LA SIERRA LEONE è “EBOLA FREE”

07.Novembre.2015 · Posted in attualità

Dopo 1 anno e 5 mesi, la Sierra Leone, a partire da sabato, sarà dichiarata libera da quella che viene considerata la più grande epidemia di Ebola che si sia mai verificata

14.061 i casi registrati e 3.955 le morti solo nel paese.

In totale, nei paesi colpiti dell’Africa sub-Sahariana, sono state contagiate 28.575 persone e ne sono morte 11.313. (Dati Oms al 25/10/2015)

 

Padova/Freetown05/11/2015: Conto alla rovescia per la Sierra Leone: tra poche ore, il paese sarà dichiarato Ebola free. Da 42 giorni, nessun caso di Ebola è stato riscontrato e quindi questa terribile epidemia si può ritenere finalmente conclusa.

«È stato un percorso lungo e drammatico, con il paese messo in ginocchio, annichilito e incapace di reagire di fronte alle cifre dell’epidemia in crescita frenetica. Poi il coprifuoco, le restrizioni ai movimenti, la caccia ai casi di contagio, la dura lotta contro disinformazione e pericolose credenze, l’impegno per sostenere un sistema sanitario devastato ed evitare le perdite collaterali dell’epidemia – racconta Matteo Bottecchia, responsabile dei progetti del Cuamm in Sierra Leone –. Per la maggior parte dei centri di trattamento è prevista la chiusura nel corso del mese di novembre. Resteranno due strutture, una nell’est del paese e una nella capitale Freetown, pronte a un eventuale nuovo emergere di focolai epidemici, e ancora per 90 giorni saranno mantenute le misure di sorveglianza. Tanto difficile è stato arrivare e mantenere ZERO nuovi contagi, tanto più sarà arduo risollevare un sistema sanitario piegato dall’uragano Ebola, un impegno che Medici con l’Africa Cuamm ha fatto proprio e che porta avanti con dedizione e costanza accanto agli eroi di questa battaglia, il personale sanitario locale che con perseveranza ha continuato ad assistere le proprie comunità». E riprende: «è stata una lunga attesa, stancante, e la Sierra Leone si prepara adesso a una grande festa liberatoria. Con la consapevolezza che la minaccia di Ebola non è andata per sempre e che un futuro ritorno del virus è più che una possibilità».

Allo scoppiare dell’epidemia di Ebola in Sierra Leone, il Cuamm ha deciso di restare. Nella lotta all’epidemia l’azione si è concentrata su due ambiti: da un lato fornire agli operatori sanitari tutti gli strumenti di protezione di cui avevano indispensabile bisogno; dall’altro continuare nel lavoro di identificazione e isolamento dei malati. È stato quindi avviato un sistema triage per l’identificazione dei casi sospetti nei centri sanitari. Contemporaneamente, con uno sforzo logistico considerevole, sono stati aperte due unità di isolamento a Pujehun e a Zimmi.

Strategico è stato poi il lavoro di sensibilizzazione delle comunità, la ricerca dei contatti e il controllo del territorio. La risposta delle comunità era influenzata dalla paura e dal rigetto delle misure di sicurezza. Così abbiamo creato una squadra di “contact tracer”: un gruppo di giovani che, percorrendo il territorio in lungo e in largo, muniti di moto, cellulare e taccuino, tracciavano tutti i contatti avuti da un nuovo contagiato. In totale sono state messe in isolamento oltre 1.200 persone ed è stato possibile contenere il contagio.

La sfida che si presenta ora al Cuamm è quella di ricostruire un sistema sanitario distrutto e ridare alla gente la fiducia nel personale sanitario e nelle strutture.

«Questa epidemia è stata, per la Sierra Leone, un vero e proprio Tsunami che ha portato via medici, infermieri, mamme, papà, famiglie, ospedali, scuole – spiega don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm –. Noi abbiamo deciso di rimanere, sempre a fianco dei locali, per rendere fattivo il “con” che caratterizza il nostro nome e il nostro stile. Non è stato facile, ma a Pujehun, distretto sanitario con un unico medico locale per 350.000 abitanti, anche grazie al nostro team, ci sono stati solo 51 casi di Ebola. È stato il primo distretto a essere dichiarato ‘Ebola free’. Qui le mamme hanno continuato a ricevere assistenza al parto e i bambini ad essere curati per la malaria o la polmonite. Mi piace dedicare questa “vittoria” sul virus al dottor Khan (e con lui a tutti gli Ebola Fighters), collega medico sierraleonese di 43 anni, che ha perso la vita nell’ospedale di Kenema, vicino al nostro. Ora l’importante è guardare avanti. Abbiamo 9 persone, tra medici, amministrativi e logisti impegnate in Sierra Leone, per continuare questo cammino e ogni sfida che ci si presenterà».

 

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM IN SIERRA LEONE

Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in Sierra Leone dal febbraio 2012 e più nello specifico a Pujehun, uno dei distretti più remoti del paese, in un intervento finalizzato ad aumentare la copertura e la qualità dei servizi di salute neonatale e materno-infantile. L’attività del Cuamm è concentrata sul rafforzamento della capacità di pianificazione dei servizi sanitari da parte delle autorità distrettuali, sul miglioramento del servizio per il parto assistito sia in ospedale che a livello di unità sanitarie periferiche, sulla formazione professionale dello staff sanitario e sul rafforzamento del sistema di riferimento. Sin dall’inizio, l’intervento ha coinvolto un team composto da un esperto di sanità pubblica, un chirurgo, un pediatra, un’ostetrica e un amministrativo, impegnati a Pujehun nel rafforzamento dei servizi sanitari sui tre livelli: ospedaliero, territoriale e comunitario.

Grazie all’impegno del Cuamm e alla collaborazione con le autorità locali, complice una buona dose di fortuna, il distretto di Pujehun è stato il primo della Sierra Leone ad essere dichiarato Ebola free, a inizio febbraio, per non aver registrato alcun nuovo caso per il periodo doppio del periodo di incubazione (42 giorni).

 L’intervento del Cuamm si è esteso poi (a partire da febbraio 2015) alla riapertura dell’Ospedale di Lunsar, in collaborazione con la Direzione dell’ospedale gestito dall’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio e i diversi partner coinvolti, tra cui l’Istituto Spallanzani, e le Ong Engim e Rainbow for Africa. L’ospedale di Lunsar, nel distretto occidentale di Port Loko è gestito dall’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, conta 151 posti letto e serve abitualmente una popolazione di 500.992.

Fonte: comunicato stampa

 

 

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