Come la Nigeria ha partorito gli estremismi

29.agosto.2011 · Posted in punto di vista

Alcuni anni fa, l’ex governatore della Banca Centrale, Chukwuma Soludo, aveva presentato i risultati degli studi che indicavano chiaramente che la regione geopolitica del nord est della Nigeria era la più povera e la meno sviluppata.C’e’ una coincidenza col fatto che ora la stessa regione e’ diventata il rifugio dei gruppi estremisti che stanno seriamente minacciando la sicurezza di tutto il paese? Perché stiamo assistendo quasi quotidianamente ad attacchi e a perdite di vite umane e di proprietà da Bauchi, Gombe fino a Maiduguri?

Che la Nigeria come paese stia affrontando crisi politiche, sociali ed economiche non e’ in dubbio. Mentre ogni stato sta affrontando sfide particolari, la regione del nord est deve affrontare il rischio di disintegrarsi a causa delle attività dei gruppi estremisti che cercano il cambiamento in modo violento. Il ruolo dell’elite politica della regione e dei governatori cleptomani che hanno ristretto sistematicamente lo spazio politico ed economico della maggioranza, che sopporta la povertà, la disoccupazione, l’insicurezza, non può essere sottovalutato.

Approfittando della disoccupazione giovanile, il governo dello stato di Gombe ha sostenuto il gruppo ‘kallare’; la stato di Bauchi ha dato il proprio tacito sostegno ai ‘sara suka’, mentre il governo di Borno si e’ apertamente relazionato al gruppo ‘ecomog’ che, direttamente o indirettamente, si e’ trasformato in ‘boko haram‘.

Le forze che fanno da brace per queste attività degli estremisti non sono ispirate da una qualsiasi agenda ‘jihadista’ quanto dal fallimento dei governi a tutti i livelli nel creare opportunità economiche. Tutto ciò che la gente desidera e’ la possibilità di un lavoro onesto; mercati per i prodotti agricoli; ospedali quando ci si ammala; scuole per una vera educazione e la sicurezza della vita e delle proprietà. Tuttavia l’elite politica non ha valutato le conseguenze derivanti dall’aver ignorato queste richieste legittime della loro gente e hanno scelto di fare giochetti politici su questi stessi problemi. Cosi’ la povertà, la disoccupazione e la mancanza di speranza e’ diventata la normalità. I mercati e i centri d’affari sono diventati deserti e vuoti, facendo da eco al silenzio dell’inattività. L’agricoltura, che ha dato lavoro a grandi numeri di persone, e’ rimasta largamente di sussistenza e dipendente dalle variazioni del tempo.

Governi inutili, l’ignoranza e la disperazione hanno spinto la gente tra le braccia degli estremisti. Ciò spiega (ma certamente non giustifica) la cieca violenza che e’ diventata una minaccia alla sicurezza nazionale. A peggiorare le cose, ci si mettono pure le agenzie di sicurezza che sono state incaricate di calmare questi atti violenti, finendo col freddare ancora più persone di quanto intendesse fare la violenza originale che avrebbero dovuto controllare. Nel mezzo di questa confusione e mancanza di regole, la gente e’ disconnessa dalla realtà, incapace di sostenere da una parte livelli disumani di povertà e dall’altra la paura delle rappresaglie e degli omicidi a sangue freddo di giovani uomini da parte dei militari.

Vero, la povertà non appartiene esclusivamente al nord ma, ovviamente, dobbiamo ridurre la povertà per minimizzare le minacce dell’estremismo. Un ingrediente essenziale che e’ mancato nelle strategie di sradicamento delle povertà in Nigeria e’ stato il poco apprezzamento del ruolo del settore privato. Gli sforzi del governo, invece di rimanere casi isolati, dovrebbero avere come obiettivo quello di stimolare il settore privato, sia formale che informale, ai livelli più bassi della società.

Il settore privato e’ il principale motore della crescita. Lo sviluppo del settore privato e’ quindi fondamentale per aumentare il ritmo di crescita. Il modo in cui il settore si sviluppa influenza anche il modello di crescita, se questa ha una base larga o ristretta e se e’ più o meno inclusiva rispetto ai poveri, e se crea posti di lavoro. Per combattere la povertà, bisogna cercare d’includere i più vulnerabili nella società.

I programmi di riduzione della povertà devono ridurre le barriere per la formalizzazione e facilitare il passaggio delle persone fisiche e delle persone giuridiche dal settore informale a quello formale. L’assistenza tecnica e finanziaria da parte di tutti i settori del governo, ma in particolar modo dall’agenzie locali dedicate alla riduzione della povertà, e’ fondamentale se si deve creare un settore privato produttivo e sostenibile.

L’abitudine di fornire delle moto a una moltitudine di giovani in nome della lotta alla povertà ha fallito clamorosamente visto che quelle stesse moto sono diventate i mezzi operativi di Boko Haram.

Forse e’ vero che un uomo affamato e’ un uomo arrabbiato, ma la povertà non giustifica l’anarchia. Tuttavia, a meno che e fino a quando le sfide dell’alfabetizzazione, della povertà, della disoccupazione e della mancanza di speranza non saranno affrontate, eserciti di giovani disoccupati nei ranghi dei gruppi estremisti rimarranno sempre pronti a dare sfogo alle proprie frustrazioni, reali o immaginarie, su qualsiasi cosa rappresenti lo stato. Se bisogna affrontare seriamente la povertà, a chi interessa se il presidente parla Fulfulde o Ijaw, o se sia cristiano o musulmano? E quale giovane preferirà abbandonare il calore di un sistema funzionale in cui lui stesso ha un interesse, per portare le armi contro lo stato?

di Emeka Okafor

Fonte: Africa Unchained

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