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Saluti e baci dal Cairo – arte.tv

28.ottobre.2018 · Posted in politica

Il documentario “Our Man In Cairo”, realizzato grazie a video filmati clandestinamente nelle prigioni e alle testimonianze delle vittime, è un ritratto schiacciante del regime egiziano. Per guardarlo con i sottotitoli in italiano, clicca qui: https://tinyurl.com/ychtvs42 Il presidente Abd al-Fattah al-Sisi, arrivato al potere con un colpo di stato nel 2013, è stato “confermato” alle ...

Il documentario “Our Man In Cairo”, realizzato grazie a video filmati clandestinamente nelle prigioni e alle testimonianze delle vittime, è un ritratto schiacciante del regime egiziano.

Per guardarlo con i sottotitoli in italiano, clicca qui: https://tinyurl.com/ychtvs42

Il presidente Abd al-Fattah al-Sisi, arrivato al potere con un colpo di stato nel 2013, è stato “confermato” alle urne nell’aprile 2018 con il 97% dei voti.

Da cinque anni l’Egitto è di nuovo teatro di arresti arbitrari, atti di tortura e misteriose scomparse. Non manca un approfondimento sulla morte del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni.

Fonte: arte.tv

 

 

Africani in Sinai: situazione ormai insostenibile

03.febbraio.2011 · Posted in varie

Profughi nel Sinai. Riceviamo aggiornamenti da parte di don Mussie Zerai e da parte di famiglie eritree soggette ad estorsione da parte dei trafficanti. ...

Roma, 3 febbraio 2011. Profughi nel Sinai. Riceviamo aggiornamenti da parte di don Mussie Zerai e da parte di famiglie eritree soggette ad estorsione da parte dei trafficanti.

E’ confermato che i migranti giunti da poco nel governatorato del nord del Sinai si trovano ancora nella mani di bande di beduini Rashaida, che chiedono un riscatto di “soli ” 3000 dollari per condurre gli africani al confine con Israele.

Sorge spontanea una domanda: come faranno a mantenere la promessa, visto che attualmente i controlli al confine sono capillari e coinvolgono sia le forze di sicurezza egiziane che quelle israeliane? Se i prigionieri non trovano il modo di ottenere la somma entro pochi giorni, verranno ceduti a bande di beduini Sawarqa ed al-Tarabin, i quali rialzeranno il riscatto a 8/10.000 dollari pro capite.

Secondo attivisti del Sinai, attualmente almeno 1000 africani sono detenuti nei campi di prigionia delle bande del nord del Sinai, che in questo periodo di conflitti si muovono liberamente tra le varie località del deserto.

“I profughi,” spiega Zerai in una nota, “raccontano di trasferimenti dal luogo di detenzione verso località più a sud, lontane della zona militarizzata del Sinai. Stamane ho potuto parlare con un gruppo di 150 persone, fra cui vi sono tre ragazze che ogni sera vengono sottoposte a violenze sessuali dai predoni.

Il gruppo di profughi subisce torture e violenze e riferiscono anche casi di amputazione e mutilazione: un metodo spietato usato dai trafficanti per ottenere i riscatti”. Purtroppo durante azioni di assalto alle carceri, i predoni hanno liberato alcuni dei loro capi, detenuti per crimini legati al traffico di esseri umani, organi, armi e droghe pesanti, oltre che per omicidi e violenze gravi. Come divulgato dal Gruppo EveryOne e dall’Agenzia Habeshia fin dal mese di dicembre 2010, i trafficanti hanno referenti non solo in Egitto, ma anche in Sudan, nel Dubai e persino in Israele, a Tel Aviv.

Il Mossad è stato avvertito di questa realtà, ma finora non ha agito neanche nei confronti dei criminali basati nella capitale dello stato ebraico. E’ un errore, perché il denaro proveniente dai traffici finanzia il terrorismo internazionale e dunque anche i movimenti che si propongono di annientare Israele.

“I trafficanti pretendono il pagamento del riscatto, tramite Western Union, nei paesi dove sono dislocate le loro persone di fiducia,” conferma Zerai, “al Cairo, in Sudan, nel Dubai e a Tel Aviv, perché sono ramificati in diversi paesi del Medio Oriente. Attendiamo un azione concreta dell’Ue sia riguardo al Sinai che in risposta alla necessità di protezione internazionale per i migranti detenuti in Egitto e Israele, senza dimenticare le persone che sono state respinte dall’Italia tra il 2009 e il 2010, che sono tuttora in Libia, in attesa del pronunciamento della Corte Europea.

Chiediamo all’Unione europea di agire con ogni strumento a disposizione per la liberazione e il reinsediamento umanitario dei profughi in ostaggio nel Sinai e per combattere il traffico di esseri umani e di organi. Chiediamo inoltre programmi di prevenzione e accoglienza – repetiita juvant: piani di reinsediamento – per evitare che i profughi cadano nel mercato degli schiavi”.

Fonte: gruppo Everyone

Migranti in Sinai: altri 11 raggiungono Israele

03.gennaio.2011 · Posted in varie

Comunicato stampa – L’Agenzia Habeshia ha ricevuto notizia della liberazione di altri 11 profughi africani che erano prigionieri dei trafficanti nel Sinai. Dopo le visite mediche, son stati condotti in un centro di identificazione per migranti, dove avranno la possibilità di chiedere protezione umanitaria internazionale. Purtroppo il Parlamento europeo non ha ancora reso ufficiale il ...

Comunicato stampa – L’Agenzia Habeshia ha ricevuto notizia della liberazione di altri 11 profughi africani che erano prigionieri dei trafficanti nel Sinai.

Dopo le visite mediche, son stati condotti in un centro di identificazione per migranti, dove avranno la possibilità di chiedere protezione umanitaria internazionale.

Purtroppo il Parlamento europeo non ha ancora reso ufficiale il suo intento di attuare un programma di reinsediamento dei migranti liberati dai predoni negli Stati membri dell’Unione europea, mentre l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati non ha ancora espresso il suo giudizio riguardo ai profughi provenienti dal nord del Sinai, seppure essi siano fuggiti da paesi in guerra o in grave crisi umanitaria.

In attesa di tali interventi, il Gruppo EveryOne, Christian Solidarity Worldwide, Global Crisis Solution Center e Agenzia Habeshia hanno presentato al governo israeliano la richiesta di non deportarli nei paesi di origine, ma di concedere loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Fonte: Everyone group

Eritrei in Sinai: ci sarebbero tre morti – ONG

29.novembre.2010 · Posted in attualità

Riceviamo e pubblichiamo un aggiornamento rispetto al precedente appello di un gruppo di ONG che sta monitorando la situazione di alcuni eritrei che sarebbero ridotti in schiavitù nel Sinai. Tre persone sarebbero state uccise secondo quanto è stato riferito dai parenti di alcuni di questi eritrei. “Poche parole per descrivere una tragedia. I parenti di ...

Riceviamo e pubblichiamo un aggiornamento rispetto al precedente appello di un gruppo di ONG che sta monitorando la situazione di alcuni eritrei che sarebbero ridotti in schiavitù nel Sinai. Tre persone sarebbero state uccise secondo quanto è stato riferito dai parenti di alcuni di questi eritrei.

Poche parole per descrivere una tragedia. I parenti di alcuni rifugiati eritrei ci riferiscono un terribile evento. Tre uomini sono stati assassinati ieri dai trafficanti, perché le loro famiglie non hanno pagato il riscatto. Gli assassini hanno ucciso i tre uomini con colpi di pistola.

Le Nazioni Unite, l’Unione europea, i governi dei paesi civili, il governo dell’Egitto hanno il dovere di intervenire. Se gli assassini non vengono arrestati e gli ostaggi liberati, l’Egitto avrà legalizzato il traffico di esseri umani, la schiavitù, la tortura, l’omicidio a sangue freddo.

Aspettiamo una risposta e le azioni che possano salvare i 77 rifugiati ancora in vita. Chiediamo che anche il governo italiano e le personalità politiche attente ai diritti umani e alla vita dei rifugiati compiano ogni sforzo possibile per evitare nuove atrocità.

Gruppo EveryOne, Agenzia Habeshia e la rete di ong contro gli abusi sui rifugiati“.

Fonte: everyonegroup.com