Asilo in Europa: tra il dire e il fare c’è il mare

Fra gennaio e agosto 2014 le domande d’asilo nell’Ue hanno registrato un aumento poco inferiore al 30% rispetto allo stesso periodo del 2013. Una domanda su cinque è stata presentata da cittadini siriani. Intanto, il rapporto “Mind the gap” 2013-2014 del progetto Aida ha denunciato un persistente divario fra la “teoria” del Sistema comune europeo d’asilo e la stridente realtà che attende i richiedenti asilo in 15 Paesi membri dell’Ue.

aida


Da gennaio ad agosto 2014, secondo le prime anticipazioni Easo sul periodo, le domande d’asilo presentate nell’Ue sono state il 28% in più rispetto ai primi otto mesi del 2013. In tutto il 2013 l’aumento rispetto al 2012 era stato del 30%.

Naturalmente la Siria, e poi i Paesi dei Balcani occidentali e l’Eritrea si confermano come le tre principali aree di provenienza dei richiedenti asilo nei confini dell’ “Ue +” (l’Ue a 28 paesi più Svizzera e Norvegia) in questo 2014.

Nell’”Ue +” circa una domanda d’asilo su cinque è stata presentata da cittadini siriani. Ma a partire da marzo si è registrato un netto aumento anche di richiedenti asilo fuggiti dall’Ucraina.

“Sistema comune”: che cosa avviene in 15 Paesi

Intanto l’Ecre (European Council on Refugees and Exiles) in queste  settimane ha presentato a Bruxelles l’edizione 2013-2014 (la seconda) del rapporto di ricerca Mind the gap. An NGO perspective on Challenges to Accessing Protection in the Common European Asylum System, che ha denunciato un persistente divario fra la “teoria” del Sistema comune europeo d’asilo e la stridente realtà che attende i richiedenti asilo in 15 Paesi membri dell’Ue: l’Austria, il Belgio, la Bulgaria, Cipro, la Germania, la Francia, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, l’Italia, Malta, l’Olanda, la Polonia, la Svezia e il Regno Unito.

La ricerca ha documentato, in particolare, l’accesso limitato al territorio dell’Unione, la detenzione che i richiedenti asilo subiscono in alcuni Paesi e un’accoglienza spesso inadeguata per capacità e condizioni.

“Troppo poco, troppo tardi?”

Oltre a un capitolo di dati statistici e tendenze, Mind the gap approfondisce tra l’altro i seguenti temi: “Accesso al territorio: le risposte dell’Ue alle morti nel Mediterraneo”, “Il finanziamento del Sistema comune: il prezzo che l’Ue è disposta a pagare”, “Un’altra falla nel sistema di Dublino: la ‘crisi dell’asilo’ in Bulgaria”, “La risposta dell’Ue alla crisi siriana: troppo poco, troppo tardi?”, “I concetti di ‘Paese sicuro’”, “L’accesso a un ricorso effettivo”, “La detenzione”, “Le condizioni materiali” e “I richiedenti asilo con particolari necessità procedurali e d’accoglienza”, fra cui i minori non accompagnati.

Mind the Gap è stato pubblicato nell’ambito del progetto Aida (Asylum Information Database). Il Consiglio italiano per i rifugiati ha curato la parte nazionale relativa all’Italia.

Fonte: viedifuga.org, migrantitorino.it

 

 

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