Etiopia, brutto inizio

09.Ottobre.2009 · Posted in BLOG di Silvia Cravotta

Nel paese del Corno d’Africa il nuovo Millennio è iniziato proprio male: due giornali chiusi per l’aumento dei costi di stampa, il peggioramento dello stato di malnutrizione per 75 mila bambini e l’esclusione della nazionale dalle qualifiche per i mondiali di calcio in Sudafrica del 2010. Sarà un anno davvero impegnativo.

Inizia male il nuovo millennio in Etiopia. Proprio in questi giorni nel paese del Corno d’Africa si è celebrato il passaggio dal 2000 al 2001.

Il loro calendario si basa infatti sull’antico modello copto e romano, e ciò provoca un ritardo di quasi otto anni rispetto alla datazione del mondo occidentale. Questo perché in Etiopia l’anno solare è diviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, seguito da un periodo di 5 giorni. Il capodanno si festeggia quando da noi è l’11 settembre, il 12 negli anni bisestili; l’anno inizia con il mese di Meskerem e si conclude con quello di Pagume.

Ma dicevamo, l’anno 2001 è iniziato male: secondo quanto riferisce l’Addis Journal – blog etiope dedicato ad arte, cultura, vita e società – i crescenti costi della stampa hanno costretto alla chiusura due settimanali in amarico, la lingua semitica parlata nel nord del paese. Si tratta dei giornali “Harambe” e “Raji”. Il prezzo per stamparli ha subito un nuovo aumento dal 23% al 39% la scorsa settimana e si tratta, fa sapere l’Addis Journal, del secondo negli ultimi tre mesi. Molti giornali sono riusciti a superare indenni la tempesta, ma hanno dovuto alzare il prezzo di vendita. Ad esempio, riporta il blog, l’Awara Amba Times ha dovuto pagare 5373 Birr (un Birr etiope è pari a 0,07694 euro) in più per stampare le sue 15mila copie, l’Addis Neger ha pagato tre volte tanto per stampare le sue trentamila. Ancora poco chiare le ragioni di questi aumenti, anche se l’ipotesi più comune è che siano collegati agli alti e bassi del mercato internazionale.

Un’altra brutta notizia arriva dall’Unicef: nel Corno d’Africa 3 milioni di bambini rischiano la vita per mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Una situazione estremamente critica, provocata da una serie di effetti concomitanti quali siccità e aumento dei prezzi alimentari, ma anche malnutrizione cronica e conflitti armati. In particolare, in Etiopia sono 75 mila i bambini che hanno bisogno di alimentazione terapeutica, in un paese dove il numero delle persone colpite dalla crisi sta per toccare quota 5 milioni. La produzione in Etiopia di Plumpy Nut, l’efficacissimo integratore alimentare per contrastare la malnutrizione acuta nei bambini – fa sapere sempre l’Unicef – non è sufficiente e l’organizzazione internazionale è attualmente impegnata ad acquistare altre forniture sul mercato internazionale. Infine il calcio, e anche da questo fronte non arrivano buone notizie: la Fifa,Fédération Internationale de Football Association, ha annunciato in un comunicato di avere escluso l’Etiopia dalle classifiche per i Mondiali di Sudafrica 2010. “La decisione ha effetto immediato – si legge nel documento -, i risultati delle quattro gare giocate nel gruppo 8 della zona africana sono tutte annullate”. Il gruppo ora comprende solo tre squadre, Marocco, Mauritania e Rwanda. Già il 29 luglio scorso il Comitato d’Urgenza aveva sospeso la Ethiopian Football Federation (Eff) per il mancato rispetto degli accordi firmati nel febbraio scorso tra Fifa, Caf e Eff per normalizzare la situazione della federazione. Tra i punti principali, non rispettati, l’organizzazione di una assemblea generale straordinaria e il passaggio degli uffici dell’Eff alla leadership riconosciuta dell’associazione.

Foto di Ahron de Leeuw

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