Archive for the ‘BLOG di Daniele Grasso’ Category

I dieci migliori dischi di musica africana

29.settembre.2010 · Posted in BLOG di Daniele Grasso

Credo sia impossibile stilare una vera classifica dei dieci dischi migliori della produzione musicale di un continente. E lo è ancora di piú se il continente conta con 53 Paesi e con circa 1300 tra lingue e dialetti. Quindi qui cercherò solo di proporre una piccola enciclopedia personale, dedicata a chiunque voglia avvicinarsi alla musica ...

Credo sia impossibile stilare una vera classifica dei dieci dischi migliori della produzione musicale di un continente. E lo è ancora di piú se il continente conta con 53 Paesi e con circa 1300 tra lingue e dialetti. Quindi qui cercherò solo di proporre una piccola enciclopedia personale, dedicata a chiunque voglia avvicinarsi alla musica africana.

10- Hassan Hakmoun, Trance (1993, Marocco): occupa una posizione cosí arretrata per il fatto che il musicista di Marrakesch porta con sé tutta l’ influenza della musica psichedelica e del jazz moderno (a suonato tanto con Don Cherry come con Pater Gabriel). Questo, unito allo spirito e alle melodie della musica Gnawa. Ascoltare per credere.

9- Ismael Lo, Jammu Africa (1996, Senegal): pop africano? Puó essere. Ma la mitica Tajabone – Pedro Almodovar la usó come colonna sonora in Tutto su mia madre – non smette di commuovermi . In questo album si trova una raccolta delle migliori canzoni del musicista senegalese.

8- Oumou Sangaré, Moussolou (1990, Mali): Oumou Sangaré viene dal Paese africano che probabilmente ha la cultura musicale piú prolifica, ed è conosciuta come “la Regina d’ Africa”. Inoltre, é sempre stata impegnata nella difesa dei diritti delle donne. É stato difficile scegliere tra uno dei suoi album, ma alla fine ho scelto Moussolu, il suo primo lavoro.

7- Ebenezer Obey, Juju Jubilation (1998, Nigeria): Editato nel ’98, é una raccolta di alcune parformances dal vivo del musicista nigeriano. Probabilmente é l’ unico disco di Obey che non sia impossibile trovare in un negozio. Divertendosi a sperimentare, durante la sua carriera ha sempre cercato di mescolare le famose percussioni juju con chitarre e batterie dalle sonoritá piú occidentali. Credo che Edumare a dupe sia una delle poche canzoni esistenti di piú di 18 minuti che non stanca mai.

6-Ladysmith Black Mambazoo, Shaka Zulu (1987, Sudafrica): nonostante le decine di premi internazionali, le collaborazioni con gente come Paul Simon o Dolly Parton e un concerto privato per la famiglia reale britannica, il super gruppo liderato da Joseph Shabalala non ha mai perso  le sue radici sudafricane. Riprendendo la tradizione  Isicathamiya (a cappella, diremmo in Europa), evocano alla ascoltatore scenari di savane e tramonti sudafricani, in questo come in qualunque altro dei sui albums. (Da non lasciarsi scappare é anche la loro versione di Mbube).

I prossimi cinque, lunedí 11 Ottobre.

Jean Bruce & The Fangs: arte contro discriminazione

14.settembre.2010 · Posted in BLOG di Daniele Grasso

Jean Bruce é arrivato a Madrid dal Gabón nell’estate 2008. Ha avuto fortuna, racconta ad AFRICANEWS, é arrivato “in un modo normale”. Ma questo non gli ha fatto dimenticare le proprie radici. ...

Jean Bruce é arrivato a Madrid dal Gabón nell’estate 2008. Ha avuto fortuna, racconta ad AFRICANEWS, é arrivato “in un modo normale”. Ma questo non gli ha fatto dimenticare le proprie radici. (altro…)

Solomon Linda

05.giugno.2010 · Posted in BLOG di Daniele Grasso

Mentirei se dicessi di non aver mai immaginato la faccia di Eric Gallo, produttore itali americano emigrato in Sudafrica, al termine della registrazione di “Mbube”, nel suo piccolo studio di Johannesburg, l’unico studio di registrazione in tutta l’ Africa Subsahariana. The Evening Birds avevano improvvisato quel coro ispirandosi ad un canto che i cacciatori Zulu ...

Mentirei se dicessi di non aver mai immaginato la faccia di Eric Gallo, produttore itali americano emigrato in Sudafrica, al termine della registrazione di “Mbube”, nel suo piccolo studio di Johannesburg, l’unico studio di registrazione in tutta l’ Africa Subsahariana.

The Evening Birds avevano improvvisato quel coro ispirandosi ad un canto che i cacciatori Zulu intonavano prima che cominciasse la caccia al mbube, il leone.

Una peculiare miscela di voci basse aveva dato la fama a questo gruppo di sei amici (lavoratori di miniera, fattorini di Hotel, spazzini) che sfidavano gli altri gruppi a cappella vestendosi come dandies, con bombetta e smoking neri e scarpe da tip tap con la punta bianca.

In quell’ estate del 1939, un impiegato del Carlton Hotel di Johannesburg, il piú alto dei sei Birds, cantó una melodia quasi celestiale, che si sarebbe trasformata in fiumi di dollari per coloro che la scoprirono.

Solomon Linda, questo era il suo nome, cominció a improvvisare un falsetto che sembrava uscire dal cuore della terra, passeggiare attraverso i deserti e le foreste e sparire nel vento della savana.

Gallo si trovava lí, e registró tutto, in un vecchio nastro del quale compró immediatamente i diritti d’ autore allo stesso Solomon. A meno di due dollari. No, il negro non era scemo. Sapeva che, secondo la legge britannica allora in vigore in Sudafrica, dopo la sua morte gli introiti generati da quella canzone avrebbero dovuto andare a sua moglie a ai suoi figli.

Ma nel 1950 sbarcó a Johannesburg un altro americano, il musicologo Alan Lomax. Lomax sapeva fare il suo lavoro. Riconobbe subito che c’era qualcosa di speciale nel pezzo di Solomon, che intanto era diventato famoso in tutto il Paese, e, seguendo le buone abitudini dei colonizzatori,  prese la cassetta originale per passarla al suo amico Pete Seeger, che reintitoló il pezzo “Wimoweh”. Con The Weavers, il folksinger americano la rese un successo mondiale.

Poche canzoni con piú di 70 anni d’ etá possono vantare di aver dato vita a piú di cinquanta covers, di essere state protagoniste al cinema per due volte come colonna sonora originale e, secondo le ricerche del giornalista Rian Malan, di aver generato 15 milioni di dollari solo per essere apparse nel Re Leone  di Walt Disney.

In quanto a lui, Solomon Linda morí in povertá nel 1962, e la sua tomba dovette aspettare 18 anni prima di vedersi decorata di un lapide, il cui costo gli eredi di Linda non potevano permettersi.
Grazie alla ricerca di Malan, dal 2001 Solomon Linda é riconosciuto come unico autore originale di Mbube. Una piccola consolazione per la musica negra, che tornó a essere riconociuta come madre della musica contemporanea.

Solomon Linda&The Evening ( The First Version ) – Mbube