Europa e gli Usa per combatterla in Africa?

di Jean-Paul Pougala (*)

Dall’inizio della crisi ivoriana è stato detto tutto e il contrario di tutto. Gli occidentali sostengono quasi all’unanimità il signor Ouattara, che chiamano “presidente eletto”, mentre gli africani appoggiano quasi tutti il presidente uscente Gbagbo, che chiamano “presidente rieletto”.

Il presidente uscente, Laurent Gbagbo

Al di là delle scelte per l’uno o per l’altro presidente eletto o rieletto, è interessante notare che c’è un’altra battaglia questa volta a distanza che sta avendo luogo tra la Cina e l’occidente in Costa d’Avorio.

Questo avviene con appoggi militari diretti o indiretti.

L’occidente difende una vecchia idea d’Africa in cui controlla tutto tramite i suoi uomini di fiducia e si accomoda di buon grado della miseria di massa.

La Cina è quella che vuole cambiare le cose e fare dell’Africa la vetrina della sua potenza economica e militare al di fuori dell’Asia. Un aspetto questo che angoscia terribilmente l’Unione Europa e gli Usa.

Ma quest’ultimi avranno il coraggio e l’energia per resistere a lungo al rullo compressore cinese che ha deciso di fare dell’Africa uno dei pilastri della sua superpotenza in costruzione? Esattamente come gli Usa avevano fatto con l’Europa 66 anni fa.

Per gli africani, i due personaggi della nostra telenovela simboleggiano due concezioni opposte della politica africana.

Il signor Ouattara si definisce come « Houphouëtiste », cioè qualcuno che era apertamente ostile agli Stati Uniti d’Africa. Nel 1963, il suo mentore Houphouët Boigny insieme all’ex presidente senegalese Léopold Sedar Senghor erano i due principali becchini del sogno di Kwame Nkrumah di creare immediatamente gli Stati Uniti d’Africa.

Alassane Ouattara, presidente eletto dalla commissione elettorale

Per Senghor e Houphouët la relazione con la Francia era più importante di ogni altra necessità di autonomia africana.

Quest’ultimo aveva pronunciato la celebre frase: « Dicono di voler unire l’Africa dal Cairo a Città del Capo. Lo faranno senza di noi, senza la mia Costa d’Avorio ».

Le conseguenze sono ormai note: l’OUA (Organizzazione per l’unità africana) è nata come una nullità con un solo programma caro a Senghor e Boigny : « intangibilità delle frontiere ereditate dalla colonizzazione europea » e addio al vecchio sogno di Nkrumah contenuto nel suo libro premonitore pubblicato nel 1961 dal titolo: AFRICA MUST UNITE (l’Africa si deve unire se non vuole conoscere in futuro solo fame, povertà e guerre).

Mettere fine alla triste parentesi dell’OUA era una priorità per Gbagbo sin dal suo arrivo al potere nel 2000 per passare alla nuova Unione Africana (nel 2002) come tappa intermedia verso la creazione degli Stati Uniti d’Africa.

Oggi il signor Ouattara continua sulla stessa via di Houphouët: ignora le istituzioni della Costa d’Avorio (il consiglio costituzionale) e preferisce aspettare la sua legittimità che arrivi da Parigi o da Washington. Chiede a una parte del mondo di venire a fare la guerra per uccidere una parte del popolo ivoriano. Chiede di affamare i funzionari ivoriani privandoli del loro salario. Chiede alla Francia d’organizzare dei commando sotto la copertura dell’Ecowas (Comunità economica dell’Africa occidentale) e, come Houphouët, non ha mai spiegato cosa conta di offrire alla Francia in cambio.

Agli apprendisti stregoni della teoria delle guerre lampo ho voglia di dire: nessuna elezione, nessun leader politico merita che ci sia una sola vita perduta. Gli uomini passano, gli imperi svaniscono. Ma le cicatrici d’una guerra non finiscono mai. Può il caso dell’Iraq esserci di lezione?

3 esempi fuori dall’Africa per spiegare i miei commenti:

– Il 19 dicembre 2010, si sono tenute le elezioni in Bielorussia, il presidente uscente ha proclamato la sua vittoria ottenuta con il 72% di preferenze e ha subito messo in prigione i dirigenti dell’opposizione. Esiste un solo paese europeo che ha minacciato di usare la forza per sbarazzarsi di Alexander Loukachenko al potere da 16 anni? L’Unione Europea non ha previsto nessun piano militare per far traslocare il dittatore. La ragione è semplice: i 27 paesi dell’Unione Europea hanno a cuore il valore della vita dei loro fratelli e delle loro sorelle della Bielorussia. E’ compito di ciascuno curare i propri interessi e gli europei considerano la vita umana in Bielorussia più importante d’un dittatore che prima o poi se ne andrà.

– Il segretario generale dell’ONU, signor Ban Ki-Moon, e il rappresentante dell’ONU in Costa d’Avorio, signor Choi, sono entrambi cittadini di un paese diviso in due: la Corea. C’è uno dei due presidenti, Kim Jong-Il, che viene descritto da loro come un pericolo costante per la sua popolazione e per i suoi vicini. Ma nei confronti di Kim, il signor Choi e il signor Ban Ki-Moon hanno sempre e giustamente auspicato una certa cautela.

A coloro che vogliono fare la guerra in Costa d’Avorio voglio porre tre domande: per quale ragione la vita d’un coreano sarebbe più preziosa di quella di un ivoriano? Per quale motivo la morte delle popolazioni civili in Costa d’Avorio sarebbe meno grave che in Corea? Perché Laurent Gbagbo sarebbe più pericoloso per i suoi vicini rispetto al dirigente nord-coreano Kim Jong-Il che è al potere ereditato da suo padre da 17 anni e che lui stesso ha esercitato per 46 anni e che si appresta a passare al figlio?

– In Birmania (Myanmar) nel 2000 la vincitrice delle elezioni presidenziali è stata privata della sua vittoria e, quel che è peggio, è stata privata della sua libertà per 10 anni. La signora Aung San Suu Kyi si è accontentata di un premio Nobel per la pace senza mai esigere un qualsiasi intervento dall’estero per far sloggiare i malfattori al potere. La vittoria della signora Aung San Suu Kyi, convalidata dalla corte costituzionale birmana, è meno importante della disfatta del signor Ouattara dichiarato perdente dal consiglio costituzionale del suo paese?

Il signor Laurent Gbagbo entrerà nella storia come un dirigente mediocre, cattivo, valoroso o illuminato? Nessuno può dirlo. Ciò che sappiamo però, è che è l’uomo che simboleggia meglio le frustrazioni degli europei e degli africani. La crisi ivoriana si è presto trasformata in una crisi razziale tra bianchi e neri, tra l’Africa e l’Europa. Questa volta c’è anche un terzo contendente: la Cina in agguato.

Lo stesso giorno (17/12/2010) in cui l’Unione Europea annunciava di avere scelto all’unanimità il campo di Ouattara nella crisi ivoriana, contro Laurent Gbagbo, la Cina ci annunciava d’essere diventata il primo partner commerciale del continente africano pubblicando le cifre di 10 mesi di scambi con i paesi africani.

Ne esce un aumento dei volumi d’affari di 20 miliardi di dollari con l’Angola, facendo di questo paese il suo primo partner africano sul piano commerciale ma anche militare. Il caso vuole che sia proprio l’Angola il paese che sostiene militarmente le Forze di difesa e sicurezza di Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio. Quello stesso giorno il generale cinese di divisione Jia Xiaoning, direttore aggiunto dell’ufficio per gli affari esteri presso il ministero cinese della difesa, veniva ricevuto in Camerun dal presidente Biya. Hanno parlato della crisi ivoriana? La Cina può aiutare finanziariamente l’Europa per uscire dalla crisi economica e accettare che quest’ultima utilizzi quei soldi per combatterla in Africa?

Ciò che è certo, è che questo è uno scenario che l’Europa non aveva previsto.

L’annuncio quella stessa settimana del caccia bombardiere stealth cinese, il Chengdu J-20, era una semplice coincidenza del calendario o un messaggio militare lanciato agli Usa e all’Europa? Il messaggio è stato ben ricevuto a Washington visto che l’aereo militare statunitense stealth F-35 in preparazione per rimpiazzare il modello F-22 è già considerato obsoleto e si parla già di abbandonare il progetto con migliaia di posti di lavoro a rischio a causa del nuovo standard tecnologico molto alto appena imposto dalla Cina all’industria americana degli armamenti, finora considerata la più avanzata del mondo.

Secondo gli esperti militari americani, il J-20 cinese, dotato di grossi missili antinave, è concepito in particolare per distruggere le nuove 10 porta-aerei americane in costruzione fino al 2058.

Si capisce così perché la portaaerei francese Mistral, che in questo momento si dirige verso Abidjan per levare di mezzo Gbagbo prima della fine del mese di gennaio, come ha promesso Ouattara, sarebbe distrutta dal nuovo J-20 cinese in meno di 5 minuti.

Per il momento la Cina non sparerà neanche un colpo nella crisi ivoriana ma c’è da scommetterci che la prossima crisi sarà molto diversa, poiché l’egemonia europea in Africa che vige dal 1454 sta vivendo le sue ultime ore a Abidjan.

La crisi ivoriana, che all’inizio non sembrava altro che una semplice disputa tra europei e africani, s’è ben presto rivelata come un’anteprima della battaglia militare Cina-Occidente che sta per cominciare sul suolo africano.

Si tratta anche del preludio di una lunga stagione tumultuosa tra l’Africa e l’Europa che fatica quest’ultima ad accettare l’inesorabile vera autonomia dell’Africa, 50 anni dopo la parodia d’indipendenza.

Recentemente i generali dell’esercito cinese stanno girando un po’ dappertutto in Africa per stringere accordi di cooperazione militare. A Pechino non si nasconde più il fatto che il vero scopo è di neutralizzare tutte le rivolte che l’Europa organizzerà sul suolo africano per frenare e ritardare quest’autonomia.

L’arrivo della Cina sulla scena politica, economica e militare africana si sta trasformando in un incubo per l’Europa che perde tutta la sua lucidità. Dal 2007 l’Unione Europea ha fatto di tutto per proporre alla Cina una sorta di triangolare con l’obiettivo di fermare gli enormi investimenti cinesi in Africa.

L’ex commissario europeo allo sviluppo, Louis Michel, si è recato a Pechino infinite volte per fare mille proposte tutte senza successo.

L’Europa non demorde. Infatti anche ogni singolo paese dei 27 si muove da solo.

La persona più cercata a Pechino e che causa il malditesta agli occidentali si chiama: Zhang Ming, il « signor Africa subsahariana » del ministero cinese degli affari esteri. Tutti lo odiano e tutti gli fanno la corte. Cosa vogliono da lui gli occidentali? Gli chiedono nè più nè meno di fare finta d’aiutare l’Africa, senza passare davvero all’azione. Gli spiegano che queste sono le regole del gioco da cinque secoli e che ci sono ricavi molto elevati. Cosa risponde? NIET. La Cina non è interessata ad alcun triangolare.

L’Africa di cui si parlava una volta come un’area marginale, è adesso rimessa al centro dell’avido desiderio di possesso della Cina. Ma quest’ultima gode di un vantaggio non colmabile dall’occidente.

Il presidente cinese ha visitato quasi tutti i paesi africani, di cui alcuni anche 3 o 4 volte, mentre i presidenti americani in 8 anni di presidenza hanno visitato  solo 2 o 3 paesi africani. Sui 27 paesi dell’Unione Europea, 21 sono diretti da presidenti che non hanno mai messo piede in Africa.

L’Europa suscita perfino una certa pietà perchè è caduta in una mediocrità grottesca mentre cerca d’imborghesire i cinesi in Africa e d’insegnare loro le vecchie ricette meschine che hanno incollato a terra per cinquant’anni il decollo dell’Africa con slogan tanto burleschi quanto malandati: « L’Unione europea e la Cina si sentono più vicini all’Africa di qualsiasi altro continente ».

I rari documenti che abbiamo tra le mani riguardanti le proposte segrete dell’Europa alla Cina giustificano tutto questo panico: il pretesto è presto trovato: l’inquietudine degli europei su un probabile sovraindebitamento dell’Africa se la Cina continuasse con questo slancio.

Questa tesi è completamente assurda.

E’ come se uno che emette assegni a vuoto piuttosto che preoccuparsi su come regolarizzare la sua situazione, andasse a trovare il suo banchiere per spiegargli che non dorme da settimane perché il suo vicino di casa rischia l’indebitamento se questa stessa banca continuasse a dargli credito.

E lo supplica di non avere più a che fare col suo vicino ma di passare tramite lui per filtrare e suggerire ciò che va bene per il suo vicino.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente rifiutato un credito alla RDC (Repubblica Democratica del Congo) perché riceve investimenti cinesi.

Edwards Bernays nel suo libro « La propaganda o l’arte di manipolare l’opinione pubblica in democrazia » ci insegna che la manipolazione cosciente, intelligente, delle opinioni e delle abitudini organizzate delle masse gioca un ruolo importante in una società democratica.

Coloro che manipolano questo meccanismo sociale impercettibile formano un governo invisibile che dirige veramente il mondo.

L’Unione Africana deve riprendere il controllo in Costa d’Avorio affinché il governo invisibile dell’Europa non sia da ostacolo, non destabilizzi e non tolga all’Africa uno dei suoi pezzi chiavi del puzzle (la Costa d’Avorio) di cui avrà bisogno per forgiare e costruire il mosaico degli Stati Uniti d’Africa.

Se oggi la Costa d’Avorio fosse sacrificata per offrire all’Europa una consolazione come forma di tregua nella guerra commerciale e industriale perduta in anticipo con la Cina (come il diktat cinese sulle terre rare), domani a chi toccherebbe?

La crisi ivoriana avrebbe per lo meno il merito di darci molti insegnamenti:

– L’ONU è una scatola vuota che necessita una riforma completa. Quest’organizzazione si sta trasformando in strumento di destabilizzazione delle nazioni povere e d’iniziatrice delle guerre civili invece di essere uno strumento di pacificazione dei popoli come era stata originariamente concepita.

– La concretizzazione degli Stati Uniti d’Africa è un imperativo che non può più aspettare. Tutto il processo di federazione africana in corso dev’essere accelerato per non lasciare lo spazio ai vecchi demoni dell’Africa che farebbero ripartire un nuovo ciclo di violenze, di guerre e quindi di destabilizzazione del continente contribuendo così, come nei 50 anni precedenti, a distogliere l’attenzione dalle vere sfide e dai veri obiettivi di creazione della felicità per le popolazioni africane.

– L’allenamento per la prima guerra mondiale del ventunesimo secolo tra occidente (Europa/USA) e la Cina si farà molto probabilmente sul suolo africano. Il declino dei primi non li priva dell’istintiva solita arroganza per continuare ad umiliare la seconda intimando ad esempio ciò che deve fare in Africa o sulla svalutazione dello Yuan. Il ridicolo non uccide.

I paesi che hanno sbagliato politica e che sono responsabili di una crisi finanziaria mondiale sono gli stessi che pretendono di dare lezioni alla Cina che è stata virtuosa nella sua gestione. C’è una linea rossa che prima o poi l’occidente sorpasserà e a quel punto ci sarà uno scoppio. Ed è a causa di questo scoppio che oggi l’Africa serve ad entrambi come terreno di allenamento.

CONCLUSIONE

Mi piace concludere con questi due estratti da due commenti sulla crisi ivoriana:

1- « I colonialisti hanno sempre una maschera. Non dicono mai del bene sul vostro conto. Sfruttano le vostre risorse naturali. Hanno commesso genocidi nei confronti degli indiani d’America, distrutto civiltà come quella degli Aztechi. In nome della libertà di commercio, hanno imposto alla Cina due guerre dell’oppio. In nome della schiavitù, hanno imposto i lavori forzati in Africa. Oggi in nome della giustizia internazionale intervengono in Costa d’Avorio. Che cos’è questa giustizia internazionale? I magistrati del Tribunale penale internazionale sono affetti da ciò che viene definito daltonismo verso il nero. Il daltonico vede solo alcuni colori. Loro non vedono altro che il nero. Se vi recate presso la Corte internazionale, vedrete che tutti gli accusati sono neri e non perché a Gaza non sia successo niente, non perché non sia successo niente nella prigione d’Abugraïb.

La domanda che mi pongo adesso è: perché l’Africa accetta tutto ciò? Non dico che tutti siano innocenti, ma se queste persone siano colpevoli o meno il giudizio spetta agli africani. Perché l’Africa accetta che i suoi dirigenti siano giudicati da una banda di cosmopoliti che la disprezzano ». Jacques Vergès, avvocato francese (ex difensore del leader serbo Milosevic presso la Corte penale internazionale)

2- « Dietro il mantenimento o meno di Gbagbo al potere si gioca il controllo del Golfo di Guinea, quest’eldorado petrolifero che francesi e americani, in perdita d’influenza nel mondo arabo, e per questa volta uniti, non si augurano che sia controllato da altri. Ai loro occhi, Alassane Ouattara, amico personale di Sarkozy, ex direttore del FMI e dirigente liberale, rappresenta un interlocutore molto più credibile di Gbagbo il nazionalista ». Colette Braeckman, giornalista presso il quotidiano belga Le Soir. Nata nel 1946, grande reporter, collabora anche col “Monde Diplomatique”.

Ecco perché secondo me non c’è mai stata un’elezione in Costa d’Avorio se non una parodia di consultazione. Con 300 milliardi di franchi (262 milioni di Euro) degli ivoriani che l’Onu ha buttato dalla finestra per un simulacro d’elezione si sarebbero potuti costruire 300 ospedali, 1000 scuole, 50 università, 3.000 vivai, 5.000 cliniche.

Prof. Jean-Paul Pougala

pougalaATgmail.com

Ginevra, 11 gennaio 2011

(*) Jean-Paul Pougala è italo-camerunese ed è co-autore del libro: “L’Africa, l’Europa e la Democrazia internazionale” (ed. Federop 1990) e professore all’università della diplomazia di Ginevra in Svizzera.

Traduzione italiana di Piervincenzo Canale

Foto: United Nations Photo, bbcworldservice,

Articolo interessante? Aiutaci a crescere con una donazione via Paypal o tramite Iban: IT97M36000032000CA005648709

3 thoughts on “Crisi ivoriana o anticipo guerra Cina-occidente?

  1. Salve signor Pougala. Oups Prof Pougala.
    Ho letto con tanto interesse la sua pubblicazione su AfricaNews. La sua analisi della crisi ivoriana è ampia e ben fatta, degna del professore che Lei è.
    Tuttavia ho notato qualche informazione, non del tutto corretta. Ossia che Ouattara abbia il sostegno dei paesi occidentali e che Laurent Gbagbo sia sostenuto dalla maggior parte dei Presidenti africani.
    A quanto pare non è proprio così. Che Ouattara sia il candidato dell’occidente, non c’è dubbio, ma è anche indubbia la sua elezione dal popolo ivoriano con 54 % dei voti. Maggior parte dei Presidenti dell’Africa sostiene Ouattara, a parte, ben evidentemente l’Angola e altri che rifiutano di vedere le realtà così come sono.
    L’incensazione che Lei fà a Gbagbo mi pare indicare chiaramente la non conoscenza di questo personaggio-camaleonte, il quale dice di volere gli Stati Uniti d’Africa e al contempo vuole uscire dalla zona UEMOA per creare una monetta propria alla Costa d’Avorio, solo perchè ha perso le elezioni e che non vuole lasciare il potere. Uno che si dice socialista e filantropo, per qualche spicciolo ha inquinato tutta la città di Abidjan con i suoi rifiuti tossici, ha pagato i mercenari e i miliziano per uccidere altri Ivoriani. Lei deve essere informato anche di queste cose, perchè a quanto pare, Prof, Lei si intende molto delle questioni ivoriane.
    La parentesi dell’UA di cui Lei parla non sarebbe accentuata quando questa struttura guarda impotente una Nazione che soffre, perchè al suo timone c’è un Presidente che non sa perdere?
    Eburnean

  2. Caro amico

    Grazie di aver reagito all’articolo.

    Ho il piacere di risponderti quanto segue :

    1- La differenza tra me e te è che io non sono Ivoriano e quindi, ho una maggiore capacità a prendre le dovute distante emotive da quanto succede in Costa d’Avorio.

    2- Ho ricevuto circa 200 reazioni alle precedenti pubblicazioni sugli organi di stampa francesi ed africani. Ho fatto una specie di statistica e veniva fuori che circa il 90% erano d’accordo con me et 10 contro. Allora mi sono interessato particolarmente a quei 10% per sapere chi erano e ho fatto una bella scoperta: erano a 99% provenienti o dal Nord della costa d’Avorio o dai peasi musulmani o sostenitori di leaders che sostengono a loro volta Ouattara. Questo pone il problema della democrazia in Africa. Siamo ancora dei primitivi molto attaccati alla terra, al ceppo, al gruppo etnico, alla tribù. Questo significa che bisogna relativizzare il sufraggio universale in Africa che viene inteso più come la conferma del gruppo etnico al quale si appartiene piuttosto che per una idea che si sostiene.

    3- Ho detto a mio avviso, da Africano, quali sono le sostanziali differenze tra i due, sul piano del federalismo africano. E non sarà Zuma a smentirmi. Ouattara è proprio il primo ministro che ha contribuito con Houphouet à aggirare le sanzioni e l’embargo contro il regime razzista dell’appartheid in Sudafrica. I paesi Africani sostenevano la Palestina e non concedevano visti agli isrealiani. In cambio, i paesi arabi non trattavano con il Sudafrica e quindi non ci potevano vendere il loro petrolio. Ouattara comprava il petrolio in Costa d’Avorio e lo mandava in Sudafrica.

    4- Su un altro versante, mi potresti spiegare se sei un primo Ministro in un paese che dici di amare poi per sposarti vai a Parigi per farti sposare da Sarkozy, sindaco di Neuilly. Ma non eri residente ad Abidjan? Il sindaco di Abidjan non è alla tua altezza? Ouattara è quello che i colonizzatori chiamavano IL BUON NEGRO, cioè quegli Africani che vogliono ad ogni costo somigliare ai Bianchi per sentirsi più civilizzati degli altri suoi fratelli.

    5- Parliamo di Gbagbo, non lo conosco personalmente, però so di certo che la propaganda francese contro di lui funziona a meraviglia. La notizia dell’immondizia viene da un articolo pubblicato ad arte dal quotidiano francese dette di sinistra “Liberation” che attribuiva la paternità della ditta TOMMY alla moglie di Gbagbo. In realtà apparteneva ad un Nigeriano che è in questo momento in prigione ad Abidjan detta MACA (Maison d’Arret et de Correction d’Abidjan). Cioè come fa Simone Gbagbo ad essere complice di questo tale e lasciarlo in gallera senza salvarlo. E pure suo marito che comanda il paese. Se a Berlusconi basta una telefonata per liberare una prostituta, tu credi che Gbagbo non abbia un minimo di potere per fare contenta la moglie? Via, Su, smettiamola con le propagande.

    6- LEZIONE DI CORRUZIONE
    Una volta si accusavano i paesi africani di essere corrotti. Sono mesi che tutto l’occidente tenta di corrompere le FDS forze armate della costa d’Avorio per mollare senza riuscirci. Gli Ambasciatori di Stati-Uniti e Francia ad Abidjan sono particolarmente attivi senza un minimo successo. Se leggi i giornali del Malawi, del Kenia, dello Zambia, del Sudafrica, del Congo, del Camerun, dell’Algeria ecc. di questi giorni, tutti lodano i militari Ivoriani che per una volta stano mostrando al mondo che in Africa, i soldi non possono comprare tutto e tutti.

    7- MONETA
    Tutti i paese che usano il Franco CFA, una moneta senza alcun valore, deveno versare il 65% del loro ricavo doganale al tesoro francese. In più, in questo momento, sempre per un presunto sostegno a questa falsa moneta, la Francia pretende dai paesi africani ingenti soldi. Per la Costa d’Avorio, sono 6 milliardi di Euro che sono tenute nelle banche francesi per niente. E quando Gbagbo ha detto nel 2001 appena arrivato al potere che a lui sembrava un furto, gli hanno trovato uno che accetta di fare il gioco, Ouattara. Ma ti chiedo. Credi che in un paese poevero come la Costa d’Avorio è normale che qualcuno la obliga a tenere 6 miliardi in Francia per fare funzionare l’economia francese mentre in Costa d’Avorio ci manca di tutto? Questa domanda fu fatta da Paul Biya nel 1983 un anno dopo che aveva preso il potere e gli hanno servito una ribelione il 6 Aprile 1984, così si è calmato. E ti faccio oggi la stessa domanda. E’ normale che nessuno dei presidenti possa avere il corraggio di fare una tale domanda senza ricevere una ribellione ad arte a casa? E’ per agirare questo che l’Unione Africana ha deciso di creare una monenta unica Africana nel 2016. E spero che Gbagbo non sprecherà soldi ed energia per creare una moneta che di fatto sparirà tra 5 anni. Già nel 1975, alla creazione della CEDEAO in Nigeria, si promettevano di coronare il tutto con una moneta unica per tutta l’Africa dell’Ovest. Poi Parigi si è infuriata e tutte le sue colonie come il Senegal di Senghor et la Costa d’Avorio di Houphouet hanno detto AMEN.

    8- AMBASCIATORI
    Per 500 anni l’Europa ha pensato di dare delle lezioni a tutta l’Africa. Con la crisi Ivoriana è il piccola Gbagbo che sta dando lezione di scienze politiche all’Occidente. Prendiamo l’esempio degli Ambasciatori che Canada, Inghilterra e Francia hanno accettato da Ouattara. Come hanno fatto ad essere così ingenui da non accorgersi che così facendo cadevano nella trapola che gli aveva teso Gbagbo, cioè quella di cacciare i Bianchi dalla Costa d’Avorio. Non ci sono piu Francesi che possono andare in Costa d’Avorio perchè tutte le compagnie aeree ad Abidjan sono state informate di non portare in Costa d’Avorio nessuno che sia munito di un visto rilasciato da questi Ambasciatori detti nominati da Ouattara. E conosco Uomini d’Affari che si stanno mettendo le mani nei capelli perchè non possono piu andare in Costa d’Avorio. Perfino Sarkozy è arrabbiatissimo con i suoi consiglieri perchè nessuno lo aveva avertito di un simile rischio. E adesso non sanno proprio come fare. Nel frattempo, Gbagbo ride. A te fa ridere? A me no.

    CONCLUSIONE
    Gli Ivoriani stano scoprendo oggi una situazione che i Camerunesi hanno sperimentato 50 anni fa, con la guerra per l’indipendenza. Non volevamo un’indipendenza di carta. Poi abbiamo perso tutti i nostri valorosi eroi come il Dottore Moumié, Um Nyobe, Takala sono stati uccisi dai servizi secreti francesi o semplicemente fucilati sulla piazza pubblica per dare una lezione alla popolazione, poi è stato scelto un postino, un tale Amadou Ahidjo, con la sua terza media, per dirigere il Camerun. Sappiamo cos’è la propaganda e sappiamo anche dove sono i nostri interessi. Agli ivoriani invece, per anni hanno racontato una favola, che erano i migliori d’Africa e ci hanno creduto. Non sono andati a scuola fino a quando uno dei pochi più attenti di loro ha deciso di vederci chiaro. E’ iniziata la guerra nel 2002 che nessun paese europeo ha mai condanato. Se tu pensi che una guerra in Costa d’Avorio valga la pena per fare piacere alla Francia, lasciami il diritto di non condividere la tua opinione. Perché anche in democrazia il popolo non sceglie un bel niente. E in Costa d’Avorio, l’articolo 63 della Costituzione del paese dice che è la Corte Costituzionale a decidere e dire chi vince e chi perde. Queste erano le regole del gioco, qualcuno vuol barare quando il gioco è gia iniziato. Non Gbagbo. E tu credi che la Tunisia, dove Sarkozy è andato piu volte in visita privata con la moglie, e il Marocco siano veramente piu democratici della Costa d’Avorio? E perchè non si comportano nello stesso modo? Perché chi comanda la Costa d’Avorio non piace ai Bianchi. E proprio per questo piace alle masse in tutta l’Africa. Come il piccolo Davide che puo resistere al gigante Golia di tutto l’Occidente.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.