Cina: potenza imperialista trionfante

Gli europei cominciano a vederci chiaro sulla Cina. Speriamo che i suoi dirigenti siano tanto lucidi da capire che l’Africa fa bene ad allearsi con la Cina che ha qualcosa da offrire e non l’Europa che l’ha tenuta povera per 500 anni.

L’articolo che segue è del francese Robert Bideau.

Jean-Paul Pougala

CINA: POTENZA IMPERIALISTA TRIONFANTE

C’era una volta un paese immenso con paesaggi bucolici, pieno di un miliardo di traquilli contadini che lavoravano febrilmente la terra generosa per tirarne fuori il loro riso quotidiano. Un giorno sfortunato, in seguito a una rivolta di palazzo all’interno della Città proibita, progettata dai nazionalisti “infiltrati” all’interno del ben voluto Partito Comunista, il paese piombò nelle tenebre e la Cina socialista ridivenne capitalista come lo era prima della rivoluzione democratica condotta dal Grande Timoniere (1949).

Dal giorno in cui è tornata all’antico modello di sviluppo, la Repubblica popolare cinese (RPC) si è lanciata prima in un processo di sviluppo capitalista ibrido, proprio di questo regime economico, infine è passata alla fase imperialista trionfante. Oggi la Cina si trova in questa fase. La sua classe monopolista in rapida ascesa estende le sue imprese su nuovi mercati esteri, sfrutta la manodopera cinese e straniera in alcuni paesi dell’Asia, conquista alcune risorse naturali dei paesi neo-colonizzati dell’Africa, presta i suoi capitali oppure acquista aziende internazionali per accaparrarne le tecnologie di punta e i loro mercati. Vende armi ad alcuni paesi in guerra attiva o latente (Pakistan, Myanmar). La RPC fa tutto ciò che un paese imperialista deve fare poiché è cosciente che la ripartizione del plusvalore mondiale dipenderà dal posto occupato da un paese all’interno della nuova divisione internazionale del lavoro.

Dato che al livello imperialista dello sviluppo economico mondiale, tutti i mercati, tutte le aree dove si trovano le risorse naturali e tutti gli ambiti di sfruttamento della manodopera sono già accaparrati dall’una o dall’altra delle potenze imperialiste in gioco, la Cina non ha altra alternativa se non quella di condurre delle guerre commerciali, finanziarie e monetarie di conquista al fine di ridividere le zone strategiche d’influenza e di sfruttamento.

Al momento, i metodi d’espansione cinesi sono diversi dai metodi usati dagli Stati Uniti che hanno iniziato la loro èra uccidendo i popoli nativi d’America e avviando guerre contro i loro vicini (Messico, Canada, Haiti, Cuba) e che dal loro apogeo non hanno più smesso di aggredire chiunque in tutto il mondo.

Per la prima fase della sua espansione imperialista, la Cina gioca il ruolo della conciliatrice e tenta, per quanto può, di calmare il gioco della concorrenza tra i tre blocchi imperialisti contrapposti: l’Unione dell’Euro, l’ALENA del dollaro, l’Alleanza di Shanghai con lo Yuan. Ma questa moderazione e questa diplomazia non deve confondere, la Cina imperialista comincia ad armarsi e quando gli Stati Uniti saranno troppo minacciosi, loro che hanno appena piazzato le loro flotte da guerra nel Pacifico, l’impero di mezzo sarà pronto a replicare.

In nessun altro tempo si sarebbe considerato questo ritratto dell’economia cinese come un contributo all’isteria del “pericolo giallo”. I popoli del mondo, compresi i popoli cinese, americano, canadese e francese hanno come nemico innanzitutto la loro borghesia nazionale e devono rifiutare di morire per difendere i loro capitalisti nazionali contro i capitalisti nazionali stranieri. Ecco il ritratto di un gigante nel paese dei superlativi. State attenti però, queste statistiche così eloquenti nascondono la Cina che sta in basso, quella del retro paese, la Cina del terzo mondo.

SUPERFICIE – POPOLAZIONE – PIL – CRESCITA

In superficie la Cina è il quarto paese del mondo con 9.596.961 km2 e il primo per popolazione: 1,33 miliardi di persone (più di 1/6 della popolazione mondiale). La popolazione in età lavorativa ammonta a oltre 820 milioni d’individui e quasi il 95% della popolazione è alfabetizzata. La Cina conta 200 città di diversi milioni di abitanti (contro 39 in Europa). Il suo prodotto interno lordo (PIL) è di 8.765 mld $ e cresce in media dal 9 all’11% all’anno (contro l’1 – 3% al netto dell’inflazione per i paesi imperialisti in declino). Il PIL per abitante è di 8.600 $ (95mo), mentre 55 milioni di cinesi guadagnano più di 45.000 $ l’anno. La Cina conta 271 miliardari « rossi » e 960.000 milionari « porpora »; 70
multimilionari siedono all’Assemblea nationale popolare mentre il 20% dei cinesi vive in povertà. La ripartizione della ricchezza è identica a quella che si può trovare in paesi imperialisti come Israele, Francia o Stati Uniti.

Il settore della produzione industriale, fonte di tutte le ricchezze sociali – che s’identifica col settore secondario in Occidente – fornisce il 47% del PIL (contro il 20% nei paesi imperialisti  «post-industriali, terziarizzati e dei servizi !»). Da qualche anno, grazie a questa industrializzazione spinta, la Cina fornisce il 33% della crescita economica mondiale. L’inflazione è del 3,3% e il tasso di disoccupazione del 4,4% (contro una percentuale che varia dal 9 al 15% nei paesi imperialisti in declino).

In Cina, i 500 monopoli più importanti (statali o privati) accumulano 720 miliardi di $ d’utili e 242 mld $ in cifre d’affari annuali ossia l’equivalente del 91 % del PIL industriale, il che da un’idea del livello estremo di concentrazione monopolistica. Esattamente 61 imprese cinesi figurano nel Fortune Global 500 e contano per l’ 11,5 % dei profitti di queste grandi corporations mondiali.

ENERGIA

La Cina consuma 2,43 miliardi di tep d’energia all’anno. Produce 4206 TWh d’elettricità per lo più d’origine termica (carbone) di cui 721 TWh d’origine idroelettrica. Ha appena messo in uso una linea d’alta tensione di 1.300 Km di lunghezza a 660 kV (3a). La Cina dovrebbe ottenere 380 GW di potenza idroelettrica installata entro il 2020. Il paese sta sviluppando rapidamente la sua filiera nucleare. Possiede 13 reattori in uso e 26 in costruzione ossia il 40% dei reattori in costruzione nel mondo per una potenza di fonte nucleare accumulata che arriverà a 39,5 GW nel 2015. La parte della tecnologia cinese è del 77% nella costruzione di questi reattori di 3a generazione (CPR-1000 e ben presto il CAP-1400 MW di 4a generazione). In poco tempo esporterà questa tecnologia.

La Cina possiede 44,73 MW di capacità installata ossia il 22,7% di capacità eolica attiva nel mondo (gli Usa sono al secondo posto con 20,4 %). Sviluppa un generatore eolico di 6 MW munito di pale di 128 metri di diametro, unendosi così alla Germania, unica protagonista nella gestione di questa tecnica. Ha cominciato a esportare la sua tecnologia eolica e i costruttori cinesi occupano il 3°, 5° e 7° posto tra i primi dieci fornitori mondiali.

METALLURGIA – CEMENTO

La Cina detiene il monopolio non dello sfruttamento ma dell’esportazione delle terre rare nel mondo, molto importanti dal punto di vista minerario per le imprese high-tech (184 $ al chilogrammo per 103.900 tonnellate di produzione annuale).

Mentre la produzione mondiale di acciaio era di 1.413 milioni di tonnellate, la Cina ha prodotto da sola 626 milioni di tonnellate (44% – 1°). Nel 2010, gli USA hanno fornito 80 milioni di tonnellate d’acciaio (5,7 % – 3°). La produzione cinese è aumentata di 80 milioni di tonnellate nel 2011, l’equivalente della produzione totale americana. La Repubblica «rossa» produce annualmente quasi 1,3 miliardi di tonnellate di minerali ferrosi e 1,7 milioni di tonnellate di carbone (2011, 1°), molto di più di tutti i suoi concorrenti. La Cina produce il 40% dell’alluminio del mondo (1°) seguita dall’America del nord (11,6 %). La stessa produce anche 9 milioni di tonnellate di cuoio (1°) e consuma tutta la sua produzione (1°). Produce in totale 31 milioni di tonnellate di metalli non ferrosi (1°) che consuma interamente. La Cina imperialista esporta prodotti finiti (lavorati) e non materie prime come l’imperialismo canadese decadente o come la Nigeria sotto-sviluppata. L’impero cinese produce e consuma 1,88 miliardi di tonnellate di cemento, ossia il 56% della produzione mondiale totale (1°). Ciò significa che si costruisce più in Cina che nel resto del mondo.

Per lo sviluppo di un’economia forte e indipendente, è fondamentale che un paese sia autosufficiente nella produzione delle sue macchine-utensili. Nel 2010 la Repubblica popolare forniva il 30% della produzione dell’industria meccanica mondiale (20 miliardi – 1°) e ha installato nelle sue industrie il 41% di tutte le macchine-utensili prodotte nel mondo (1°), contro il 3 % (produzione) e il 4 % (consumo) per gli Stati Uniti ! Gli statunitensi sono diventati, dal punto di vista industriale, dei lillipuziani autosufficienti !

L’azienda di Taiwan Foxconn che fornisce Apple, Dell e HP dà lavoro a un milione di lavoratori nella Cina continentale. Samsung e LG, i primi due costruttori mondiali di televisori, investiranno quest’anno 6,3 miliardi di dollari per una fabbrica immensa per la produzione in Cina.

RICERCA

Il milione e quattrocento mila ricercatori cinesi che lavorano in più di mille centri di ricerca hanno depositato 391.000 domande di brevetti per invenzioni. Il ritmo di aumento di queste domande è del 20% all’anno dal 2003. La Cina è il secondo paese al mondo depositario di brevetti in nanotecnologie. La costruzione di un radiotelescopio di 500 metri preosegue di buona lena nella provincia di Guizhou. Si tratta del secondo radiotelescopio del mondo. L’americano Arecibo misura solo 300 metri. Il sommergibile abitato Jiaolong ha raggiunto i 5.178 metri di profondità negli oceani. Infine, la Cina dedica l’1,75% del suo PIL al settore R&D [Ricerca e Sviluppo, NdT]. Il 12mo piano quinquennale prevede un aumento di questa voce al 2,2% nel 2015.

Gli informatici cinesi hanno tolto il velo al supercalcolatore Tianhe-1A basato sulla tecnologia Intel ma anche sul processore cinese FeiTeng-1000. Il paese possiede ora il 12,1% dei più importanti 500 supercalcolatori esistenti nel mondo.  INTEL ha investito 2,5 mld $ nella costruzione d’una fabbrica immensa di circuiti integrati nella zona di Zhongguancun, la prospera «Silicon Valley» cinese. La Cina conta 550 milioni d’internauti. Sostiene la società Baidu che offre il suo sistema di navigazione e possiede 10 satelliti in orbita per offrire il servizio « Map World » (concorrente di Google Earth). La società cinese Lenovo è diventata la terza azienda produttrice di micro PC con il 12,2% delle vendite mondiali dietro
Hewlett-Packard e Dell (che non sono altro che dei commercianti che fanno costruire i propri computer a Taiwan e in Cina).

La rivista francese Le Point, metteva in guardia l’occidente l’anno scorso sul pericolo che i giganti cinesi dell’elettronica finiscano con l’avere un quasi monopolio mondiale nella fornitura di apparecchiature di telecomunicazioni.

Mentre gli Stati Uniti hanno abbandonato il loro programma spaziale per mancanza di fondi, la Cina ha fatto 15 lanci orbitali di successo. Ha messo in orbita cinque satelliti di ricerca e osservazione del tipo Beidou di concenzione interamente cinese e ha lanciato la sua seconda sonda lunare Chang’e-2, preparando così i prossimi sbarchi sulla luna da qui al 2015. Ha avviato il suo programma di posizionamento satellitare e il suo motore per i lanci Lunga Marcia 5 (25 tonnellate di carica utile) le permetterà di portare a termine il suo programma di stazione spaziale abitata di cui il primo modulo Tiangong-1 dovrebbe essere già in orbita.

TRASPORTI

L’industria automobilistica cinese produce 18,26 milioni di unità all’anno e assorbe 18,06 milioni di unità all’anno (primo mercato mondiale). L’industria cinese dell’automobile soddisfa più della metà del suo mercato nazionale (11,3 milioni di veicoli), esporta in 77 paesi e minaccia di raggiungere il primo posto mondiale tra non molto. La Cina conta 74.000 km di autostrade e ne conterà 108.000 km entro la fine del 12mo piano quinquennale, prima degli Stati Uniti all’alba del 2015. Ci sono voluti solo 4 anni per costruire una linea ferroviaria ad alta velocità di 1.318 km tra Shanghai e Pechino compresi tre dei ponti più lunghi del mondo. La Cina conterà 120.000 km di linee ferroviarie di tutti i tipi entro il 2015 e già conta  8.350 km di strade ferrate per treni ad alta velocità mentre sono in cantiere 18 nuove linee ad alta velocità. Lo Stato della California non trova i finanziamenti per costruire la sua prima linea ad alta velocità tra San Francisco e Los Angeles. La società cinese CSR è diventata la prima azienda produttrice di treni del mondo, in testa a Bombardier e Alsthom.

In sette anni la Cina ha costruito sette dei più grandi ponti del mondo, tra 79 e 164 km cadauno. In Canada, ci vorranno 10 anni per ricostruire il ponte Champlain sul fiume Saint-Laurent lungo 2 chilometri!  Il drago cinese possiede già il ponte marittimo più lungo del mondo (41 km) con un’autostrada a 6 corsie (contro i 38 km del ponte americano Pontchartrain). La città di Shanghai possiede già la metropolitana più lunga e più moderna del mondo e quella di Pechino detiene la quarta posizione mondiale.

Nel 2010, la Cina ha prodotto 62 milioni di TPL ossia il 42% del tonnellaggio merci costruito e consegnato in tutto il mondo; la Corea è al secondo posto e ha consegnato milioni di TPL. Nel 2012 la Cina detiene 57 milioni di TPL ossia il 46% degli ordinativi mondiali di navi. La produzione statunitense di navi è fin troppo insignificante per comparire nelle statistiche mondiali. La Cina possiede 40 stive per cargo VLCC mentre sono attualmente in costruzione 7 invasi giganti. La Grecia non ha alcuna chance di recupero.

La società COMAC ha registrato una centinaio di ordinativi per il suo aereo commerciale il C919, 168 posti e 200 ordinativi per l’ARJ-21. La Cina conta 175 aeroporti. La flotta commerciale cinese consiste di 2.600 aeromobili; diverse centinaia sono stati ordinati dalle società di aviazione di tutto il mondo. La società AVIC costruisce l’elicottero civile AC311 che vende ad un prezzo inferiore del 15 %  rispetto ai suoi concorrenti stranieri.

La Cina ha la sua prima porta-aerei militare, la Shi Lang (ex-Varyag russa riammodernata), noleggiata dall’APL (302 metri e 67.000 tonnellate per 50 aerei da combattimento imbarcati). Altre tre porta-aerei militari interamente cinesi sono in costruzione a Dalian e a Jiangnan vicino Shanghai. Gli Stati Uniti hanno undici porta-aerei più potenti e vorrebbero rimpiazzarli ma non hanno i fondi necessari. Nel 2010, la Repubblica popolare ha fatto volare il suo primo aereo da guerra di quinta generazione, il furtivo j-20 un bireattore paragonabile al F-35 JSF e agli F-22A americani. La Cina produce in serie il carro armato di 4a generazione il 99KM, un mezzo enorme di 75 tonnellate, 2.100 CV, cannone da 155 mm per missile a tiro teleguidato (dispositivi ottici nemici a bordo, ecc.)

COMMERCIO & TURISMO

La Cina rappresenta grosso modo il 10% del commercio mondiale, il secondo paese al mondo per import-export. Nel 2010, 1.580 mld $ d’esportazioni e 1.390 mld $ d’importazioni per una bilancia eccedente di 190 mld $ –
nello stesso anno la bilancia commerciale degli Usa è stata deficitaria (672 mld $) per il 35mo anno consecutivo).

La Cina è diventata la terza destinazione turistica del mondo; 56 milioni di turisti hanno portato 235 miliardi di $. Le vendite al dettaglio rappresentano il 40% del Pil di questa superpotenza industriale, in aumento del 18% su base annua (contro il 70 % del PIL negli Stati Uniti, paese di consumi e di servizi in fallimento). Non si può mantenere un’economia che non fa altro che consumare senza produrre mai, prova inconfutabile che un’economia terziarizzata, e di consumi, di servizi, di saperi, e post-industriale e bla-bla-bla esiste ma è in fallimento dopo circa 35 anni.

CAPITALI

Il debito pubblico della Cina industrializzata è del 17,5% del suo PIL (contro + 160 % per gli Stati Uniti dei servizi terziarizzati post-industriali).  Anno dopo anno il bilancio del governo è leggermente in deficit, all’incirca 100 mld $ ossia il 10% dei ricavi fiscali (contro 1.500 mld $ di deficit annuale degli Usa derivanti dall’economia della conoscenza !).

Cinque trusts bancari monopolistici statali regolano il credito cinese. Queste cinque banche hanno rastrellato 79,5 mld $ di profitti per un giro d’affari di 291,6 mld $ nel 2010. Queste sono le banche più profittevoli del mondo poiché si appoggiano su un’industria possente e fiorente.

Il paese del drago attira ogni anno più di 100 mld di $ d’investimenti industriali mentre gli Stati Uniti attirano prima di tutto un investimento finanziario speculativo parassitario. La Cina ha messo in piedi la sua agenzia di rating, l’agenzia Dagong verso cui si rivolgono spesso gli investitori delusi dalle manipolazioni che danneggiano la reputazione di Standard & Poor e Moody’s. Non è altro che una questione di tempo prima che la prima declassi le seconde.

Le imprese di stato cinesi hanno realizzato 331 mld $ di profitti nel 2010. Queste aziende « socialiste » detengono il 20 % dei loro attivi all’esterno della Cina da dove tirano fuori il 37% dei loro utili netti, dev’essere la forma d’aiuto «internazionalista» che i miliardari cinesi mantengono per l’Africa povera.

Gli investimenti cinesi in capitale fisso sono stati di 5.500 mld $ ossia il 65 % del PIL annuale in rialzo continuo da un anno all’altro. Le riserve valutarie e in oro della RPC industrializzata ammontano a 3.197 mld $, ossia il triplo di quanto amministra il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per tutto il pianeta. Nel 2010, la Repubblica cinese ha prestato 110 mld $ ai paesi in via di sviluppo, più della Banca Mondiale a cui contribuiscono tutti i paesi del mondo. Per il meglio o per il peggio, possiede 1.500 mld $ di buoni del tesoro americano e 888 mld $ di debiti europei. Investirà altri 100 mld $ in Africa nei prossimi anni dove si sono attivate già 1.600 imprese cinesi per raccogliere il plus valore del proletariato africano. Solo in Libia, aveva avviato dei progetti per 18 mld $  prima dell’invasione della Nato. L’ex primo ministro francese Raffarin chiama la Cina « il banchiere del mondo ». Sembra un dato di fatto.

L’impero è oggi nella situazione in cui si trovavano gli Stati Uniti d’America alla fine della seconda guerra mondiale e il Giappone alla fine degli anni settanta, ma con un maggiore potenziale di sviluppo.

Siamo alla vigilia di un periodo storico in cui il proletariato cinese, che passa da una situazione di grande disagio e di povertà estrema, vedrà a poco a poco migliorare la propria condizione – a titolo di esempio un programma sanitario universale è stato messo in piedi nell’ultimo anno – a beneficio dei miliardi di plus valore che la borghesia monopolista di Stato e la borghesia privata cinese (intimamente interdipendenti) andranno ad accaparrarsi in tutto il mondo per portarli nella madre patria assicurandosi che delle briciole vengano offerte agli operai che intravederanno le catene cromate garanti della loro tranquillità – fino al giorno in cui le cariche sociali e i salari siano talmente aumentati – il dragone si arrenderà a delocalizzare le sue fabbriche per andare a sfruttare il proletariato del Myanmar, del Viet Nam, del Bangladesh, della Costa d’Avorio e del Senegal. E così girerà la ruota capitalista.

Ecco l’Impero di mezzo, come lo si chiamava ai tempo di Marco Polo. Impero di mezzo poiché agli imperatori cinesi piaceva credere ai loro mandarini che affermavano che la Cina, con la sua graziosa maestà imperiale, era il centro del mondo. Il proletariato cinese dovrà un giorno riconquistare il potere politico che gli è stato derubato proprio come il proletariato americano dovrà un giorno conquistare il potere politico che non ha mai conquistato.

 

Robert Bideau

robertbibeau@hotmail.com

15.02.2012

http://www.centpapiers.com/la-chine-puissance-imperialiste-triomphante/94782

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