Posts Tagged ‘crisi mediterraneo’

Crisi nel Mediterraneo Il ruolo dell’Italia e la coalizione anti-Isis (Corriere della Sera)

11.Dicembre.2015 · Posted in politica

Il disordine che ha investito il Mediterraneo rappresenta una sfida esistenziale per l’Europa. La minaccia terrorista e il flusso di migranti che giungono ai nostri confini sono due questioni da tenere nettamente separate, ma entrambe ci mettono alla prova. Rimettono in discussione i valori su cui è nata l’Unione Europea. ...

Il disordine che ha investito il Mediterraneo rappresenta una sfida esistenziale per l’Europa.

La minaccia terrorista e il flusso di migranti che giungono ai nostri confini sono due questioni da tenere nettamente separate, ma entrambe ci mettono alla prova.

Rimettono in discussione i valori su cui è nata l’Unione Europea.
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Crisi Mediterraneo: Europa assente?-Forum Ispi

11.Aprile.2011 · Posted in attualità

Il ruolo giocato dall'Unione Europea nella rivolta araba e, ancora di più, nella crisi libica, è apparso defilato e privo di impulsi autonomi dalle iniziative degli stati membri. Presentazione del forum Ispi numero 13. ...

Crisi Mediterraneo: Europa assente?

Il ruolo giocato dall’Unione Europea nella rivolta araba e, ancora di più, nella crisi libica, è apparso defilato e privo di impulsi autonomi dalle iniziative degli stati membri.

In effetti, la decisione di intervenire contro il regime di Gheddafi è stata presa essenzialmente dietro la spinta di Francia e Gran Bretagna, mentre l’Europa si è spaccata, come è successo peraltro in passato.

L’Alto rappresentante della politica estera Ue Catherine Ashton si è limitata a condannare le violenze in nord Africa e Medio Oriente arrivando oggi a sostenere la linea dell’Unione africana: “Appoggiamo gli sforzi dell’Unione africana per trovare una soluzione politica in Libia”, ha detto il suo portavoce.

I detrattori della politica estera e di difesa comune hanno ribadito in questa vicenda l’inconsistenza di una coordinata ed efficace strategia d’intervento politico e diplomatico utile a interfacciarsi con i paesi vicini; i suoi sostenitori hanno percepito come strumentali queste accuse evidenziando come le responsabilità non siano della Ue ma della politica nazionalista e particolarista di singoli paesi.

Altro tema delicato che ha diviso l’Europa è quello relativo alla gestione della crescente immigrazione proveniente dalle aree interessate dalle rivolte, in particolare dalla Tunisia: in mancanza di una politica centralizzata sui migranti, è prevalsa ancora una volta la logica degli stati nazione, che ha visto emergere di interessi e politiche divergenti.

Il risultato è un conflitto diplomatico tra gli stati membri scaturito dalla richiesta italiana di sostegno da parte dell’Unione europea.

Antonio Villafranca (Senior Research Fellow ISPI, Osservatorio Europa): “C’è più bisogno di Europa, di un’Europa che parli con una sola voce, come ha recentemente ricordato a tutti anche il Capo dello Stato.

E’ bene al riguardo ricordare che l’Europa può intervenire solo nei campi in cui le sono attribuite competenze. Non ci si può lamentare adesso dell’assenza di Bruxelles nelle rivolte arabe senza ricordare che nemmeno i poteri attribuiti dal nuovo Trattato di Lisbona a Lady Ashton possono derogare all’imperativo dell’unanimità su politica estera e sicurezza comune.

Non ci si può nemmeno lamentare dei modesti interventi di Frontex se all’Agenzia vengono destinati appena 88 milioni di euro all’anno (erano ancor meno, 22 milioni, nel 2008). Né dell’angusto campo di applicazione della Direttiva 55 sulla protezione temporanea, originariamente prevista per il Kosovo ma mai di fatto applicata. L’Italia si deve far portavoce di questa esigenza con costanza e profondo convincimento e non solo quando si trova in emergenza, anche per non fornire facili scuse a Francia e Germania”.

Riccardo Perissich (già alto funzionario Commissione Europea): “La prova europea è stata deludente. E’ però difficile dire che la politica estera Ue sia morta in questo frangente, perché non è mai cominciata. E’ di moda dare la colpa a Catherine Ashtone, che in realtà si è dimostrata piuttosto scadente, ma è un giudizio ingeneroso. E’ stata scelta in modo tale che la funzione del ministro degli esteri dell’Unione fosse ciò che lei effettivamente ne ha fatto: una funzione largamente decorativa.

Quello che è successo è che i due paesi europei con la maggiore capacità militare e proiezione internazionale (Francia e Gran Bretagna) hanno preso la testa delle operazioni per la prima volta in 50 anni non al seguito degli Stati.

Un fatto positivo cui si affiancano però due fattori negativi. Il primo: l’assenza della Germania, introversa dal punto di vista della politica estera. Il secondo: l’iniziativa franco-britannica non è stata pienamente appoggiata dagli altri paesi, che hanno voluto rivolgersi alla Nato mostrando diffidenza.

Poi c’è il problema della Difesa: francesi e britannici sono gli unici ad avere mezzi credibili, ma anche loro non possono agire senza il sostegno americano. Solo alcuni anni fa le spese militari americane rappresentavano il 50% dello sforzo complessivo dei paesi Nato; oggi rappresentano il 75%. Manca perciò un coordinamento a livello europeo in materia militare.

Si è parlato di uno ‘Schengen’ militare, cioè un gruppo di membri più ristretto per affrontare il tema. Sotto questo punto di vista, la collaborazione franco-britannica potrebbe essere un inizio ma servirebbe un approccio europeo e non semplicemente nazionale come invece è stato. Una lezione da trarre è che l’Europa non può illudersi di sviluppare una politica estera basata unicamente sul ‘soft power'”.

José Ignacio Torreblanca (European Council on Foreign Relations, responsabile Spagna): “L’Unione europea ha giudicato male la stabilità dei regimi, è arrivata tardi e in maniera scoordinata sulle proteste e, peggio, l’ha fatto senza coesione. In tutta onestà, le capitali nazionali sono più responsabili di Bruxelles per una politica mediterranea che si è rivelata sbagliata. […]

Il paradosso da affrontare è evidente. Per dieci anni ci siamo lamentati del fatto che l’Europa fosse priva di un’istituzione ad hoc per la politica estera. L’Alto rappresentante dell’epoca, Javier Solana, si è impegnato, ma con poche risorse a disposizione e istituzioni deboli. Ora, sembra di vivere la situazione opposta.

Abbiamo finalmente creato un ministero degli Esteri per l’Europa. Abbiamo destinato un budget enorme per avere un vero e proprio servizio diplomatico, e, soprattutto, abbiamo accentrato tutto il potere che prima era frammentato fra tre istituzioni (Consiglio, Commissione e la presidenza di turno). Con il Trattato di Lisbona in mano, l’Europa ha la sua trinità in atto, e l’Alto rappresentante è onnipotente.

Possiamo avere le istituzioni, ma adesso sembrano mancare di una personalità che possa trainarle con forza”. (“Saving the private Ashton” El Paìs, 1 aprile 2011)

Crisi nel Mediterraneo: conferenza a Padova

20.Marzo.2011 · Posted in varie

Si svolgerà domani a Padova la conferenza dal titolo "La crisi nel Mediterraneo: le ragioni, gli scenari". ...

Lunedì 21 marzo alle ore 20,45 presso la sala Polivalente di Via Diego Valeri a Padova, si terrà l’incontro/dibattito:

La crisi nel Mediterraneo: le ragioni, gli scenari.
Le possibili conseguenze nel nostro Paese e nella nostra Regione

Intervengono:

  • On Leoluca Orlando
    Componente Commissione Affari Esteri
    L’Europa di fronte alla crisi nei Paesi del Nord Africa
  • Prof. Stefano Allievi
    Docente della Facoltà di Sociologia dell’Università di Padova
    Rivolte a sorpresa o sintomi sottovalutati?

Introduce

  • Antonino Pipitone Consigliere Regionale

Coordina la serata

  • Jamil Gharaba Coordinatore Dipartimento Politica Estera Padova

Sarà una serata utile per l’approfondimento di un tema molto importante: la rivolta in Tunisia, in Egitto, e l’escalation della crisi libica aprono scenari imprevedibili.

“Tunisia, Egitto. E dopo?” – conferenza Ispi, Como

19.Febbraio.2011 · Posted in varie

Crisi nel Mediterraneo: Tunisia, Egitto, e dopo? - conferenza ISPI a Como il prossimo 21 febbraio. ...

Crisi nel Mediterraneo: Tunisia, Egitto, e dopo?

E’ questo il titolo della conferenza dell’ISPI che si svolgerà a Como (Confindustria, via Raimondi, 1) il prossimo 21 febbraio alle ore 18.

Parteciperanno:

  • Sara Castaldi, senior advisor Ispi
  • Pier Luigi D’Agata, direttore generale Assafrica & Mediterraneo
  • Armando Sanguini, ambasciatore in Tunisia (1998-2003)
  • Alberto Negri, giornalista Il Sole 24 Ore
  • Ambrogio Taborelli, presidente Confindustria Como
  • Valeria Talbot, research fellow Osservatorio mediterraneo e medi oriente, Ispi

Tunisia_ISPI_21-2-11

Crisi Mediterraneo: la voce delle ong

03.Febbraio.2011 · Posted in varie

Dalla Tunisia all’Egitto, dall’Algeria allo Yemen, la popolazione sta infatti protestando contro la povertà, ma anche contro l’assenza delle libertà fondamentali e contro sistemi politici corrotti e oppressivi. ...

I recenti avvenimenti nei paesi sulla sponda sud del Mediterraneo non ci hanno colto di sorpresa.

Da anni presenti e impegnate come organizzazioni non governative nella cooperazione con molte realtà locali, già conoscevamo le tensioni e le minacce alla stabilità dell’area provocate ovunque – come dimostra l’effetto domino che si è innescato – da peggiorate condizioni di vita, dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari di base, dalla disoccupazione, dalla corruzione e da metodi di governo autoritari e repressivi.

Dalla Tunisia all’Egitto, dall’Algeria allo Yemen, la popolazione sta infatti protestando contro la povertà, ma anche contro l’assenza delle libertà fondamentali e contro sistemi politici corrotti e oppressivi.

A tutto ciò non sono estranei i nostri paesi e l’Europa, che hanno basato il mantenimento della stabilità dell’area sul sostegno a regimi autoritari per garantire la nostra sicurezza contro il terrorismo, il fondamentalismo e il crescente fenomeno dell’emigrazione, ma che hanno tuttavia così contribuito a creare le condizioni stesse dell’instabilità regionale.

Per questo vogliamo unirci alle voci degli egiziani, dei tunisini e di tutti coloro che in questi paesi si stanno battendo per la libertà e i diritti fondamentali e per un’immediata riforma democratica.

Crediamo che contribuire a una stabilizzazione della regione mediterranea su basi democratiche più eque e sostenibili rappresenti per noi tutti la maggiore garanzia di pace e prosperità.

Quanto sta avvenendo nell’area è una nuova e chiara dimostrazione che la povertà, le ineguaglianze e i disagi sociali nel mondo riguardano tutti e hanno conseguenze pratiche anche per noi italiani. L’accentuarsi e il diffondersi delle tensioni di questi giorni – oltre ad avere un impatto devastante sulla povertà dei paesi direttamente interessati – avrà gravi effetti anche sulla nostra già fragile economia.

Pertanto chiediamo al governo italiano e alle istituzioni europee di unirsi a noi nella solidarietà a questi popoli, anche tramite un potenziato ruolo della cooperazione internazionale come strumento di prevenzione delle tensioni, strumento su cui oggi il nostro paese sta disinvestendo. Chiediamo inoltre di sostenere in ogni modo e quanto prima il processo di transizione democratica in atto, nel rispetto delle diverse istanze politiche, sociali e religiose presenti nell’area.

Fonte: comunicato stampa CINI, coordinamento italiano network internazionali