Posts Tagged ‘nord-africa’

Conferenza con la Libia: rassegna stampa

13.novembre.2018 · Posted in attualità

Qui una piccola rassegna stampa circa la conferenza con per la Libia organizzata dal governo italiano il 12 1 13 novembre 2018 a Palermo. ...

Qui una piccola rassegna stampa circa la conferenza con per la Libia organizzata dal governo italiano il 12 1 13 novembre 2018 a Palermo. (altro…)

Nord Africa: in calo scambi commerciali con Italia

09.aprile.2011 · Posted in economia

In calo gli scambi commerciali dell'Italia con i paesi del nord Africa. ...

Le rivolte popolari esplose in quasi tutti i paesi del nord Africa, con la sola eccezione del Marocco e dell’Algeria, porteranno ad un calo dell’export italiano in questi paesi.

Nel 2011 s’interromperà il trend di crescita degli scambi commerciali che aveva portato l’Italia a diventare uno dei più importanti partner commerciali dei paesi del nord Africa.

Alcuni dati serviranno a comprendere le dimensioni delle perdite che subiranno le imprese esportatrici italiane in nord Africa.

Nel corso del 2010 le esportazioni italiane verso la Tunisia erano aumentate del 30% facendo dell’Italia il secondo partner commerciale della Tunisia dopo la Francia.

L’Algeria, tradizionale esportatore di gas, nel 2010 ha avuto l’Italia quale terzo partner commerciale dopo Francia e Cina.

C’è preoccupazione per gli investimenti italiani in Egitto riguardanti principalmente i settori dell’agro-alimentare, della meccanica e del tessile-abbigliamento. L’Italia riveste l’importante ruolo di primo partner commerciale europeo dell’Egitto e il secondo considerando gli scambi globali dopo gli Stati Uniti.

Nel 2010 l’Italia aveva consolidato il ruolo di primo partner commerciale della Libia con il 20 per cento delle importazioni libiche.

La guerra civile che insanguina la Libia ha portato ad un quasi totale stallo delle attività economiche con pesanti ripercussioni sulle imprese italiane operanti nel paese nordafricano.

In questo quadro poco confortante, si segnala, per mancanza di acume e totale cecità, la politica xenofoba della Lega incurante del fatto che le principali imprese esportatrici italiane in nord Africa si trovano nei territori del nord Italia.

 

di Carmelo Panassiti

Foto: JacobEnosAndres RuedaUS Army AfricaPicasMimmoBen Piven,

Nord-Africa: Frattini riferirà in Parlamento

14.marzo.2011 · Posted in varie

Mercoledì prossimo 16 marzo il ministro degli esteri, Frattini, riferirà in parlamento sulla situazione in nord Africa. ...

Il Ministro Franco Frattini riferirà al Senato mercoledì prossimo sugli ultimi sviluppi della situazione in Libia anche alla luce delle riunioni dell’Ue, della Nato, della Lega Araba e dell’Onu. Sarà uno dei numerosi interventi del Ministro in Parlamento, a partire dal 19 gennaio, all’indomani dell’ondata di contestazioni, originatasi dapprima in Algeria in risposta ai rincari dei prezzi dei generi di prima necessità, e propagatasi nella vicina Tunisia ed in Egitto.

Frattini nelle Commissioni esteri di Camera e Senato ed in Aula della Camera ha avuto modo di informare il Parlamento sugli avvenimenti in atto, ma anche di illustrare la posizione del governo italiano e le sue iniziative, in un’area geografica, qual e’ quella del Mediterraneo, nella quale l’Italia esercita un ruolo riconosciuto come essenziale.

Un primo intervento di Frattini, all’indomani della rivolta in Tunisia, e’ stato quello alle Commissioni Affari Esteri riunite dei due rami del Parlamento, il 19 gennaio 2011.

In quella sede il Ministro ha svolto un’approfondita analisi (cause ed effetti) della rivolta del popolo tunisino soffermandosi sulle iniziative a sostegno dei numerosi nostri connazionali e assicurando il sostegno dell’Italia al processo di transizione democratica.

Nella seduta dell’Aula della Camera del 3 febbraio 2011 l’informativa del Ministro ha avuto al centro gli sviluppi della situazione in Egitto nel corso della quale ha evidenziato il focalizzarsi prevalente dell’attività della Farnesina, in quei giorni, proprio sugli eventi che hanno coinvolto dapprima Algeria e Tunisia, e poi lo scenario assai più critico dell’Egitto.

Dopo aver riferito sull’attività di sostegno svolta dal Ministero degli Esteri a favore degli italiani che si trovano in quel paese, il capo della diplomazia italiana ha illustrato i colloqui avuti con esponenti di numerosi governi.

In particolare Frattini ha fatto riferimento alle conversazioni svoltesi con il nuovo vicepresidente egiziano, generale Suleiman, nel corso delle quali al governo italiano è stato richiesto di sostenere un processo di evoluzione pacifica dell’assetto istituzionale egiziano, che consenta, attraverso il dialogo fra tutte le forze politiche, di prevenire pericolosi vuoti di potere e di avviare un processo di riforme condivise che sfocino nello svolgimento di libere elezioni.

Per quanto concerne il ruolo dell’Unione europea, il Ministro ha auspicato che essa possa affiancare il processo di evoluzione democratica in corso e contribuendo a scongiurare il rischio di affermazione di forze fondamentaliste, che farebbero venire meno il ruolo stabilizzatore finora esercitato dal Cairo nel cruciale scenario mediorientale.

La situazione in Egitto era stata oggetto di un’altra informativa urgente del Governo, con l’intervento del Sottosegretario Stefania Craxi svolto nell’Assemblea di Montecitorio il 26 gennaio.

La complessiva situazione dell’area del Nordafrica e di alcuni Paesi mediorientali e’ stata oggetto di un’altra informativa di Frattini all’Assemblea di Montecitorio il 15 febbraio 2011.

Dopo aver ricordato gli esiti delle visite svolte in Tunisia, in Siria e in Giordania, il Ministro ha espresso soddisfazione per l’impegno assunto dal Governo provvisorio tunisino a proseguire nelle riforme in vista delle prossime elezioni, ad aderire a fondamentali Convenzioni internazionali e a contrastare concretamente il fenomeno del traffico di esseri umani. In quest’ottica, il Ministro ha impegnato il governo italiano al rilancio socio-economico della Tunisia, compito nel quale si è augurato peraltro di incontrare il sostegno fattivo dell’Unione europea. Il Ministro ha poi ricordato contatti promossi con le autorità del governo provvisorio egiziano al fine di monitorare il processo di evoluzione successivo alla caduta di Mubarak.

La Libia, altro paese del Nord-Africa in crisi e’ stato al centro dell’informativa del 23 febbraio alla Camera dei Deputati. Il Ministro ha fatto appello a una collaborazione bipartisan e a un efficace coordinamento tra Esecutivo e Parlamento per affrontare le problematiche relative alla drammatica crisi interna della Libia. Frattini ha condannato la violenza contro i civili manifestanti ed ha fatto riferimento al pericolo di forti ondate di immigrazione irregolare verso il nostro Paese.

La situazione in Libia e del resto del Nord-Africa sono state al centro, il 2 marzo, dell’audizione di Frattini al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo del Parlamento con funzioni di controllo dei servizi segreti, mentre il 9 marzo Frattini,riferendo alla Camera, ha reso noto che l’Italia proporrà al Consiglio Europeo del 12 marzo “un’iniziativa navale mediterranea” congiunta tra Ue e Nato per “assicurare il rispetto delle sanzioni internazionali già decise, soprattutto per quanto riguarda l’embargo delle armi”. Frattini ha inoltre ribadito che l’istituzione di una “no fly zone totale” sui cieli della Libia è una materia intorno alla quale serve un “consenso internazionale”.

Fonte: esteri.it

Cosa succederebbe se?-di Patricia Viviana Quezada

01.marzo.2011 · Posted in varie

Il nord-Africa trema, la collera dei popoli abbatte muri, statue e dittatori. Non è più tempo dei re. ...

Cosa succederebbe se?

Il nord-Africa trema, la collera dei popoli abbatte muri, statue e dittatori. Non è più tempo dei re.

Qualcuno dice, gli inizi di secolo sono stati caratterizzati da cruente guerre. Possiamo dire che la grande massa di giovani che si riversarono sulle strade e travolsero le piazze, lo fecero perché non sopportavano l’idea di vivere un intero secolo nelle stesse condizioni d’oppressione e sottomissione dei loro genitori.

Attraverso gli interstizi di quella logora struttura di rancore, odio, paure, fondamentalismi, ignoranza e corruzione che avevano pazientemente tessuto i tiranni si è intrufolato con forza inaudita la conoscenza, la tecnologia, il sapere che porta alla consapevolezza di sé, del proprio essere individuale, legittimo diritto a una vita degna e libera.

Una vita per la quale vale la pena morire. E così fecero. I “rivoltosi” decisero che non c’era un’altra scelta, il giorno della furia doveva compiersi.

Un paese dopo l’altro, in un lasso di tempo incredibilmente corto, si alzarono in piedi e scesero in piazza pacificamente con la compattezza e la compostezza d’un popolo con un’unica volontà.

C’era una situazione che però loro non avevano considerato e si presenta adesso, dopo le cadute di Ben Ali e di Mubarak, in simultanea con le rivolte nello Yemen, in Marocco, in Iran, nel bel mezzo del bagno di sangue della Libia.

Non avevano considerato le conseguenze delle loro coraggiose rivolte, conseguenze che vanno più in là delle spiagge seminate di morti, dei bambini decapitati, dei morti nel deserto o nel fondo del mare, della furia pazza dei tiranni che chiamano “ratti” i sudditi e pianificano con gioia il loro annientamento. La peggiore delle conseguenze è la inappellabile accettazione che, malgrado le ipocrite dichiarazioni internazionali nei confronti del conflitto e di “come affrontare il dopo”, i nord-africani dovranno accettare come dato di fatto che sia loro sia tanti altri popoli in “via di sviluppo”, sono meno umani, o forse dotati di una percentuale minore di umanità che altri popoli.

Umanità indiscussa invece per i fortunati individui che sono cittadini dei paesi che contano. Può sembrare sconvolgente questa affermazione ma come tutti potete vedere è questa l’unica spiegazione plausibile ai tanti atteggiamenti ambigui che hanno caratterizzato durante questi giorni le posizioni dei governi e delle persone del resto del mondo di fronte alla violenta risposta di Gheddafi alle manifestazioni pacifiche ma decise del popolo libico.

Il “forse che sì, forse che no” che tappezza il salone dei cavalli, del castello del Duca di Mantova, si ripete negli attuali potenti, in bilico nel momento di prendere una decisione nella quale c’entrano gli interessi economici e i principi umanitari.

Davanti un’opinione pubblica assuefatta e pusillanime non è difficile immaginare la scelta. Il valore della vita umana è molto relativo, lo sanno bene le Compagnie Assicurative. Se non fosse così, come si spiega che non si sia alzata, come un solo uomo, la comunità internazionale a condannare con orrore la carneficina che si sta compiendo adesso in Libia.

Ormai tristemente sappiamo della inconcepibile crudeltà del comportamento umano, ma continuiamo a ripeterci che siamo una società “civile”, e una società “civile” dà lo stesso valore a ogni vita umana, non potremmo mica tornare indietro alla seconda guerra mondiale, quando i tedeschi uccidevano dieci italiani per ogni tedesco morto, e i russi facevano lo stesso nei confronti dei polacchi, vero? Sarebbe mostruoso. É ovvio che gli essere umani si rivoltano davanti al massacro di altri esseri umani.

Ma se al posto di diecimila libici fossero morti diecimila italiani in una settimana? O diecimila tedeschi o americani? Cosa sarebbe successo? Cosa succederebbe se fosse Parigi la città sotto assedio? Cosa succederebbe se al posto delle sdraio sulle spiagge di Rimini e Riccione, oggi ci fossero file interminabili di tombe fresche di muratura, ogni una che accoglie il cadavere d’un giovane italiano che sognava la libertà. Cosa succederebbe?.


Patricia Viviana Quezada, Bologna, 27 di Febbraio 2011

Libri: genere e sviluppo in medioriente e nord Africa

03.luglio.2008 · Posted in cultura

Le politiche di genere sono rimaste relegate a periferici settori della società. Eppure le donne sono destinate a giocare un ruolo sempre più importante nello sviluppo del Medioriente e del nord Africa. Non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello economico. ...

Le politiche di genere sono rimaste relegate a periferici settori della società. Eppure le donne sono destinate a giocare un ruolo sempre più importante nello sviluppo del Medioriente e del nord Africa. Non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello economico. (altro…)

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