Perché l’Africa guarda alla Cina?

06.Marzo.2013 · Posted in punto di vista

Il Ghana ha celebrato le sue elezioni politiche il 7 e 8 dicembre 2012, rieleggendo il presidente uscente John Dramani Mahama. Tuttavia, Nana Akufo-Addo, portabandiera del partito di opposizione New Patriotic Party, contesta la vittoria di misura di Mahama e intende contestare i risultati in tribunale, un processo legale che sarà sicuramente lungo. Potenzialmente, la sentenza potrebbe contraddire l’ambiente generalmente stabile e pacifico del Ghana. Ciò che non muterà, saranno gli stretti legami economici del paese con la Cina.

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John Dramani Mahama, foto GovernmentZA su Flickr

Durante il mio viaggio in Ghana nel 2011, notavo i capisquadra cinesi sui cantieri dell’autostrada George W. Bush, adesso terminata. Il monumentale palazzo del ministero della difesa del Ghana, nella capitale Accra, fu costruito con un prestito cinese di $50 milioni.

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La diga idroelettrica Bui è frutto di una collaborazione tra il governo del Ghana e la società di costruzioni cinese, Sino Hydro. Nel 2012, la Cina ha investito in una nuova linea aerea ghanese dedicata ai voli interni ed è probabile che la China Airports Construction Corporation (CACC) sarà coinvolta nella costruzione del nuovo aeroporto internazionale di Accra.

Tuttavia il Ghana non è l’unico paese africano in cui opera la Cina. Al contrario, la Cina è il più importante finanziatore in tutto il continente. Le corporations cinesi, le istituzioni finanziarie, e il governo hanno investito miliardi di dollari in nuove e grandi dighe, per esempio.

Un’accusa che si ripete spesso sostiene che le società cinesi preferiscono portare impiegati cinesi (e finanche i prigionieri) per lavorare sui cantieri africani, invece di impiegare la forza lavoro locale. L’economista dello Zambia, Dambisa Moyo, al contrario, sostiene che almeno in Zambia, il rapporto lavoratori africani lavoratori cinesi supera la soglia 13:1, e che non ci sono prove di carcerati cinesi che lavorano lì.

Mentre i paesi africani, come il Ghana, cercano di migliorare le proprie infrastrutture per accellerare la loro crescita economica, la Cina ha affiancato il ruolo dell’occidente nel continente.

Una domanda fondamente è come il modello di attività economica cinese sia diverso dall’approccio dei paesi occidentali, e se l’Africa stia meglio così. David Dollar, un analista della Banca Mondiale, sottolinea che l’occidente si è, in sostanza, tirato fuori dai progetti infrastrutturali più importanti, proprio lì dove la Cina concentra le sue attività, particolarmente nei settori dell’energia e delle ferrovie.

Un report della Banca Mondiale del 2009 stimava che gli impegni finanziari cinesi nei progetti infrastrutturali africani sono aumentati da meno di un $1 miliardo all’anno nel periodo 2001-2003 a circa $1.5 miliardi all’anno nel periodo 2004-2005, toccando almeno i $7 miliardi nel 2006. Nel luglio 2012, il presidente cinese Hu Jintao ha offerto $20 miliardi di prestiti ai paesi africani nei prossimi tre anni. La stima sul totale degli investimenti cinesi dal 2010 al 2012 è di $101 miliardi.

Quanto fa bene tutto ciò all’Africa? Il segretario di stato Usa, Hilary Clinton, non è stata ottimista nella sua opinione sul ruolo della Cina in Africa, sottintendendo durante il suo ultimo viaggio ad agosto 2012 che la Cina non si preoccupa della democrazia e dei diritti umani sul continente rispetto agli Stati Uniti, che – ha detto – sono impegnati in un “modello di partnership sostenibile che aggiunge valore, invece di sottrarlo”. In Zambia, ha messo in guardia circa il pericolo di un “nuovo colonialismo” che minaccia il continente africano, aggiungendo che “ai tempi delle colonie abbiamo visto che è facile arrivare, prendere le risorse naturali, pagare i leader e andarsene.”

Nel luglio del 2010, l’ambasciatore cinese in Sudafrica, Xian Xuejun, criticò i politici e i media occidentali che “rilasciano osservazioni irresponsabili sulle relazioni Cina-Africa.” In fin dei conti, quando si tratta di colonialismo e neocolonialismo, la pratica dell’occidente è stata tutt’altro che senza macchia. Bisogna solo ricordare l’intima relazione tra gli Stati Uniti e il disastroso dittatore congolese Mobutu Sese Seko, uno dei tanti governanti autoritari del continente che sono stati appoggiati da Washington.

Al contrario, molti governi africani preferiscono la Cina come partner economico rispetto ai paesi occidentali per una serie di ragioni. Primo, la stessa esperienza di sviluppo della Cina ha un valore istruttivo. Secondo, la Cina soddisfa le necessità dell’Africa per infrastrutture fondamentali più a basso costo, con meno burocrazia, e più velocemente. E infine, la Cina raffigura l’Africa in modo più positivo come un partner con cui s’intrattiene una “cooperazione reciprocamente conveniente” e per la “comune prosperità”, piuttosto che un “continente condannato” che ha bisogno di aiuto.

Il ruolo della Cina in Africa rimarrà argomento controverso e sarà oggetto di dibattiti, tuttavia ciò che capita a terra negli affari quotidiani tra africani e cinesi modificherà il consenso. Storie di schermaglie pericolose potranno offuscare sia una parte che l’altra ma la reputazione dei cinesi dipenderà dal fatto che la Cina farà ciò che è meglio per il continente.

 

This article originally published by Foreign Policy in Focus is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 United States License.

Fonte: allafrica.com, foto: flickr.com/photos/governmentza/

 

 

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