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	<title>Africa News - Notizie dall&#039;Africa &#187; BLOG di Silvia Cravotta</title>
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		<title>Expo 2015, Milano stringe rapporti con l’Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano e l’Africa sempre più unite in vista della grande esposizione universale che si terrà nel capoluogo lombardo tra sei anni. È nata Alliance for Africa, uno dei numerosi progetti legati a Expo 2015, il cui slogan recita «Nutrire il pianeta, energia per la vita». 
La fondazione è stata istituita con una lettera d’intenti firmata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano e l’Africa sempre più unite in vista della grande esposizione universale che si terrà nel capoluogo lombardo tra sei anni. È nata Alliance for Africa, uno dei numerosi progetti legati a <strong>Expo 2015</strong>, il cui slogan recita «Nutrire il pianeta, energia per la vita». </p>
<p>La fondazione è stata istituita con una lettera d’intenti firmata dal Comune di Milano, dalla società ‘Milano per Expo 2015’ e da <strong>John Kufour</strong>, ex presidente del <strong>Ghana</strong> a cui sarà attribuito il compito di guidare la nuova istituzione. Alliance for Africa avrà due sedi, una nella metropoli ambrosiana e l’altra nella capitale ghanese, <strong>Accra</strong>.</p>
</p>
<p><span id="more-376"></span>
</p>
<p>Tra i vari compiti dell’ente, lo sviluppo di progetti di educazione, formazione e sviluppo, con particolare attenzione al settore agro-alimentare, alla sanità e ai servizi pubblici. “Anche in questo programma – ha spiegato il sindaco milanese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Letizia_Moratti"><strong>Letizia Moratti</strong></a> – è centrale la valorizzazione delle donne, che sfocerà in un padiglione ‘rosa’ creato per l&#8217;<a href="http://www.milanoexpo-2015.com/"><strong>esposizione del 2015</strong></a>”.</p>
<p>“L&#8217;Africa oggi emerge sempre di più come vera grande risorsa per tutto il pianeta&#8221;, ha detto il presidente della Regione <a href="http://www.regione.lombardia.it">Lombardia</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Formigoni"><strong>Roberto Formigoni</strong></a>. &#8220;Riteniamo strategico investire in un&#8217;alleanza, non solo &#8216;per&#8217; ma soprattutto &#8216;con&#8217; i paesi del continente africano attraverso una modalità nuova che valorizzi le potenzialità e le opportunità della cooperazione internazionale&#8221;. Con una particolare attenzione, sottolineano i firmatari dell’accordo, ai giovani. </p>
<p>Undici milioni il budget iniziale della fondazione. Un patrimonio di partenza che i soci sperano di riuscire a incrementare con fondi europei e nazionali per contribuire allo sviluppo del continente. Dopo secoli di colonizzazione, ha sottolineato John Kufour, l’<strong>Africa</strong> &#8220;vuole integrarsi da sola nella globalizzazione&#8221; ed è proprio in questa direzione che va la collaborazione con Milano.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=fa8f702d-d56d-8f50-96aa-0dd0a7724df8" /></div>
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		<title>Sorious Samura e il fallimento degli aiuti all’Africa</title>
		<link>http://www.africanews.it/sorious-samura-e-il-fallimento-degli-aiuti-all%e2%80%99africa/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel suo crudo documentario, il giornalista della Sierra Leone rivela dove vanno a finire soldi, alimenti e farmaci destinati agli abitanti dell’Africa nera. Ecco perché le attuali politiche internazionali di aiuto allo sviluppo non funzionano. 
Le inchieste di Sorious Samura sono di quelle che fanno male perché, come ormai raramente succede nel giornalismo, rivelano verità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africanews.it/images/stories/random/samura.jpg"><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" title="il giornalista Sorious Samura" src="http://www.africanews.it/images/stories/random/samura.jpg" alt="samura.jpg" width="100" /></a></p>
<p>Nel suo crudo documentario, il <strong>giornalista</strong> della <strong>Sierra Leone</strong> rivela dove vanno a finire soldi, alimenti e farmaci destinati agli abitanti dell’<strong>Africa nera</strong>. Ecco perché le attuali politiche internazionali di aiuto allo sviluppo non funzionano. </p>
<p>Le inchieste di <strong>Sorious Samura</strong> sono di quelle che fanno male perché, come ormai raramente succede nel giornalismo, rivelano verità scomode e dicono cose sgradevoli. Come nel suo ultimo lavoro, Addicted to aids, andato in onda sulla Bbc.</p>
</p>
<p><span id="more-374"></span>
</p>
<p>Il giornalista 44enne, originario della Sierra Leone ma attualmente residente a Londra, si è fatto conoscere con due importanti documentari <a href="http://www.cryfreetown.org/"><strong>Cry Freetown</strong></a> (2000) e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sorious_Samura">Exodus from Africa</a></strong> (2001), con i quali ha vinto numerosi premi. Per realizzare il suo ultimo lavoro si è recato nel suo Paese natale e in Uganda, dove ha dimostrato come gli aiuti internazionali allo sviluppo destinati all’Africa finiscano per sparire nel nulla, sprecati o rubati, anziché essere destinati a chi ne ha veramente bisogno.&nbsp; </p>
<p>“Negli ultimi 50 anni i governi occidentali hanno versato più di 400 miliardi di euro in aiuti all’Africa – spiega <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/213/Reportage+dall%27inferno"><strong>Samura</strong></a> – ma, secondo quanto rivelato dalla <a href="http://www.worldbank.org/"><strong>World Bank</strong></a> quest’anno, metà degli abitanti dell’Africa subsahariana vive ancora in condizioni di estrema povertà, una situazione che è rimasta immutata dal 1981”.&nbsp; </p>
<p>Le immagini girate da Samura sono immagini forti. Lo vediamo aggirarsi negli ospedali della <strong>disperazione</strong> in <strong>Sierra Leone</strong> o tra i macchinoni del ministero della <strong>Salute</strong> in <strong>Uganda</strong>. Lo vediamo prima contestare quei farmacisti disonesti che vendono alimenti e farmaci donati dagli organismi umanitari e etichettati con la scritta “non destinato alla vendita”, poi i rappresentanti del governo che fanno finta di non vedere quello che accade o sono addirittura complici della situazione. </p>
<p>L’intero video è disponibile all’indirizzo: <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/archive/2008/default.stm">http://news.bbc.co.uk </a>col nome &#8220;Addicted to Aid&#8221;</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=cc6dfc57-053b-8c9b-8d7a-e4bb5b802400" /></div>
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		</item>
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		<title>Buone notizie dall&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.africanews.it/buone-notizie-dallafrica/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[
Buone notizie per le donne africane.
Una arriva dal Ghana, dove c’è un nuovo deputato donna tra le fila dei parlamentari del Paese. È Samia Nkrumah, 48 anni, figlia del grande leader panafricanista Kwame Nkrumah, che cinquant’anni fa portò il Paese all’indipendenza, diventando il primo presidente del Ghana libero.
Samia ha sconfitto il parlamentare uscente – Lee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/buone-notizie-africa.jpg"><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" src="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/buone-notizie-africa.jpg" alt="buone-notizie-africa.jpg" width="100" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">Buone notizie per le <strong>donne</strong> <strong>africane</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">Una arriva dal <strong>Ghana</strong>, dove c’è un nuovo deputato donna tra le fila dei parlamentari del Paese. È Samia Nkrumah, 48 anni, figlia del grande leader panafricanista Kwame Nkrumah, che cinquant’anni fa portò il Paese all’indipendenza, diventando il primo presidente del Ghana libero.</p>
<p style="margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">Samia ha sconfitto il parlamentare uscente – Lee Occram dell&#8217;Ndc, il partito dell&#8217;attuale presidente della Repubblica – ed è stata eletta per il Cpp (Partito della Convenzione del Popolo), nel collegio del Jomoro.</p>
<p style="margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">
<p><span id="more-372"></span>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interprete, giornalista, fondatrice dell&#8217;Associazione &#8220;Africa must Unite&#8221;, Samia Nkrumah ha trascorso dieci anni in Italia e solo di recente era tornata in Ghana per partecipare alla vita politica del suo Paese natale. &#8220;Il suo obiettivo è rilanciare le idee politiche del padre: ancora vive e di grande attualità, indicano la via per un&#8217;altra Africa, che combatte da protagonista contro subordinazione e sottosviluppo – si legge nel comunicato con cui è stata annunciata la sua vittoria –.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">La candidatura di <strong>Samia</strong> è il primo passo di un nuovo percorso verso l&#8217;<strong>unità</strong> di <strong>intenti</strong> degli Stati africani”. Intanto, sempre in Ghana, è ancora testa a testa tra i due candidati favoriti alla presidenza, <strong>Nana Akufo-Addo</strong>, del partito al governo, e il leader dell&#8217;opposizione, <strong>John Atta Mills</strong>.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">L’altra nota positiva arriva da Milano, dove il giorno dell’Immacolata è stato presentato un nuovo progetto a favore dell’Africa inserito tra i programmi per l’Expo del 2015. Per illustrarlo, a Palazzo Marino, erano presenti il sindaco Letizia Moratti, insieme al Presidente del Togo, Faure Essozimna Gnassinghé, e a Diana Bracco, presidente della Fondazione Milano per Expo 2015.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;" align="justify">“Con il Presidente del Togo – ha dichiarato la Moratti – abbiamo sviluppato una serie di tematiche d&#8217;intervento per rafforzare la nostra collaborazione. La sua presenza a Milano dimostra la concretezza del nostro impegno e questa riunione di oggi sottolinea ancora una volta l&#8217;attenzione particolare che <strong>Expo</strong> vuole dedicare ai <strong>Paesi africani.</strong> Oggi abbiamo confermato la nostra adesione all&#8217;iniziativa ‘The Adolescent girls iniziative: an alliance for economic empowerment’ lanciata dalla World Bank&#8221;.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;">Si tratta, in sostanza, di un’intesa firmata con il Paese africano per permettere la <strong>formazione</strong> in <strong>Italia</strong> di <strong>adolescenti</strong> provenienti dal <strong>Togo</strong>.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;">Le ragazze selezionate potranno svolgere anche degli stage in <strong>aziende milanesi</strong> prima di tornare nel loro Paese con le competenze necessarie per avviare delle piccole imprese, magari facendo ricorso anche allo strumento del <strong>microcredito</strong>.</p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm;">L’iniziativa è importante anche perché conferma l’interesse, finora solo dichiarato negli intenti programmatici, dell’Expo 2015 nei confronti dei Paesi africani.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=2075687a-61c4-8326-8633-7d68b6929940" /></div>
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		<item>
		<title>Barack Obama, un leader africano?</title>
		<link>http://www.africanews.it/barack-obama-un-leader-africano/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla rete un appello a guardare la storica vittoria del candidato democratico come un monito per l’Africa, impegnata a festeggiare il presidente nero ma dimentica delle scarse capacità di governance dei suoi politici.
Di Barack Obama, delle sue origini e della sua vittoria alle elezioni presidenziali americane si è parlato parecchio in quest’ultimo periodo. Ma basta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" title="Obama e suo padre" src="http://www.africanews.it/images/stories/obama-padre.jpg" alt="" width="100" />Dalla rete un appello a guardare la storica vittoria del candidato democratico come un monito per l’Africa, impegnata a festeggiare il presidente nero ma dimentica delle scarse capacità di governance dei suoi politici.</p>
<p>Di Barack <strong>Obama</strong>, delle sue <strong>origini</strong> e della sua vittoria alle elezioni presidenziali americane si è parlato parecchio in quest’ultimo periodo. Ma basta fare un giro tra i <strong>giornali africani on line</strong> per trovare nuovi spunti di analisi a quanto accaduto al di là dell’oceano.</p>
</p>
<p><span id="more-370"></span>
</p>
<p><a href="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/obama02.jpg"><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: right;" title="Obama, prossimo presidente USA" src="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/obama02.jpg" alt="obama02.jpg" width="200" /></a></p>
<p>Mentre gli americani si commuovevano all’idea che la nonna paterna avesse deciso di sacrificare un toro per festeggiare il nipote presidente e mentre il governo kenyano annunciava un giorno di festa nazionale per celebrare l’illustre connazionale, diversi <strong>giornalisti</strong> e <strong>blogger</strong> <strong>africani</strong> si fermavano invece a <strong>riflettere</strong> che tipo di leader sarebbe stato <strong>Obama</strong> se fosse nato e cresciuto nel continente nero anziché nel Paese delle possibilità.</p>
<p>&#8220;Vergogna sui leader africani che stanno facendo a gara per congratularsi con il presidente eletto – scrive da Lagos <strong>Bisi Ojediran</strong> per il thisdayonline.com –. Quanti Obama hanno prodotto i nostri Paesi? Sanno che Barack ha terminato di pagare il prestito d’onore per l’università&nbsp; solo quattro anni fa (&#8230;)? I leader africani fanno piangere. Dalle mani di loro sgocciola il sangue dei tanti Obama che hanno fatto uccidere e la loro coscienza è appesantita dalla colpa di aver schiacchiato molti potenziali Obama sotto l’illegalità, la povertà e le intollerabili condizioni di vita&#8221;.</p>
<p>Su che futuro avrebbe avuto il politico <strong>Obama</strong> se anziché nelle Hawaii fosse nato in <strong>Kenya</strong> si interroga anche <strong>kenyanpundit.com</strong>.</p>
<p>“Se solo potessimo trasferire le nostre aspirazioni per lui sui nostri leader nazionali! – scrive il blogger <strong>Ory Okolloh</strong>. Barack Obama avrebbe avuto successo come politico in Kenya (oppure in Africa)? Quasi sicuramente no. Noi eccelliamo nello sprecare quelle persone intelligenti, dotate di senso etico e differenti che vogliono avere un ruolo attivo nella vita pubblica. Come dice Obama ‘Fino a che vivrò, non dimenticherò mai che la mia storia non avrebbe potuto realizzarsi in nessun altro Paese al mondo’. Dunque è ora di mettersi al lavoro per cambiare questa gente”. </p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=f4f5f5bb-1f92-8945-b43a-61504214bac2" /></div>
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		</item>
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		<title>Il Congo a ferro e fuoco, bella novità</title>
		<link>http://www.africanews.it/il-congo-a-ferro-e-fuoco-bella-novita/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mentre l’attenzione dei media mondiali è concentrata sui quasi due milioni di sfollati, un blog racconta la drammatica quotidianità degli abitanti dell’ex colonia francese, ben prima che questa finisse sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.
Impossibile non parlare di quanto sta avvenendo nella Repubblica Democratica del Congo. Come sempre accade, che si tratti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/quinnanya/3002404715/"><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" title="African woman with laptop" src="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/african-with-laptop01.jpg" alt="African with laptop" width="100" /></a></p>
<p>Mentre l’attenzione dei media mondiali è concentrata sui quasi <strong>due milioni</strong> di <strong>sfollati</strong>, un blog racconta la drammatica quotidianità degli abitanti dell’ex colonia francese, ben prima che questa finisse sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.</p>
<p>Impossibile non parlare di quanto sta avvenendo nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Democratica_del_Congo"><strong>Repubblica Democratica del Congo</strong></a>. Come sempre accade, che si tratti di scontri sanguinosi o di centinaia di migliaia di persone rimaste senza cibo né acqua, è in questi momenti che il mondo si sveglia e si accorge dell’esistenza dell’Africa.</p>
</p>
<p><span id="more-368"></span>
</p>
<p>Peccato che questo accada di rado e solo di fronte a <strong>conflitti</strong> o a drammi dalle proporzioni immani, come se il <strong>continente nero</strong> non venisse ucciso ogni giorno da uno stillicidio fatto di carestie e scontri fratricidi. Ma il giornalismo ha le sue regole, che non sarebbe giusto né possibile cambiare. Per fortuna c’è <strong>Internet</strong> a creare nuovi spazi anche per coloro di cui non si parla mai.</p>
<p>A farla da padrone, però, adesso è lo sfortunato Stato centrafricano, dove si è risvegliato un conflitto antico, sulla scorta degli scontri in <strong>Ruanda</strong> di <strong>14 anni fa</strong>.</p>
<p>Protagonisti i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (<strong>Cndp</strong>), dalla parte della comunità <strong>tutsi</strong>, e le forze governative congolesi, alleate con i miliziani <strong>hutu</strong>. Le due fazioni in lotta hanno per il momento ridotto al minimo gli scontri tra di loro ma non le vessazioni nei confronti della <strong>popolazione civile</strong>, costretta ad abbandonare in massa la parte orientale del Paese senza una direzione precisa.<img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: right;" title="African with a laptop" src="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/african-with-laptop.jpg" alt="African with a laptop" width="200" /></p>
<p>Già più di <strong>seicentomila</strong> gli <strong>sfollati</strong> in situazioni critiche che hanno spinto anche l’<strong>Unione europea</strong> a tentare una forte azione diplomatica per risolvere la difficile situazione.</p>
<p>Una situazione che non è certo nuova per gli <strong>abitanti</strong> del <strong>Congo</strong> orientale.</p>
<p>Come ricorda <a href="http://www.theroadtothehorizon.org/">www.theroadtothehorizon.org</a>, un recente rapporto intitolato “Vivere con la paura” ha rivelato qual era la vita ordinaria degli abitanti di quell’area.</p>
<p>Oltre 4000 le persone contattate per lo studio: il <strong>55%</strong> di loro era stato <strong>interrogato</strong> o <strong>perseguitato</strong> da gruppi armati, il <strong>53%</strong> costretto al <strong>lavoro forzato</strong> o a moderne forme di schiavitù, il <strong>46% picchiato</strong> da ribelli o soldati e altrettanti minacciati a morte, il <strong>34% imprigionato</strong> per almeno una settimana, il <strong>23%</strong> ha assistitito a una <strong>violenza sessuale</strong> e il <strong>16%</strong> l’ha subita.</p>
<p>Questo era il Congo prima di oggi anche se in pochi se ne erano accorti.</p>
<p>“Il conflitto – scrive ancora il blogger di www.theroadtohorizon.org – è una delle guerre civili più sottovalutate al mondo, con circa 45mila vittime al mese” e centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire dalle loro case.</p>
<p>Una notizia appetibile per i media in questo periodo, ma vedremo quanto durerà stavolta questo interesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di: <a title="Link to quinn.anya's photostream" href="http://www.flickr.com/photos/quinnanya/"><strong>quinn.anya</strong></a> e <a href="http://www.theroadtothehorizon.org/2008/11/rumble-congo-putting-face-on-misery.html">theroadtothehorizon.org</a></p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=25e4b942-6d28-81e5-a4ac-5c68c06e77c8" /></div>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://www.africanews.it/il-congo-a-ferro-e-fuoco-bella-novita/" /></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tanzania: omicidi di albini, un blogger racconta</title>
		<link>http://www.africanews.it/tanzania-omicidi-di-albini-un-blogger-racconta/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 17:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://wordpress.africanews.it/?p=366</guid>
		<description><![CDATA[Il presidente Kikwete annuncia misure severe contro chi uccide e mutila un albino, una tradizione che solo quest’anno ha già fatto 26 morti.
Ma poche ore dopo viene trovato il cadavere dell’ennesima vittima.




Potrebbe essere la fantomatica goccia che fa traboccare il vaso.
Sono passate infatti solo poche ore tra l’annuncio del governo della Tanzania di misure più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente Kikwete annuncia misure severe contro chi uccide e mutila un albino, una tradizione che solo quest’anno ha già fatto 26 morti.</p>
<p>Ma poche ore dopo viene trovato il cadavere dell’ennesima vittima.</p>
</p>
<p><span id="more-366"></span>
</p>
<p><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" title="un albino in Malawi" src="http://www.africanews.it/images/stories/malawialbino.jpg" alt="un albino in Malawi (foto Silvia Cravotta)" /></p>
<p>Potrebbe essere la fantomatica goccia che fa traboccare il vaso.</p>
<p>Sono passate infatti solo poche ore tra l’annuncio del governo della <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Tanzania&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=36.315864,79.101563&amp;ie=UTF8&amp;z=6&amp;g=Tanzania">Tanzania</a> di misure più severe contro chi uccide e vende parti del corpo di albini e il ritrovamento del <strong>cadavere</strong> mutilato di una <strong>bambina</strong> di 10 anni dalla pelle chiara. Ora toccherà al presidente Jakaya Kikwete prendere posizione dopo l’ennesima vittima di questa assurda <strong>superstizione</strong>.</p>
<p>L’albinismo, cioè la mancanza di pigmentazione nella pelle e nei capelli delle persone che ne sono affette, rende chi ne soffre un diverso agli occhi della gente comune, soprattutto in una terra come l’Africa.</p>
<p>Gli albini hanno infatti pelle e capelli bianchissimi, spesso anche gli occhi, e soffrono l’esposizione al sole.</p>
<p>Questo ha alimentato la credenza che possedere una parte del loro corpo, in particolare i genitali, porti ricchezza a chi li possiede.</p>
<p>&#8220;La gente dovrebbe essere educata a comprendere – ha detto il presidente Kikwete – che solo con il lavoro duro possono avere fortuna e ricchezza nella vita, non certo vendendo albini&#8221;.</p>
<p>Ma gli omicidi di albini, riferisce http://blogs.bet.com, restano un problema nel Paese dell’Africa orientale.</p>
<p>Sono già ventisei le vittime quest’anno, soprattutto donne e bambini su una popolazione di circa 150 mila persone. Spesso si ricorre alla profanazione delle tombe per avere un brandello di carne albina da utilizzare durante un rituale.</p>
<p>Interessante al riguardo la testimonianza di <a title="Il blog di un insegnante che vive nel sud della Tanzania" href="http://bentoafrica.blogspot.com/">http://bentoafrica.blogspot.com</a>, il blog che raccoglie le esperienze di un insegnante di matematica e inglese che dal 2007 vive nel sud della Tanzania. Il professor Ben racconta che un giorno gli venne detto che uno dei suoi studenti era morto il giorno prima. Nessuno gliene aveva parlato ma questo non lo aveva stupito del tutto perché, scrive, &#8220;la morte è un evento che accade abbastanza spesso qui ed è affrontato dalla comunità in maniera meno melodrammatica che negli Stati Uniti&#8221;.</p>
<p>Il giorno dopo però scoprì che nessuno era morto nella sua scuola ma che erano state sospese le ricerche di un bambino albino di 7 anni della scuola pubblica, rapito ormai da diverso tempo. Il perché era chiaro a tutti. &#8220;Sì gli stregoni esistono qui&#8221; spiega il professore americano &#8220;e le parti ‘speciali’ del corpo di un albino vengono offerte a chi abbia abbastanza denaro per cercare di diventare ricco. Il mito esiste, bevi una pozione di albino e ti arricchirai&#8221;.</p>
<p>Tutto questo, spiega Ben, resta avvolto nel mistero perché avviene dietro porte chiuse. E ci sono poche chance che un giorno lui si possa trovare dietro queste porte per raccontare quanto avviene.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=925bed0d-7364-8f66-a062-5abe77d7e81f" /></div>
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		<title>L’Africa può sconfiggere la povertà, parola di economista</title>
		<link>http://www.africanews.it/l%e2%80%99africa-puo-sconfiggere-la-poverta-parola-di-economista/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel suo nuovo blog, una delle voci più autorevoli in campo economico a livello mondiale prova a risvegliare il dibattito sulle difficoltà che rallentano lo sviluppo africano e sulle possibilità che si affacciano per il tormentato continente nero.
La Rete si è recentemente arricchita di un nuovo strumento informativo sull’Africa. Si chiama AfricaCan ed è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/devarajan.jpg"><img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: left;" src="http://www.africanews.it/images/stories/ATTUALITA/devarajan.jpg" alt="devarajan.jpg" width="100" /></a></p>
<p>Nel suo nuovo blog, una delle voci più autorevoli in campo economico a livello mondiale prova a risvegliare il dibattito sulle difficoltà che rallentano lo <strong>sviluppo africano</strong> e sulle possibilità che si affacciano per il tormentato continente nero.</p>
<p>La Rete si è recentemente arricchita di un nuovo strumento informativo sull’Africa. Si chiama <strong>AfricaCan</strong> ed è un blog gestito da <strong><a href="http://pipl.com/directory/people/Shanta/Devarajan">Shanta Devarajan</a></strong>, <a href="http://info.worldbank.org/etools/BSPAN/PresentationView.asp?PID=1954&amp;EID=53">Chief Economist</a> per il continente nero della <strong>Banca mondiale</strong> (<a href="http://africacan.worldbank.org">http://africacan.worldbank.org</a>).</p>
</p>
<p><span id="more-364"></span>
</p>
<p>Devarajan ha un lunghissimo e importante curriculum vitae alle spalle ma sarebbe inutile parlarne qui. Quello che è veramente interessante è la sua scelta di aprire un altro blog. Non è la prima volta, infatti, che l’economista nato nello Sri Lanka si cimenta con questa forma comunicativa.<img style="border: 1px solid black; margin: 6px; float: right;" src="http://www.africanews.it/images/stories/web_links.jpg" alt="network cables" width="100" /></p>
<p>Nel suo primo post, risalente al 2 settembre scorso, racconta il commento che il suo amico Dani Rodrik fece alla presentazione di AfricaCan “sta diventando dannatamente affollato qui intorno&#8230;”.</p>
<p>Internet aveva già visto la nascita di un blog di Devarajan dedicato alla fine della povertà in Sud Asia, quando lo stesso si occupava di quella regione del mondo. Una volta cambiato settore, Devarajan lo lasciò nelle amorevoli mani del suo successore e, non appena insediatosi nel suo nuovo ufficio, aprì subito un nuovo blog, sottotitolato “<strong>Africa can&#8230; end poverty</strong>”.</p>
<p>“La mia esperienza con il blog dedicato al Sud Asia e precedenti ricerche – spiega lo stesso Devarajan – mi hanno insegnato che un forum dove si può discutere delle <strong>politiche</strong> e delle <strong>riforme economiche in Africa</strong> è uno strumento straordinariamente utile, se non essenziale, nella ricerca di un modo per far <strong>finire</strong> la <strong>povertà</strong> nel <strong>continente</strong>. Per la prima volta negli ultimi 30 anni, l’Africa sub-sahariana sta crescendo allo stesso ritmo del mondo sviluppato, eccezion fatta per Cina e India”. Dunque è il momento giusto per parlarne e il blog, conclude l’economista, serve proprio ad alimentare questo dibattito.</p>
<p>Di positivo lo spazio di Devarajan non ha solo gli intenti. È infatti un <strong>blog aggiornato</strong> con regolarità, estremamente <strong>dettagliato</strong> negli argomenti e nei riferimenti ed ha un ottimo grado di <strong>usabilità</strong>. Si possono facilmente selezionare post relativi all’intero continente oppure scegliere quelli su un singolo <strong>Paese</strong> attraverso un elenco che parte dall’Angola e finisce con lo Zimbabwe. Idem per quanto riguarda gli argomenti trattati, che spaziano dall’<strong>educazione</strong>, all’<strong>ambiente</strong> e allo <strong>sviluppo</strong> delle <strong>città</strong>, senza tralasciare ovviamente le questioni finanziarie e soprattutto la crisi che in queste settimane attanaglia tutto il resto del mondo e avrà le sue ricadute anche su chi la finanza creativa neppure sa cos’è. Utili anche i commenti di persone chiaramente interessate al tema.</p>
<p>E per chi volesse <strong>contattare</strong> direttamente l’<strong>autore</strong>, che ricopre una delle cariche più importanti al mondo in campo economico, sarà sufficiente scrivere una mail, in inglese of course. Destinatario: sdevarajanATworldbank.org.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=944546d3-908f-80d6-915b-837bd6c35f2d" /></div>
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		<title>Il mondo ricco ha bisogno anche dell&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.africanews.it/il-mondo-ricco-ha-bisogno-anche-dellafrica/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbandonare l’Africa al suo destino non servirà a salvare il mondo occidentale travolto dalla spirale della crisi finanziaria.
A lanciare l’appello perché il continente nero non venga dimenticato in un momento storico in cui i Paesi sembrano interessati solo a salvaguardare la solidità dei propri istituti di credito è la diocesi di Milano, città per definizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbandonare l’<strong>Africa</strong> al suo destino non servirà a salvare il mondo occidentale travolto dalla spirale della <strong>crisi finanziaria</strong>.</p>
<p>A lanciare l’appello perché il continente nero non venga dimenticato in un momento storico in cui i Paesi sembrano interessati solo a salvaguardare la solidità dei propri istituti di credito è la <strong>diocesi di Milano</strong>, città per definizione fredda e frettolosa ma da cui in realtà provengono molti dei missionari attualmente impegnati nei Paesi africani.</p>
</p>
<p><span id="more-362"></span>
</p>
<p>L’occasione per lanciarlo è arrivata durante il <strong>convegno</strong> “L’<strong>Africa e noi</strong>. Economia, giustizia e solidarietà” organizzato nei giorni scorsi dalle realtà ecclesiali attive sul territorio lombardo nel settore della cooperazione internazionale.</p>
<p>“L’Africa osserva da spettatrice le catastrofi che si susseguono nelle borse dei paesi cosiddetti ‘sviluppati’ – si legge nel documento finale –. E con essa tutti i popoli che abitano i luoghi più poveri, o impoveriti, del pianeta vedono calare l’attenzione verso la loro sorte da parte del mondo ricco, che è troppo impegnato a leccarsi le ferite per preoccuparsi di quanto è necessario per ristabilire condizioni di giustizia per tutte le donne e gli uomini del pianeta”. Attenzione, dunque, a non ripiegarsi su se stessi, non solo riguardo alle risorse impegnate per ristabilire giustizia ed eguaglianza nei Paesi più poveri, ma anche al coinvolgimento del continente nei meccanismi finanziari mondiali, di solito in posizione subalterna.</p>
<p>Sulle iniziative da prendere i partecipanti al convegno hanno espresso chiaramente la loro idea. “Appare ormai <strong>ineludibile</strong> <strong>un’azione</strong> volta a dotare il sistema mondiale delle decisioni di regole accettate da tutti e che pongano tutti allo stesso livello, che in un certo senso, dunque, ridistribuiscano il potere tra chi decide – continua il documento –. In una parola ripensare le relazioni economiche in una sorta di partenariato per lo sviluppo, che viene in qualche modo espresso anche nell’ottavo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Chi decide del futuro dell’Africa non sono oggi gli africani, ed è sul superamento di questo elemento che occorre concentrare l’attenzione”.</p>
<p>In questo senso si può guardare con un certo ottimismo agli accadimenti di questi giorni: il crollo della fantomatica finanza creativa, basata sullo scambio di denaro, potrebbe aprire le porte a un nuovo sistema economico basato su beni davvero esistenti, beni che si possono toccare con mano, attraverso un processo che sia finalmente davvero sostenibile e che coinvolga altri attori, quali Africa, Cina, India e America Latina. Se sono tante le analogie con il crollo del 1929, bisogna anche notare le differenze, come il fatto che Europa e America non sono più sole in un mondo ormai sempre più globalizzato.</p>
<p>“È necessario riconoscere che i meccanismi perversi che riempiono oggi di incognite la vita dei risparmiatori del mondo ricco sono, in fondo, gli stessi che contribuiscono ad affamare i popoli dell’Africa – si legge ancora nel documento finale –. La recente, e forse già quasi dimenticata, crisi dei prezzi dei prodotti alimentari ed agricoli è infatti legata alle medesime logiche&#8230; Dunque non basta&nbsp; semplicemente staccare l’economia reale da quella ‘di carta’: occorre cambiare i meccanismi stessi che di fatto negano la possibilità a produttori e consumatori di essere arbitri consapevoli delle loro decisioni”.</p>
<p>Dunque è giunto il momento di “cambiare le regole del gioco su ‘chi decide’ a livello globale e rovesciare in qualche modo l’impostazione, partendo non tanto dal punto di arrivo, cioè dai risultati che si vogliono ottenere, quanto piuttosto da quello che dovrebbe essere il vero punto di partenza: un processo partecipativo delle singole comunità, che coinvolga i diversi attori locali e li metta in condizioni di costruire in permanenza il proprio futuro”. E in questo processo Milano potrebbe davvero candidarsi al ruolo di capofila: proprio qui, infatti, nel 2015 si terrà l’Expo che avrà come tema Nutrire il pianeta, energia per la vita. Tra gli obiettivi dichiarati dagli organizzatori della manifestazione, quello di riproporre la tematica dell’alimentazione “alla luce dei nuovi scenari globali al centro dei quali c’è il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta”.&nbsp;</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=af126f4a-497d-85f0-b230-b5f93b3560eb" /></div>
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		<title>LE DIMISSIONI DI MBEKI: COSA DICONO I BLOGGERS</title>
		<link>http://www.africanews.it/le-dimissioni-di-mbeki-cosa-dicono-i-bloggers/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;annunciato addio del presidente della repubblica Sudafricana ha scatenato i commenti sul web, tra chi si dice preoccupato del futuro e chi definisce quella dell&#8217;Anc una &#8220;stupida&#8221; richiesta
Come era prevedibile, le annunciate dimissioni di Thabo Mbeki dalla carica di presidente della repubblica del Sudafrica hanno suscitato numerosi commenti da parte dei bloggers di Johannesburg e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annunciato addio del presidente della repubblica Sudafricana ha scatenato i commenti sul web, tra chi si dice preoccupato del futuro e chi definisce quella dell&#8217;Anc una &#8220;stupida&#8221; richiesta</p>
<p>Come era prevedibile, le annunciate dimissioni di Thabo Mbeki dalla carica di presidente della repubblica del Sudafrica hanno suscitato numerosi commenti da parte dei bloggers di Johannesburg e dintorni. Ancora sconosciuta la data del ritiro, che sarà decisa dall’Assemblea nazionale. La naturale scadenza del mandato per Mbeki sarebbe arrivata l’anno prossimo, dopo un decennio alla guida del paese come successore di Nelson Mandela.&nbsp;</p>
</p>
<p><span id="more-360"></span><br />“Sono stato membro leale del Congresso nazionale africano (Anc) per 52 anni – ha detto il quasi ex-presidente –. Resto un membro dell’Anc ed è per questo che rispetto la sua richiesta”. Quella, cioè, di dimettersi perché accusato di aver strumentalizzato la giustizia per danneggiare Jacob Zuma, preferitogli dal partito maggioritario come leader e suo sicuro rivale alle prossime elezioni presidenziali. <br />Molti sudafricani, scrive southafrica.foreignpolicyblogs.com, e molti osservatori nel resto del mondo si stanno interrogando sul recente “affaire” che ha portato alle velocissime dimissioni di Thabo Mbeki e a una delle maggiori crisi politiche nel Paese dal periodo precedente alla fine dell’apartheid, nel 1994. Non tutti, continua il blogger, sono spaventati da questa situazione, mentre alcuni sono preoccupati delle conseguenze. Ma qualunque sia il punto di vista sulla politica sudafricana e sulle personali rivalità delle persone coinvolte, conclude, questa non è la conclusione migliore e certo non sono giorni felici per il Sud Africa o per l’African National Congress. Giorni in cui l’Assemblea nazionale dovrà vedersela con il non facile processo di transizione, in cui dovrà fronteggiare l’addio di Mbeki, le richieste dell’opposizione, della comunità internazionale e della popolazione sudafricana. <br />In aggiunta, scrive ancora, southafrica.foreignpolicyblogs.com, gli esperti dicono che il processo che vede protagonista Jacob Zuma – eroe della lotta antiapartheid, assolto da un’accusa di stupro e poi accusato di corruzione – non dovrebbe iniziare prima del 2010, quando prevedibilmente Zuma sarà comodamente seduto sulla poltrona di presidente e non sarà semplice decidere di condannarlo senza scatenare un’altra crisi costituzionale.&nbsp; <br />Contrario alle dimissioni di Mbeki l’autore di www.blogsouthafrica.net, che definisce quella dell’Anc una “stupida decisione”. Perché, scrive, non hanno dato al presidente la possibilità di concludere il suo mandato? Il blogger racconta di aver parlato con molti amici e di aver trovato molti di loro scontenti o preoccupati per quanto sta accadendo. Molti si sono detti preoccupati di un possibile declino nello “zimbabweismo”, con un presidente “affamato di potere”.&nbsp; Il timore è anche quello di un Anc spaccato in due, con il rischio di una nuova guerra civile tra le due fazioni.<br />Le prossime settimane, conclude il blogger, saranno molto importanti per capire cosa aspetta i sudafricani nel prossimo futuro. Di certo, si potrebbe aggiungere, quella di questi giorni non è la conclusione ideale di una carriera come quella di Thabo Mbeki, un personaggio con una lunga storia politica alle spalle partita da suo padre e rovinata da assurde prese di posizioni sul male del secolo che sta avvelenando l’Africa, l’Aids.
</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=6fe3d532-d5f3-8c6a-b5f6-855d92b95725" /></div>
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		<title>Etiopia, brutto inizio</title>
		<link>http://www.africanews.it/etiopia-brutto-inizio/</link>
		<comments>http://www.africanews.it/etiopia-brutto-inizio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BLOG di Silvia Cravotta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://wordpress.africanews.it/?p=358</guid>
		<description><![CDATA[Nel paese del Corno d&#8217;Africa il nuovo Millennio è iniziato proprio male: due giornali chiusi per l&#8217;aumento dei costi di stampa, il peggioramento dello stato di malnutrizione per 75 mila bambini e l&#8217;esclusione della nazionale dalle qualifiche per i&#160;mondiali di calcio in Sudafrica del 2010. Sarà un anno davvero impegnativo.
Inizia male il nuovo millennio in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel paese del Corno d&#8217;Africa il nuovo Millennio è iniziato proprio male: due giornali chiusi per l&#8217;aumento dei costi di stampa, il peggioramento dello stato di malnutrizione per 75 mila bambini e l&#8217;esclusione della nazionale dalle qualifiche per i&nbsp;mondiali di calcio in Sudafrica del 2010. Sarà un anno davvero impegnativo.</p>
<p>Inizia male il nuovo millennio in Etiopia. Proprio in questi giorni nel paese del Corno d’Africa si è celebrato il passaggio dal 2000 al 2001.</p>
</p>
<p><span id="more-358"></span>
</p>
<p>Il loro calendario si basa infatti sull’antico modello copto e romano, e ciò provoca un ritardo di quasi otto anni rispetto alla datazione del mondo occidentale. Questo perché in Etiopia l’anno solare è diviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, seguito da un periodo di 5 giorni. Il capodanno si festeggia quando da noi è l’11 settembre, il 12 negli anni bisestili; l’anno inizia con il mese di Meskerem e si conclude con quello di Pagume.</p>
<p>Ma dicevamo, l’anno 2001 è iniziato male: secondo quanto riferisce l’Addis Journal &#8211; blog etiope dedicato ad arte, cultura, vita e società &#8211; i crescenti costi della stampa hanno costretto alla chiusura due settimanali in amarico, la lingua semitica parlata nel nord del paese. Si tratta dei giornali “Harambe” e “Raji”. Il prezzo per stamparli ha subito un nuovo aumento dal 23% al 39% la scorsa settimana e si tratta, fa sapere l’Addis Journal, del secondo negli ultimi tre mesi. Molti giornali sono riusciti a superare indenni la tempesta, ma hanno dovuto alzare il prezzo di vendita. Ad esempio, riporta il blog, l’Awara Amba Times ha dovuto pagare 5373 Birr (un Birr etiope è pari a 0,07694 euro) in più per stampare le sue 15mila copie, l’Addis Neger ha pagato tre volte tanto per stampare le sue trentamila. Ancora poco chiare le ragioni di questi aumenti, anche se l’ipotesi più comune è che siano collegati agli alti e bassi del mercato internazionale.</p>
<p>Un’altra brutta notizia arriva dall’Unicef: nel Corno d’Africa 3 milioni di bambini rischiano la vita per mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Una situazione estremamente critica, provocata da una serie di effetti concomitanti quali siccità e aumento dei prezzi alimentari, ma anche malnutrizione cronica e conflitti armati. In particolare, in Etiopia sono 75 mila i bambini che hanno bisogno di alimentazione terapeutica, in un paese dove il numero delle persone colpite dalla crisi sta per toccare quota 5 milioni. La produzione in Etiopia di Plumpy Nut, l&#8217;efficacissimo integratore alimentare per contrastare la malnutrizione acuta nei bambini – fa sapere sempre l’Unicef &#8211; non è sufficiente e l’organizzazione internazionale è attualmente impegnata ad acquistare altre forniture sul mercato internazionale. Infine il calcio, e anche da questo fronte non arrivano buone notizie: la Fifa,Fédération Internationale de Football Association, ha annunciato in un comunicato di avere escluso l’Etiopia dalle classifiche per i Mondiali di Sudafrica 2010. &#8220;La decisione ha effetto immediato &#8211; si legge nel documento -, i risultati delle quattro gare giocate nel gruppo 8 della zona africana sono tutte annullate&#8221;. Il gruppo ora comprende solo tre squadre, Marocco, Mauritania e Rwanda. Già il 29 luglio scorso il Comitato d&#8217;Urgenza aveva sospeso la Ethiopian Football Federation (Eff) per il mancato rispetto degli accordi firmati nel febbraio scorso tra Fifa, Caf e Eff per normalizzare la situazione della federazione. Tra i punti principali, non rispettati, l’organizzazione di una assemblea generale straordinaria e il passaggio degli uffici dell’Eff alla leadership riconosciuta dell’associazione.</p>
<p>Foto di <strong><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/ahron/">Ahron de Leeuw</a></strong></strong></p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=22ea2a8d-9194-80fc-b05d-47f944267214" /></div>
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