‘Lunga marcia memoria’ ricorda un nigeriano

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Si chiamava Peter Iwule Onyedeke. Aveva 33 anni. Era studente di Architettura.

E’ stato assassinato inspiegabilmente il 15 giugno 1995 dopo la mezzanotte fuori da una discoteca “dove faceva il parcheggiatore abusivo per arrotondare”.

Quello che segue è una parte del diario del giornalista Danilo Chirico per ricordare le vittime della ‘ndrangheta con una marcia, la lunga marcia della memoria, che si è svolta ieri, 16 luglio 2009, a Reggio Calabria.

http://www.youtube.com/watch?v=MZl32tdY0fE

Nel giorno in cui viene decapitata la cosca Piromalli, i volontari la Lunga marcia della memoria raggiungono Reggio Calabria per fare visita alla cooperativa Rom 1995 nata su un bene confiscato e diventata luogo simbolo di diritti e giustizia sociale, la risposta concreta dell’integrazione alla retorica securitaria del governo. Dentro la cooperativa si fa anti-‘ndrangheta dando lavoro a giovani rom in cerca di un futuro: recuperano i rifiuti ingombranti della città, per difendere l’ambiente e dimostrare che culture diverse possono coesistere, nel rispetto reciproco.

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Quell’integrazione con la quale si era confrontato a Reggio Calabria Peter Iwule Onyedeke, nigeriano di 33 anni, studente di Architettura (gli mancavano pochi esami per laurearsi) con la passione per il legno (dava una mano a un mobilificio in una periferia della città). Assassinato inspiegabilmente il 25 giugno 1995 dopo la mezzanotte fuori da una discoteca dove faceva il parcheggiatore abusivo per arrotondare. Sei colpi di pistola calibro 45, tutti al torace. Per lui non c’è stato scampo. Gli assassini sono scappati a bordo di una Passat nera risultata rubata. Era sposato e aveva due figli. Vivevano in Nigeria e lui ogni mese gli spediva i soldi guadagnati in Italia.

A Reggio Calabria condivideva un appartamento del centro con il fratello, anche lui studente universitario. Non era vicino a nessun ambiente criminale, frequentava i nigeriani (in quegli anni erano molti gli studenti universitari) e aveva trovato una sua dimensione anche nella comunità cittadina.

Un omicidio incomprensibile, strano per l’obiettivo e la crudezza, ancora una volta senza nessun colpevole. La città seppe reagire. Scese in piazza contro la violenza mafiosa e per una volta ebbe il sostegno delle istituzioni. Con un piccolo gesto: le spoglie di Peter tornarono alla sua famiglia grazie all’intervento del Comune.

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