Rivoluzione dell’acquedotto a Nyandiwa

Fino a pochi anni fa gli abitanti di Nyandiwa prendevano l’acqua dal lago o dai pozzi. Poi e’ arrivato l’acquedotto costruito dai volontari italiani del locale centro scout supervisionati dal governo del Kenya e dalle autorita’ locali.

Credo che non si esagera se si dice che da allora la vita e’ cambiata radicalmente. Ciò nonostante non e’ stato ovvio ne’ facile far capire i vantaggi di un’opera simile a una popolazione che era da sempre abituata a raccogliere l’acqua in altri modi.

Oggi sono andato a visitare il funzionamento di questo’opera. In pratica nelle montagne che sovrastano questo paesino, che si affaccia sul lago Vittoria, l’acqua della sorgente viene incanalata e cosi’ arriva fino a valle.

Lungo tutto il tragitto poi sono state costruite diverse fontane che evitano a tante donne di fare chilometri a piedi per prendere l’acqua.

Si per la società di questa parte del Kenya l’uomo comanda e la donna si occupa di tutto il resto, finanche di costruire la propria casa riempiendo di fango l’intelaiatura impostata dal marito. Questo pero’ e’ un altro discorso che richiede un capitolo a parte.

Torniamo all’acquedotto.

Fare il percorso a piedi, come ho fatto oggi insieme ai compagni di viaggio del centro scout italo-keniota di Nyandiwa, vuol dire quasi fare una maratona.

La fatica fisica, tuttavia, e’ stata ripagata nel vedere famiglie intere che in tutta evidenza intendono le fatiche quotidiane, la gestione della casa e in fin dei conti la vita stessa in modo sensibilmente diverso dall’occidente e forse anche dall’oriente di oggi.

Ciò che in buona parte dell’occidente si e’ perso, ad esempio, e’ il senso dell’ospitalità, dell’accoglienza, della curiosità genuina e semplice per lo straniero.

Lungo il tragitto che porta dal paese alla montagna, all’incirca quaranta chilometri, ogni volta che venivamo avvistati da lontano, folle di bambini e bambine di tutte le eta’ ci correvano dietro per una foto o solo per stringerci la mano o solo per dire “ciao” (in perfetto italiano) allo straniero bianco venuto da chissà dove.

Alcuni ci hanno spiegato che molti vogliono stringere una mano a un bianco perché non sanno cosa voglia dire avere peli come le scimmie per tutto il braccio mani comprese.

Cosi c’era una sorta di gara tra gruppi di compagni di scuola e vicini di casa a chi “conquistava” qualcosa dallo straniero. Nella maggior parte dei casi pero’ i bambini e gli adulti in egual misura si limitavano a un sorriso e a dire jambo (ciao).

Arrivati in cima alla montagna, la nostra incrollabile guida Tobias ha fatto un po’ di manutenzione al box da dove viene incanalata l’acqua.

Scendiamo dall’altro lato di questa bellissima montagna stanchissimi ma felici per aver conosciuto un autentico e bellissimo angolo di Africa.

Piervincenzo Canale

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