Carcere a vita per Mubarak – Egypt Independent

Il giudice Ahmad Refaat ha pronunciato sabato [2 giugno 2012] la sentenza del tribunale penale che ha condannato al carcere a vita (25 anni) l’ex presidente Hosni Mubarak e il suo ministro degli interni Habib al-Adly e che ha assolto i figli di Mubarak e altri alti dirigenti del governo. Si tratta di una sentenza fondata su una serie di piccoli errori e di contraddizioni nella fase delle indagini.

Mubarak e Adly sono stati giudicati colpevoli di aver cospirato per uccidere più di 800 manifestanti, mentre sono stati accantonati i crimini economici.

Mubarak e Adly erano stati accusati di complicità nell’uccisione e nel tentativo di uccidere i manifestanti in tutta la nazione tra il 28 e il 31 gennaio 2011 in base agli articoli 40(2), 45, 230, 231 e 235 del codice penale. In base all’articolo 40(2) ogni persona che concorda con qualcun’altro di commettere un crimine è penalmente perseguibile. L’articolo 45 precisa che per “tentativo” s’intende l’inizio della messa in pratica di un atto con l’intenzione di commettere un crimine. L’articolo 235 stabilisce che la pena di morte o l’ergastolo [una pena da scontare a vita] spettano ai complici di un omicidio premeditato e spetta al giudice optare per uno dei due verdetti, in base all’articolo 17 del codice penale.

Refaat ha pronunciato nove ragioni che hanno portato all’assoluzione degli altri nove indagati coinvolti nel caso, che sono il fuggiasco uomo d’affari Hussein Salem, i figli dell’ex presidente Gamal e Alaa Mubarak, e sei ex dirigenti: primo assistente del ministero dell’interno per il settore delle forze di sicurezza, Major General Ahmed Mohamed Ramzy Abdel Rashid, primo assistente del ministero dell’interno per la sicurezza pubblica, Major General Adly Mostafa Fayed, primo assistente del ministero dell’interno per l’agenzia per la sicurezza dello Stato, Major General Hassan Abdel Rahman, il capo del direttorio per la sicurezza del Cairo, Major General Ismael al-Shaer, il capo del direttorio per la sicurezza di Giza, Major General Osama al-Marass ed il capo del direttorio per la sicurezza 6 d’ottobre, Major General Omar al-Farmawy.

Alcune delle ragioni citate da Refaat comprendono la mancanza di prove concrete, l’incapacità degli investigatori di identificare individualmente i colpevoli degli omicidi e le testimonianze contraddittorie dei testimoni. Secondo Refaat, i documenti e i video forniti al tribunale come prove non hanno dimostrato, fatta eccezione per Mubarak e Adly, che gli indagati hanno commesso quei crimini.

Mubarak, i suoi figli, e Salem sono anche accusati di crimini finanziari.

Salem è accusato di aver intestato a Mubarak e ai suoi due figli cinque ville a Sharm el-Sheikh al di sotto dei prezzi di mercato negli anni ’90. La seconda accusa riguarda la vendita di gas naturale a Israele a prezzi di mercato inferiori agli standard internazionali.

Refaat li ha giudicati non colpevoli perché le vendite in questione hanno avuto luogo più di dieci anni fa, il che, in base al codice penale, va oltre i limiti imposti agli impiegati non statali perseguiti dalla giustizia con l’accusa di corruzione.

Per quanto riguarda l’accusa di omicidio ai danni dei manifestanti, che ha riguardato i sei aiutanti insieme a Mubarak e Adly, il giudice ha detto che non è stata trovata una prova evidente della colpevolezza degli indagati.

Lo scorso 9 settembre, durante la quinta sessione del processo a Mubarak, il poliziotto Essam Shawky, ottavo testimone del processo, aveva detto alla corte che Adly aveva ordinato alle forze dell’ordine di sedare le proteste con ogni mezzo.

Il nono testimone, il generale della polizia Hassan Abdel Hameed, aveva confermato la testimonianza di Shawky. Hameed aveva detto alla corte che il 27 gennaio aveva partecipato ad un incontro durante il quale Adly aveva ordinato l’implementazione del “Piano 100,” un piano segreto in base al quale la polizia avrebbe tenuto i manifestanti lontano da piazza Tahrir con ogni mezzo. Si credeva che queste due testimonianze andassero contro Adly e Ramzy.

Tuttavia Refaat ha detto che queste testimonianze contraddicono altre deposizioni di altri poliziotti che sono stati indagati dagli inquirenti. Durante la quarta sessione dell’otto settembre, un testimone aveva detto alla corte che né Mubarak né Adly avevano dato alle forze di sicurezza l’ordine di sparare ai manifestanti. Due testimoni hanno riferito che era stato detto loro di mostrare padronanza di sè.

Refaat ha detto che il tribunale ha deciso di non prendere in considerazione tutte queste testimonianze “contraddittorie”.

Lo stesso giudice ha aggiunto che le persone che hanno ucciso veramente i manifestanti non sono comparse davanti alla giustizia e che gli investigatori non sarebbero riusciti ad identificarli. Secondo loro, il tribunale non è stato in grado di trovare una prova che indichi il coinvolgimento negli omicidi degli aiutanti di Adly. I giudici non hanno preso in considerazione i video sottoposti alla corte come prova concreta contro i sei aiutanti. Shawky, l’ottavo testimone al processo, aveva presentato un DVD che conteneva scene della polizia che spara sui manifestanti.

Senza fornire dettagli, Refaat ha detto che la corte è stata sospettosa di tutti i record presentati dalla Central Security Forces, compresi quelli che elencavano le armi date alle forze di sicurezza il 28 gennaio, soprannominato il “Venerdì della Rabbia”.

Per di più, il tribunale ha detto che non esiste un’evidenza tecnica che indichi che le vittime furono uccise da ferite provocate da armi da fuoco. Refaat ha aggiunto che i referti medici, anche se fossero veritieri, non aiuterebbero a incastrare i veri killer dei manifestanti.

Durante l’arringa dell’accusa, l’avvocato Mostafa Suleiman ha detto il 4 gennaio 2012, “Abbiamo ascoltato i resoconti di oltre 2000 testimoni … Gli indagati non hanno avuto un ruolo diretto sulla scena del crimine ma sono stati portati al processo in quanto … partecipanti alla stessa e in quanto incitavano i killers, l’identità dei quali è sconosciuta, a sparare sui manifestanti.

“Le agenzie di stato, tra cui la National Security Agency e l’intelligence egiziana, hanno deciso deliberatamente di non collaborare con i magistrati durante le indagini,” ha aggiunto.

 

Fonte: egyptindependent.com

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