Chavez e l’Africa, intervista al politologo Biyoya

Philippe Biyoya: “Hugo Chavez difendeva l’idea di un’Africa fatta di grandezza e dignità”.

Philippe Biyoya, politologo, insegnante all’università di Kinshasa e di Lubumbashi.

Qual’è stata la reazione dei congolesi all’annuncio della morte di Hugo Chavèz ?
Ovviamente domina la costernazione. Alcuni congolesi non sono lontani dal considerare come plausibile il pettegolezzo secondo cui gli americani sarebbero responsabili della sua morte. Ad ascoltarli, l’imperialismo, ancora una volta, ha avuto ragione di un essere pronto a combattere per il benessere dei suoi.

L’Africa ha perso un amico?
Tutti gli africani che hanno una certa coscienza altermondialista e sono sensibili alle lotte d’indipendenza hanno perso un amico. Incarnava un modello e un modo di essere in un contesto di mondializzazione. Per la maggior parte, era un uomo molto intelligente, anche se in alcuni momenti, nei suoi rapporti con le grandi potenze, ovviamente con gli Stati Uniti, ha potuto fare mostra della brutalità. In realtà, dopo la morte del burkinabè Thomas Sankara, l’Africa cercava un leader brillante, rivoluzionario e coraggioso. In una certa maniera, l’aveva trovato in Hugo Chavèz, che giudicava lucido, scrupoloso nella felicità delle popolazioni e gran lavoratore per la costruzione di una coscienza politica dei popoli.
In realtà, dopo la morte del burkinabè Thomas Sankara, l’Africa cercava per se un leader brillante, rivoluzionario e coraggioso.

Qual’era il suo rapporto col continente?
Hugo Chavez difendeva l’idea di un’Africa fatta di grandezza e dignità. A dimostrazione di ciò, la sua amicizia e il suo attaccamento indefesso al colonnello Gheddafi, con chi condivideva l’ideale di un continente capace, responsabile, ambizioso, che conta. Nella lettera che ha inviato ai partecipanti al III Summit Africa-America latina e Caraibi, nel febbraio scorso in Guinea equatoriale, stimava che questi popoli erano uno, rispetto al loro passato comune di oppressione e schiavitù, tenuto conto anche del loro status comune di paesi detentori delle risorse naturali da cui dipende il pianeta. Per Hugo Chavèz, gli eroi delle lotte di liberazione in queste regioni erano tutti animati dallo stesso ideale, dalla stessa concezione di ciò che sarebbero dovuti essere i rapporti tra gli ex oppressi e gli ex dominatori. Tutti rivendicavano una certa dignità nel loro modo di cooperare.

Si può paragonare Chavez a Nasser?
Fino a quando la miseria resterà in Africa la cifra quotidiana; fino a quando il continente resterà strategicamente importante per lo sviluppo dell’economia mondiale – senza poterne trarre esso stesso un vantaggio dalla sua posizione –, gli africani, incosciamente o meno, non rinunceranno alla loro ricerca di un uomo della provvidenza, capace di sottrarli dalle grinfie degli « imperialisti ». Gli africani hanno bisogno di persone che capiscono il mondo e che li guidino. Si può rimproverare di tutto a Hugo Chavez, agli occhi degli africani resterà un leader in comune con le popolazioni che vivono nella miseria. Certamente, si può dire la stessa cosa del brasiliano Lula, più diplomatico, resta il fatto che l’Africa ha bisogno di una siffatta leadership. Lula ha ispirato uomini politici congolesi che non esitano a ribadirlo. Per quanto riguarda Hugo Chavez, è diverso. Dato che la RDC [Repubblica Democratica del Congo] vuole essere risolutamente pro-occidentale, esitano a dichiararsi apertamente pro-Chavez anche se le idee dell’ex leader venezuelano non entrano in contraddizione con le loro.

Fonte: Jeuneafrique.com : Philippe Biyoya : “Hugo Chavèz défendait l’idée d’une Afrique faite de grandeur et de dignité”

 

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