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Giro: «Un mercato per le nostre imprese»

15.gennaio.2018 · Posted in extrafrica

Vice Ministro degli Esteri Mario Giro, secondo l’African economic outlook l’Italia è diventata il terzo investitore in Africa. Che significa, che abbiamo riscoperto il Continente nero? «Esatto, ed era ora. C’è stato molto lavoro, che ha pagato facendoci scalare velocemente le classifiche. Nel 2014 eravamo 21esimi, nel 2015 undicesimi e nel 2016 eravamo terzi. Abbiamo ...

Vice Ministro degli Esteri Mario Giro, secondo l’African economic outlook l’Italia è diventata il terzo investitore in Africa. Che significa, che abbiamo riscoperto il Continente nero?

«Esatto, ed era ora. C’è stato molto lavoro, che ha pagato facendoci scalare velocemente le classifiche. Nel 2014 eravamo 21esimi, nel 2015 undicesimi e nel 2016 eravamo terzi. Abbiamo portato molte nuove aziende in Africa, e si è rafforzata la presenza di grandi player come Eni, che è un nostro campione. Come Enel, che sta facendo benissimo e ha oggi undici cantieri aperti. Di costruttori come Salini e Pizzarotti, aziende dell’agroalimentare come Cremonini che ha undici piattaforme o Ferrero che è presente commercialmente in tutti e 54 i Paesi africani e ha impianti in Camerun e Sudafrica. In Africa pensiamo di poter fare la differenza, soprattutto nel settore delle grandi infrastrutture, della logistica, dell’energia rinnovabile e dell’agrobusiness, che ha un gran potenziale». (altro…)

Giro:«La soluzione è la cooperazione con l’Africa» (Avvenire)

27.aprile.2017 · Posted in attualità

È il principio dei vasi comunicanti applicato in chiave migratoria. Di fronte a un ostacolo, il flusso prende nuove direzioni. È quanto sta accadendo nel Sahel. Dato il rafforzamento delle frontiere del Niger, il Ciad è diventato una rotta emergente nell’esodo verso il Nord e, da lì, alle coste europee, per migliaia e migliaia di ...

È il principio dei vasi comunicanti applicato in chiave migratoria. Di fronte a un ostacolo, il flusso prende nuove direzioni. È quanto sta accadendo nel Sahel. Dato il rafforzamento delle frontiere del Niger, il Ciad è diventato una rotta emergente nell’esodo verso il Nord e, da lì, alle coste europee, per migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini, in fughe dalla violenza terrorista, dai disastri ambientali e carestie. Drammi che, spesso, i Paesi da soli non possono risolvere. Da qui, l’impegno della cooperazione italiana ad agire sulle aree di crisi, m supporto alle istituzioni locali. «È una questione umanitaria, in primo luogo. Ma è altresì una questione di sicurezza e geopolitica», spiega Mario Giro, viceministro degli Esteri, appena rientrato da una missione in Ciad, dove ha incontrato il presidente, Idriss Déby e il titolare degli Esteri, Hissein Brahim Taha.

Perché il Ciad e i suoi problemi riguardano direttamente l’Italia? (altro…)