Burkina Faso: il discorso del colonnello Zida

Pubblichiamo integralmente il discorso del colonnello Yacouba Isaac Zida (nuovo premier ad interim del Burkina Faso, NdT) pronunciato al momento della restituzione del potere ai civili, in occasione della firma della Carta nazionale di transizione a Ouagadougou, il 16 novembre 2014.

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Ouagadougou, Burkina Faso (Foto di Helge Fahrnberger | Creative Commons)

A partire dal 30 ottobre 2014, il popolo burkinabè si è riconciliato con se stesso e con la sua Storia. Inscrivendosi nella dialettica di una storia che si è ripetuta, in riferimento al sollevamento popolare del 3 gennaio 1966, e nella simbologia dell’audacia, del coraggio, dell’integrità e dell’onore che hanno sempre caratterizzato il popolo burkinabè, l’insurrezione popolare del 30 ottobre 2014 ha restituito al Burkina Faso, la nostra cara patria, la sua dignità e la sua rispettabilità sulla scena internazionale.
Come diceva La Rochefoucauld, «in tutte le esistenze si nota una data alla quale il destino si biforca: o verso una catastrofe o verso il successo». Così, nella storia del nostro amato Paese, ci sarà un “prima” e un “dopo” 30 ottobre 2014.

Noi misuriamo qui tutta la dimensione storica e la portata di questo avvenimento, tanto per il nostro popolo quanto per gli altri popoli del continente, e anche oltre. Esso ci dà anche l’opportunità di esaltare ciò che ci lega in questo bel Paese che ci ha visti nascere e che ha saputo dare a ognuno di noi, uomini e donne, vecchi e giovani, civili e militari, quell’identità d’integrità che portiamo con fierezza dalla rivoluzione dell’agosto 1983, e il cui marchio incommensurabile e inossidabile si trova nel sangue che scorre in ciascuno di noi: quello dei nostri Padri e delle nostre Madri, che ieri si sono sacrificati per lasciarci in eredità un patrimonio di libertà che niente e nessuno può sottrarci.

In questo giorno, in occasione di questa cerimonia che consacra la firma della Carta della transizione, vorrei rendere un vibrante omaggio al nostro popolo, che ha dato lustro alla sua grandezza in molti aspetti, obbligando al rispetto ed all’ammirazione tutti i popoli amanti della democrazia, della libertà e del progresso. Forze vive della Nazione, ivi comprese le forze della Sicurezza e della Difesa, saluto dall’alto di questa tribuna il vostro patriottismo e il vostro attaccamento alla costruzione di una nazione libera, forte, solidale e prospera.

Voglio innanzitutto rendere grazie a Dio, che non ha permesso che il nostro Paese si lacerasse e sprofondasse nel caos, come invece certi uccelli del malaugurio avevano predetto. L’insistenza insensata e la miopia politica della revisione costituzionale ci hanno profondamente scossi, ma ancora una volta il popolo burkinabè ne è uscito vincitore. Oggi noi siamo qui insieme per gettare le basi incrollabili di una vera democrazia, aspirazione profonda di tutto il nostro popolo.

Signore e Signori,

dopo le numerose manifestazioni, le riunioni, gli incontri trasversali, si può essere tentati di domandarsi chi è che ha vinto e chi è che ha perso. Ad una prima analisi, alcuni diranno che è l’opposizione politica, o la società civile, che ha vinto; o che è questo, piuttosto che quell’altro, che ha perso.
Tuttavia, al di là dell’evidenza e della volontà di appropriarsi di questa vittoria, del resto comprensibili, un approccio più virtuoso dovrebbe mettere al centro il Popolo burkinabè nel suo complesso: perché “il gallo canta per tutto il villaggio, ma ha un solo proprietario”. Da questo punto di vista, si tratta dunque di una vittoria di tutti i burkinabè, compresi quelli che hanno osato sfidare l’integrità e l’audacia di questo stesso popolo. Infatti, se non ci fosse stato il tentativo di modificare l’articolo 37 della Costituzione, non avremmo avuto l’insurrezione popolare del 30 ottobre 2014, che ha messo termine al mandato del presidente Blaise Compaoré aprendo la strada all’alternanza politica nel nostro Paese.

Noi deploriamo le numerose perdite di vite umane che hanno gettato nel lutto molte famiglie e che una saggia assunzione di responsabilità da parte del Presidente Blaise Compaoré avrebbe permesso di evitare. Ma la Storia ci insegna anche che i Popoli nascono, crescono e avanzano arricchendosi dei sacrifici di uomini e donne, di figli e di figlie, di eroi e di eroine, che contribuiscono in questo modo al compimento del loro destino.

Allo stesso modo, vorrei rendere omaggio alla memoria di tutti quei martiri, il cui sangue versato fortificherà il cemento che servirà a ricostruire i fondamenti e a riparare le crepe delle mura della nostra società, che l’egoismo, l’arroganza, la rapacità e la cattiveria di alcuni suoi figli e figlie smarriti avevano pericolosamente e miserabilmente marchiato della loro infamia.
Posso assicurarvi che il loro sacrificio non sarà vano e prossimamente verrà organizzata una giornata in loro omaggio e tutti quei figli e figlie caduti sul campo di battaglia saranno elevati al rango di eroi ed eroine nazionali. In loro memoria, ulteriori azioni saranno ugualmente messe in atto. Nel frattempo, e per il ricordo e il rispetto che l’intera Nazione deve loro, vi invito a osservare un minuto di silenzio. Vi ringrazio!

Giovani del Burkina Faso,

Come affermava Frantz Fanon, «Ogni generazione deve, partendo da una relativa oscurità, scoprire la propria missione, compierla o tradirla». Voi avete saputo compiere la vostra missione. Le Forze vive, comprese le forze della Difesa e della Sicurezza, hanno saputo replicare a quello che ormai è necessario chiamare «l’abuso di autorità di Blaise Compaoré». Ad ogni modo, siamo convinti che d’ora in poi gli uomini politici faranno meglio ad ascoltare la voce del popolo.

Popolo del Burkina Faso,

A firmamento della tua gloria, devi mantenerti degno e coerente. Una cosa è aver cacciato dal potere Blaise Compaoré attraverso un’insurrezione popolare, ma un’altra è lavorare per uscire dall’instabilità nel quadro di una transizione pacifica, in grado di condurre il nostro Paese verso elezioni democratiche, trasparenti, libere e giuste.

Di conseguenza, l’insurrezione popolare non dovrà dar luogo all’anarchia, né a qualunque cosa che potrà pregiudicare la normalizzazione della situazione nell’ambito di una transizione democratica e pacifica alla quale tutti vivamente aspiriamo.

Esorto dunque alla moderazione, a una cittadinanza responsabile e alla pazienza di tutti, nell’attesa della costituzione degli organi della transizione, il cui Presidente civile verrà nominato questa sera stessa dal Collegio di designazione che si riunirà alle 18.30. Certamente le sfide sono enormi e le attese numerose, ma queste non possono essere rilevate e soddisfatte che in una cornice governativa.
Quelli che hanno governato il Burkina Faso fino agli avvenimenti del 30 ottobre 2014, ovunque si trovano, li invito al pentimento, che se è sincero deve essere spogliato da ogni velleità di turbare la serenità del popolo burkinabè.

Vorrei ricordare a tutti queste parole di Gandhi, «il nostro potere non sta tanto nell’essere in grado di rifare il mondo, quanto nell’essere capaci di rifare noi stessi». È tempo dunque, per ognuno di noi, di rimetterci in discussione per una società burkinabè più forte, costruita su dei valori di convivenza più che mai riaffermati.

Perciò, concittadine e concittadini, come voi avete voluto il processo di pre-transizione avviato il 31 ottobre 2014 è guidato dalle Forze armate nazionali, che si sono impegnate a rimettere il potere nelle mani dei civili. Resto convinto che al posto dei sospetti di confisca del potere ad opera dell’esercito, che sentivamo da più parti all’inizio di questo processo, si sia definitivamente stabilita, negli spiriti degli uni e degli altri, una certa fiducia, e lavoreremo per rafforzarla nei giorni a venire. Le vostre Forze di Difesa e di Sicurezza sono patriote e repubblicane, e lo resteranno.

Per quanto riguarda l’opera di ricostruzione, noi esortiamo tutta la comunità nazionale a capire che tutte le figlie e tutti i figli del nostro Paese devono prendervi parte. Questo perché pensiamo che la transizione che stiamo mettendo in piedi debba essere inclusiva.

Da parte nostra, dopo aver raccolto la sfida della coesione all’interno dell’esercito ed aver assicurato la continuità dello Stato, in particolare ponendo freno ai saccheggi, agli atti di vandalismo, alle velleità di regolamenti di conti e alle minacce di scontri che avrebbero trascinato il nostro Paese nella guerra civile, le Forze di Difesa e di Sicurezza si impegnano ad accompagnare il processo di transizione, conformemente alla Carta che esse stesse hanno contribuito a elaborare.

Quanto alla comunità internazionale, salutando con favore una volta di più il suo contributo, la esortiamo a continuare ad accompagnarci affinché l’uscita dalla crisi sia definitiva. A tale scopo, sarebbe auspicabile che la specificità burkinabè venisse riconosciuta in tutta la sua portata e che, conseguentemente, i risultati ai quali hanno portato adesso le concertazioni cominciate due settimane orsono, e nello specifico la Carta della Transizione che verrà firmata più tardi, fossero oggetto della massima attenzione, in quanto si tratta di un consenso nazionale, che come tale traduce la volontà di tutto il popolo burkinabè.

Che Dio benedica il Burkina Faso !
Vi ringrazio!

 

Traduzione dal francese di Domenico Musella

Fonte: pressenza.com

 

 

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