Posts Tagged ‘amref’

“Sano è salvo”, campagna Amref

13.Aprile.2015 · Posted in extrafrica

AMREF AL VIA “SANO È SALVO”, la campagna per il diritto alla salute in Africa e in Italia “La salute è di tutti. Un mondo sano è un mondo salvo”. Sono le parole d’ordine della nuova campagna di Amref Health Africa, al via oggi. Amref, che da quasi 60 anni lavora nel continente africano, rilancia ...

AMREF AL VIA “SANO È SALVO”, la campagna per il diritto alla salute in Africa e in Italia

“La salute è di tutti. Un mondo sano è un mondo salvo”. Sono le parole d’ordine della nuova campagna di Amref Health Africa, al via oggi. Amref, che da quasi 60 anni lavora nel continente africano, rilancia il suo impegno globale contro le diseguaglianze in salute, in Africa come in Italia. Perché un’Africa sana rende il mondo più sano.

 

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=6DowyKdxFpo&w=540&h=304]

(altro…)

“Vini per L’Africa” – Amref

18.Novembre.2011 · Posted in extrafrica

Un’Asta per i progetti idrici di AMREF ...

Un’Asta per i progetti idrici di AMREF
(altro…)

Sud Sudan visto da Amref

08.Luglio.2011 · Posted in Featured

Questo il video di Amref sul Sud Sudan con le foto del fotoreporter Marco Di Lauro. ...

Questo il video di Amref sul Sud Sudan con le foto del fotoreporter Marco Di Lauro. (altro…)

Amref se la piglia col G8 sulla salute in Africa

28.Maggio.2011 · Posted in varie

Alla chiusura del vertice di Deauville, AMREF Italia rileva come il G8 abbia esaurito la propria capacità di proposta e di visione politica in materia di salute globale. La Dichiarazione finale del vertice reitera stancamente la volontà degli Otto di sostenere un numero di iniziative in ambito sanitario avviate in passato (tra cui il Fondo ...

Alla chiusura del vertice di Deauville, AMREF Italia rileva come il G8 abbia esaurito la propria capacità di proposta e di visione politica in materia di salute globale.

La Dichiarazione finale del vertice reitera stancamente la volontà degli Otto di sostenere un numero di iniziative in ambito sanitario avviate in passato (tra cui il Fondo Globale per le pandemie, la Muskoka Initiative per la salute materno-infantile e GAVI per le vaccinazioni), ma non identifica alcuna priorità per il futuro, né una visione d’insieme capace di superare la frammentarietà delle molteplici iniziative elencate. (altro…)

Giornata internazionale infermiere-video Amref

12.Maggio.2011 · Posted in varie

Nell’anniversario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell'infermieristica moderna, AMREF lancia sul web la versione sottotitolata in italiano di "Imagine", il filmato di animazione realizzato dalla Global Health Workforce Alliance per ricordare che nel mondo un miliardo di persone non hanno mai incontrato un operatore sanitario. ...

GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’INFERMIERE, ONLINE VIDEO CONTRO LA FUGA DEI CAMICI BIANCHI DALL’AFRICA

Nell’anniversario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’infermieristica moderna, AMREF lancia sul web la versione sottotitolata in italiano di “Imagine”, il filmato di animazione realizzato dalla Global Health Workforce Alliance per ricordare che nel mondo un miliardo di persone non hanno mai incontrato un operatore sanitario. (altro…)

Palermo vista dai ragazzi di Nairobi – Amref

09.Maggio.2011 · Posted in extrafrica

Mercoledì 11 maggio, alle ore 23,30, nell’ambito del nuovo spazio televisivo sul canale 130 di Sky, la messa in onda del documentario che racconta Palermo attraverso il punto di vista di alcuni ragazzi delle baraccopoli di Nairobi coinvolti nel laboratorio di video partecipato di AMREF. ...

A CURRENT FOR CHANGE “LO SGUARDO DEI TURCHI” IN PRIMA TV ASSOLUTA

Mercoledì 11 maggio, alle ore 23,30, nell’ambito del nuovo spazio televisivo sul canale 130 di Sky, la messa in onda del documentario che racconta Palermo attraverso il punto di vista di alcuni ragazzi delle baraccopoli di Nairobi coinvolti nel laboratorio di video partecipato di AMREF. (altro…)

Immigrazione,muri inutili senza investimenti-Amref

13.Aprile.2011 · Posted in politica

Il direttore generale di AMREF Italia, Tommy Simmons, commenta con una lettera aperta gli arrivi dei migranti africani sulle coste italiane: «Prestare attenzioni e polemiche solo a come tamponare i piccoli sintomi di un fenomeno ben più grande non eliminerà il problema alla radice» ...

IMMIGRAZIONE, MURI INUTILI SENZA INVESTIMENTI SULL’ALTRA SPONDA DEL MEDITERRANEO

Roma, 13 aprile 2011 – «Nell’analisi sull’arrivo a Lampedusa di una piccola frazione della vasta umanità alla ricerca di una vita migliore, si perde spesso di vista che le migrazioni – per opportunità, conflitti, cambiamenti climatici, demografia e povertà, colonialismo – fanno e sempre faranno parte della storia dell’umanità». Inizia così la lettera aperta in cui il direttore generale di AMREF Italia, Tommy Simmons, commenta gli arrivi di queste settimane sulle coste italiane dei migranti provenienti dall’Africa.

«Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) – prosegue la lettera – nel 2010 il numero di migranti internazionali nel mondo ammontavano a 214 milioni.

La maggioranza di queste persone sono “sparite” nel mondo, tranquillamente e volontariamente assorbite da società accoglienti e spesso bisognose di mano d’opera.

Solo una piccola frazione di profughi e sfollati, i più poveri e bisognosi, non ha trovato accoglienza, integrazione e stabilità ed è su di questi che bisogna riflettere. I muri sono palliativi temporanei dinanzi all’umanità che vuole o deve muoversi.

I successi della fisicità della Grande Muraglia cinese e del Muro di Berlino e dei muri meno tangibili e duraturi imposti dall’Apartheid piuttosto che dal gendarme Gheddafi hanno sempre una durata limitata nel tempo quando a monte preme un’onda crescente».

«Al dì la del Mediterraneo, piccolo mare che separa due grandi continenti che offrono opportunità che non sono paragonabili per i cittadini che li abitano – spiega Simmons – preme un’umanità crescente, conscia delle possibilità che offre il mondo, desiderosa di un presente e di un futuro migliori per se stessa ed i propri figli. Non esistono muri che possono reggere nel tempo a questa onda crescente. Prestare attenzioni e polemiche solo a come tamponare i piccoli sintomi di un fenomeno ben più grande non eliminerà il problema alla radice».

«Chi oggi vuole migrare dall’Africa verso l’Europa – conclude il direttore di AMREF Italia – intraprende il viaggio – pericoloso, doloroso, dall’esito incerto come un salto nel buio – perché non ha speranze alternative. Per evitare che Lampedusa e poi magari la Sardegna o le coste di Toscana o Liguria diventino permanentemente meta di fuggiaschi e oggetto di sterili polemiche, gli Stati timorati dal potenziale delle onde migratorie possono solo investire nella stabilità e nella speranza di una vita migliore nei luoghi di origine di queste persone. L’unico punto davvero rilevante di quanto avviene in questi giorni è questo».

Giornata mondiale acqua: video Amref

22.Marzo.2011 · Posted in varie

In Africa le donne percorrono ogni giorno decine di chilometri per portare acqua a casa. Questo il messaggio che accompagna il breve video lanciato online da AMREF, principale organizzazione sanitaria no profit africana, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, per ricordare che le conseguenze della grave mancanza di acqua pulita che affligge il continente ricadono ...

Roma, 22 marzo 2011 – In Africa le donne percorrono ogni giorno decine di chilometri per portare acqua a casa.

Questo il messaggio che accompagna il breve video lanciato online da AMREF, principale organizzazione sanitaria no profit africana, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, per ricordare che le conseguenze della grave mancanza di acqua pulita che affligge il continente ricadono soprattutto sulle spalle delle donne.

Nell’Africa rurale, infatti, in media ogni famiglia spende il 26% del proprio tempo per andare a prendere acqua, un compito che tocca quasi sempre proprio alle donne.

Protagoniste del video, girato nel centro storico di Milano con la regia di Luca Citron, sono le “regine africane” del Malkia Theatre – il progetto di AMREF che attraverso il teatro ha offerto a un gruppo di ragazze di strada delle baraccopoli di Nairobi (Kenya) un’occasione di espressione e di riscatto – che nel gennaio scorso hanno portato in scena nel capoluogo lombardo un libero adattamento del “Cerchio di Gesso” di Bertolt Brecht.

Fonte: comunicato stampa Amref

Africa: acqua è diritto negato per 4 persone su 10

16.Marzo.2011 · Posted in varie

In vista della Giornata mondiale del 22 marzo, AMREF ricorda che nell'area subsahariana più del 40% della popolazione continua a non avere accesso ad acqua pulita. Un dato che, sommato alla mancanza di servizi igienici adeguati, costa ogni anno alla regione il 5% del suo Pil ed è all'origine dell’80% delle malattie. ...

Roma, 16 marzo 2011 – Se per milioni di africani l’acqua pulita è ancora un miraggio, non possiamo lavarcene le mani. È questo il messaggio lanciato da AMREF in vista della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo, per ricordare che nell’Africa Subsahariana l’accesso ad acqua pulita è un diritto umano fondamentale tuttora negato a più del 40% della popolazione. «Senz’acqua non c’è salute né sviluppo – spiega Tommy Simmons, direttore generale di AMREF Italia – I danni all’agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perché le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli».

La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati costa ogni anno all’Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed è legata, direttamente o indirettamente, all’80% delle malattie. Nella regione più della metà dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall’utilizzo di acqua contaminata e dall’assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini. Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccità hanno tra il 36 e il 50% di probabilità di essere malnutriti, mentre l’accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalità infantile di oltre il 20%. Per questo AMREF da più di cinquant’anni promuove la costruzione di pozzi, cisterne, acquedotti e la protezione delle sorgenti, con la partecipazione attiva delle comunità locali e la costituzione di comitati tecnici incaricati di seguirne la realizzazione e la successiva manutenzione. Qualsiasi altro approccio che prescinda dal coinvolgimento delle comunità nella costruzione e poi nel controllo e nella gestione delle fonti d’acqua, infatti, è destinato al fallimento.

«Portare acqua in Africa significa allargare la base della partecipazione e puntare sulla formazione di comitati di gestione e di tecnici all’interno delle stesse comunità beneficiarie dei progetti – precisa a questo proposito Mario Raffaelli, presidente di AMREF Italia – Solo così i pozzi sono vissuti come beni di cui la comunità è responsabile e durano nel tempo. Il successo degli interventi, però, passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali che riguardano lo sviluppo della comunità. Sono le donne africane, infatti, a pagare il prezzo più alto della mancanza di acqua ed è soltanto attraverso il potenziamento del loro ruolo sociale che il diritto all’acqua può diventare qualcosa di più di una dichiarazione di intenti».

AMREF Italia, in particolare, ha attivato dei progetti idrici in Kenya e Tanzania. In Kenya, un Paese afflitto da carenza idrica cronica, l’intervento consiste nella costruzione di pozzi nei distretti costieri di Malindi e Kilifi e in quelli di Kajiado, Kitui e Makueni, terre aride o semi-aride le cui fonti d’acqua principali – fiumi, dighe e pozzi aperti – sono contaminate, quindi inutilizzabili. Dal 1998 a oggi AMREF ha costruito nel Paese più di 2.600 pozzi e 85 sistemi di raccolta dell’acqua piovana, di cui hanno beneficiato circa 1,5 milioni di persone.

In Tanzania, che occupa la 148esima posizione su un totale di 169 Paesi nella classifica relativa all’Indice di Sviluppo Umano elaborata dall’UNDP, AMREF dieci anni fa ha avviato un progetto nel distretto di Mkuranga, a sud di Dar es Salaam, grazie al quale sono stati costruiti 132 pozzi di superficie, 45 pozzi di profondità e 25 sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Tra il 2000 e il 2006 il numero delle famiglie del distretto con accesso ad acqua pulita è balzato dal 25% fino a oltre l’85%. Sono stati inoltre addestrati almeno tre tecnici per ogni villaggio per assicurare il mantenimento delle fonti idriche. L’obiettivo è di garantire l’accesso ad acqua pulita ad almeno 125mila persone entro la fine di quest’anno.

I NUMERI DELL’ACQUA

L’acqua nel mondo

  • 884 milioni di persone, pari a circa un sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua pulita (WHO/UNICEF);
  • tra le persone senza accesso ad acqua pulita, otto su 10 vivono in aree rurali (WHO/UNICEF);
  • il fabbisogno minimo giornaliero di acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi è pari a 20-50 litri per persona (WWAP);
  • nei Paesi in via di sviluppo ogni persona in media consuma 10 litri di acqua al giorno per bere, cucinare e lavarsi (WSSCC);
  • in Europa ogni persona consuma in media 200 litri di acqua al giorno per bere, cucinare e lavarsi (HDR);
  • in Nord America ogni persona consuma in media 400 litri di acqua al giorno per bere, cucinare e lavarsi (HDR);
  • 2,6 miliardi di persone, pari a circa due quinti della popolazione mondiale, non hanno accesso ad adeguate misure igieniche (WHO/UNICEF);
  • ogni anno 1,4 milioni di bambini, uno ogni 20 secondi, muoiono per la diarrea causata da acqua contaminata e dall’assenza di misure igieniche adeguate (WHO/WaterAid);
  • la diarrea è la principale causa di malattia e di morte, e l’88% dei decessi per diarrea sono legati alla mancanza di servizi igienici e di acqua pulita per bere e lavarsi (JMP);
  • ogni anno si perdono 443 milioni di giorni di scuola per malattie legate all’utilizzo di acqua contaminata;
  • per ogni dollaro investito in infrastrutture idriche e igieniche, se ne ricavano otto in aumento di produttività (UNDP).

L’acqua in Africa

  • Nell’Africa Subsahariana più del 40% della popolazione non ha accesso ad acqua pulita (UNICEF);
  • il 37% delle persone che nel mondo non hanno accesso ad acqua pulita vive in Africa Subsahariana (JMP);
  • nell’Africa rurale in media ogni famiglia spende il 26% del proprio tempo per andare a prendere acqua, un compito che tocca quasi sempre alle donne (WaterAid);
  • in media il peso dell’acqua che ogni donna africana trasporta ogni giorno è pari a 20 chili (HDR);
  • al ritmo di progresso attuale l’Obiettivo del Millennio che punta a dimezzare entro il 2015 il numero delle persone senza accesso ad adeguate misure igieniche nell’Africa Subsahariana sarà raggiunto solo tra 200 anni (WHO/UNICEF);
  • negli ultimi 10 anni gli aiuti per la salute e la lotta all’Hiv/Aids nell’Africa Subsahariana sono cresciuti di quasi il 500%, mentre l’incremento di quelli destinati alle infrastrutture idriche e alle misure igieniche è stato pari soltanto al 79% (OECD);
  • nell’Africa Subsahariana le cure per la diarrea assorbono il 12% del budget sanitario e ogni giorno più della metà dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie di origine fecale (WSSCC).

L’acqua nella storia

  • La Corea del Sud ha fatto investimenti enormi in progetti idrici e misure igieniche negli anni Sessanta, quando il suo reddito pro capite era pari a quello del Ghana. Nel corso di quel decennio la mortalità tra i bambini sotto i cinque anni si è più che dimezzata, anche se il numero del personale medico è rimasto sostanzialmente invariato (WaterAid);
  • in Gran Bretagna l’espansione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie nel penultimo decennio del XIX secolo ha contribuito all’incremento di 15 anni dell’aspettativa di vita nei quattro decenni successivi (HDR, 2006).

Fonte: comunicato stampa Amref

Foto: jon gos,lydurs, hypertornado, Water, Sanitation, and Hygiene Photos,

Sudan: ok referendum ma restano problemi-amref

12.Gennaio.2011 · Posted in attualità

«Le lunghe code registrate in questi giorni davanti ai seggi elettorali testimoniano la voglia di partecipazione alla vita democratica del popolo sudsudanese e la speranza di lasciarsi definitivamente alle spalle i tanti lutti e le terribili sofferenze provocate da decenni di guerra civile. ...

Comunicato stampa –

Roma, 12 gennaio 2011 –

«Le lunghe code registrate in questi giorni davanti ai seggi elettorali testimoniano la voglia di partecipazione alla vita democratica del popolo sudsudanese e la speranza di lasciarsi definitivamente alle spalle i tanti lutti e le terribili sofferenze provocate da decenni di guerra civile.

Perché ciò avvenga davvero, però, è fondamentale che l’attenzione e il sostegno della comunità internazionale non vengano meno dopo questo storico evento».

A dirlo è Mario Raffaelli, presidente della sezione italiana di AMREF, principale organizzazione sanitaria no profit africana, in occasione del referendum che dovrebbe sancire la nascita dello Stato indipendente del Sud Sudan.

Per Raffaelli, già sottosegretario agli Affari esteri incaricato per l’Africa tra il 1983 e il 1989, capo mediatore del processo di pace in Mozambico tra il 1990 e il 1992, e inviato speciale del governo italiano per il Corno d’Africa tra il 2003 e il 2008, il referendum rappresenta «la premessa indispensabile per lo sforzo successivo, che dovrà garantire che l’implementazione dell’esito del voto possa avvenire minimizzando i rischi di escalation di violenza fra le due entità sudanesi, incoraggiando invece la migliore cooperazione possibile nel nuovo quadro.

Una cooperazione particolarmente importante anche per il Sud, date le sue condizioni di estrema arretratezza».

Il Sud Sudan, infatti, è ancora segnato dalle cicatrici della guerra civile scoppiata nel 1983 e conclusa 22 anni dopo, che ha provocato oltre due milioni di morti, quattro milioni di sfollati, la distruzione quasi totale di scuole, strade, ponti, ospedali e l’esodo all’estero della maggioranza di medici e infermieri.

Le ferite della guerra si riflettono ancora oggi negli indicatori sanitari del Paese, tra i peggiori del mondo: il 48 per cento dei bambini sotto i cinque anni è malnutrito, solo uno su quattro è vaccinato contro il morbillo, e soltanto il cinque per cento dei parti è seguito da staff specialistico.

Per rispondere a questa grave emergenza, fin dal 1998, a conflitto ancora in corso, AMREF ha sostenuto attivamente l’Istituto Nazionale di Formazione Sanitaria di Maridi, l’unica scuola di formazione per assistenti medici e ostetriche comunitarie in tutto il Sud Sudan.

Gli assistenti medici formulano diagnosi, praticano operazioni chirurgiche di base come parti cesarei e appendiciti, insegnano educazione sanitaria comunitaria e gestiscono piccole strutture locali.

Sono i medici del Sud Sudan, addestrati però con un decimo dei costi di formazione di un dottore e nella metà del tempo.

«In vista del referendum – precisa Raffaelli – AMREF si è mobilitata anche per fare fronte al ritorno al Sud degli sfollati fuggiti al Nord a causa della guerra, ai quali è necessario fornire assistenza socio-sanitaria e un alloggio.

Sull’onda dell’entusiasmo, infatti, molti di loro hanno venduto tutto quello che possedevano e si sono diretti a sud portando con sé solo lo stretto indispensabile.

Una volta passata l’euforia del voto sull’indipendenza, però, la loro reintegrazione nelle aree rurali segnate dalla povertà non sarà facile.

In particolare stiamo collaborando con i nostri partner locali per individuare i problemi sanitari generali e i servizi curativi, di prevenzione e promozione necessari per affrontarli, con un’attenzione speciale per malaria, vaccini, nutrizione, Hiv/Aids e salute riproduttiva».

Dopo il referendum, il cui risultato sarà ufficializzato solo in febbraio, resteranno da affrontare alcune questioni spinose, a partire dalla definizione delle frontiere della regione dell’Abyei, la più ricca di petrolio e per questo motivo di tensione tra il Nord e il Sud.

«La posta in gioco – spiega Tommy Simmons, direttore generale di AMREF Italia – è il controllo dell’export dell’oro nero, attualmente nelle mani del Nord, e resta irrisolto anche il nodo della gestione delle risorse idriche, che coinvolge altri Paesi come l’Egitto».

Il governo di Khartoum, inoltre, ha già reso noto che, se vinceranno i sì al referendum, ai due milioni di sudsudanesi che vivono nel Nord non sarà riconosciuta la cittadinanza.

«Siamo molto preoccupati per la loro sorte – aggiunge Simmons – Nessuno può prevedere cosa accadrà, anche perché a ciò si aggiungono le tensioni tribali tra i diversi gruppi etnici, tuttora irrisolte. Sono dinamiche che possono diventare esplosive e mettere a repentaglio il futuro di oltre cinque milioni di persone».

Fonte: Amref