Le vere ragioni della guerra in Libia – Pougala 5di5

08.Maggio.2011 · Posted in politica

Quali lezioni per l’Africa?

Dopo 500 anni di relazioni fra dominatori e dominati con l’Occidente, è dimostrato che non abbiamo i medesimi criteri per definire il buono e il cattivo. Noi abbiamo interessi profondamente divergenti.

Come non deplorare il “sì” dei 3 paesi africani sub-sahariani, la Nigeria, il Sud-Africa e il Gabon, in favore della risoluzione 1973, che inaugura la nuova forma di colonizzazione battezzata “protezione dei popoli”, che convalida la teoria razzista che gli Europei veicolano dal 18.esimo secolo secondo cui l’Africa del Nord non ha nulla da spartire con l’Africa sub-sahariana, secondo cui l’Africa del Nord sarebbe quindi più evoluta, più istruita e più civilizzata del resto dell’Africa.

Tutto avviene come se la Tunisia, l’Egitto, la Libia, l’Algeria non siano parte dell’Africa. Le stesse Nazioni Unite sembrano ignorare la legittimità dell’Unione Africana sui suoi Stati membri. L’obiettivo è quello di isolare i paesi dell’Africa sub-sahariana, con il proposito di meglio tenerli frazionati ed esercitare su di loro il controllo.

In effetti, nella capitalizzazione del nuovo Fondo Monetario Africano (FMA), l’Algeria contribuisce con 16 miliardi di dollari e la Libia con 10 miliardi di dollari, per un 62% del capitale totale che si aggira sui 42 miliardi di dollari. Il primo paese dell’Africa sub-sahariana e il più popolato, la Nigeria, seguito subito dopo dal Sud-Africa, contribuiscono decisamente in modo inferiore con 3 miliardi di dollari ciascuno.

Risulta molto inquietante constatare che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, è stata dichiarata la guerra ad un popolo senza avere innanzitutto minimamente esplorato un terreno di pacificazione per dare una soluzione al problema.

L’Africa occupa ancora un suo posto in tale Organizzazione? La Nigeria e il Sud-Africa sono disponibili a votare “sì” a tutto ciò che l’Occidente domanda loro, in quanto credono ingenuamente alle promesse che provengono da molte parti, anche dalla Francia, di poter ricevere un posto di membro permanente al Consiglio di Sicurezza con dirito di veto come per tutti gli altri. Questi due paesi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di attribuire loro una minima collocazione. Se la Francia avesse questa possibilità, molto tempo fa Mitterand l’avrebbe fatto per la Germania di Helmut Kohl.

La riforma delle Nazioni Unite non è all’ordine del giorno. La sola maniera di farsi valere consiste nel metodo cinese: tutti i 50 paesi africani devono abbandonare le Nazioni Unite; e se decidessero di ritornarvi un giorno, lo dovrebbero fare solo dopo avere ottenuto ciò che domandano da tanto tempo, un posto per tutta la Federazione Africana, altrimenti niente.

Questo metodo della non-violenza è la sola arma di giustizia di cui dispongono i paesi poveri e i non potenti, quali noi (paesi dell’Africa) siamo. Semplicemente, noi dobbiamo abbandonare le Nazioni Unite, in quanto questa Organizzazione, per la sua configurazione e per il suo ordine gerarchico, è al servizio dei più forti.

Dobbiamo abbandonare le Nazioni Unite per dare risalto alla nostra disapprovazione di questa visione del mondo basata unicamente sull’oppressione dei più deboli. I potenti saranno liberi di continuare a farlo, ma almeno non con la nostra firma, facendo finta che siamo d’accordo quando sanno benissimo di non averci mai interpellato. E perfino quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come nell’incontro di sabato 19 marzo 2011 a Nouakchott [N.d.tr.: in Mauritania, l’Unione Africana ha tentato una mediazione, che proponeva una road-map per uscire dalla crisi libica, proposta respinta dai ribelli per i quali il presupposto a qualsiasi negoziato doveva essere la deposizione del Colonnello] con la dichiarazione di contrarietà all’azione militare e per un dialogo fra le controparti, tutto ciò è passato molto semplicemente sotto silenzio, unicamente per portare a compimento il delitto dei bombardamenti sulle genti africane.

Quello a cui stiamo assistendo oggi è lo scenario già visto in precedenza con la Cina. Oggi, si riconosce il governo di Ouattara [Costa d’Avorio], si riconosce il governo degli insorti in Libia.

È quello che è successo alla fine della Seconda guerra mondiale con la Cina. La cosiddetta comunità internazionale aveva scelto Taiwan come unico rappresentante del popolo cinese al posto della Cina di Mao. Bisognerà attendere 26 anni, vale a dire il 25 ottobre 1971, perché la risoluzione 2758, che tutti gli Africani dovrebbero leggere, mettesse fine a questa ingiustizia umana. La Cina veniva ammessa, ma rinunciando di pretendere ed ottenere un seggio come membro permanente con diritto di veto, previa la sua ammissione.

Soddisfatta questa esigenza ed entrata in vigore la risoluzione di ammissione, comunque bisognerà attendere ancora un anno il 29 settembre 1972, il Ministro cinese degli Affari Esteri invia una sua risposta con una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite, non per dichiarare il suo “sì, grazie!”, ma per comunicare alcune puntualizzazione a salvaguardia della dignità e della rispettabilità della sua nazione.

Cosa spera di ottenere l’Africa dalle Nazioni Unite, senza porre in atto un’azione forte per farsi rispettare?

In Costa d’Avorio, si è visto un funzionario delle Nazioni Unite considerarsi al di sopra di una istituzione costituzionale di questo paese. Noi siamo entrati in questa Organizzazione accettando il ruolo dei servi, e credere di venire invitati a mangiare con gli altri nei piatti che “noi!” abbiamo lavato è semplicemente ingenuo o, peggio, da stupidi.

Quando l’Unione Africana ha riconosciuto la vittoria di Ouattara, proprio per fare piacere ai nostri padroni di una volta, senza nemmeno tenere in conto le conclusioni contrarie dei suoi stessi osservatori inviati sul posto, come potremo ottenere rispetto? Quando il presidente del Sud-Africa Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi vira di 180° dopo una sua visita a Parigi, bisogna domandarsi cosa valgono questi dirigenti, che rappresentano e parlano
a nome di 1 miliardo di Africani.

La forza e la vera libertà dell’Africa arriveranno dalla sua capacità di porre azioni rifletute e  meditate, e di affrontare le conseguenze.

La dignità e la rispettabilità hanno un prezzo. Noi siamo disposti a pagarlo? Altrimenti, il nostro posto resta la cucina, alle toilettes, per garantire lo stato di benessere e il conforto degli altri.

 

Precedenti puntate: 1, 2, 3, 4

 

di Jean-Paul Pougala, scrittore camerunese, direttore dell’Istituto di Studi Geostrategici e professore di sociologia all’Università della Diplomazia di Ginevra, Svizzera.

Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova.

Foto: Abode of Chaos, شبكة برق | B.R.Q, StartAgain, Al Jazeera English, Euan Slorach, v i p e z

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